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VOLARE DA KOBE 17/2/06

Il Giappone avrà due nuovi scali aerei che dovrebbero dare un forte impulso al traffico interno ma che dovrebbe aumentare anche quello internazionale. Il primo ad essere inaugurato è stato ieri l’aeroporto di Kobe. Che ha unma vecchia storia di polemiche

Lettera22

Venerdi' 17 Febbraio 2006

Nasce da una storia lunga, sofferta e controversa, la notizia che, nel giro di un mese, il Giappone avrà due nuovi scali aerei che dovrebbero dare un forte impulso al traffico interno ma che dovrebbe aumentare anche quello internazionale. Il primo ad essere inaugurato è stato ieri l’aeroporto di Kobe. Poi sarà la volta dello scalo di Kitakyushu, situato nel nordest dell'isola più a sud dell'arcipelago nipponico. Quello di Kobe è operativo subito con sette collegamenti, da e per Tokyo, Sapporo, Sendai, Niigata, Kumamoto, Kagoshima and Naha. Ma dietro i lustrini, le paillettes e i fuochi di artificio dell’inaugurazione, si nasconde anche una vecchia storia di polemiche: sulle confische territoriali, sui rischi sismici, sull’impatto ambientale. Una vicenda che ha rallentato un progetto che ha mosso i suoi primi passi nel 1969 quando il ministero dei Trasporti propose le prime opzioni.
Le carte vennero scoperte solo nel 1971 con un primo piano che identificava le aree, ma già nel ’72 la municipalità bloccò il progetto che aveva suscitato le prime polemiche . In sostanza il comune non voleva l’aeroporto troppo vicino alla città. L’accordo col ministero fu raggiunto solo nel 1982 e soltanto nel ‘91 il progetto venne incluso nel piano di sviluppo pianificato dal governo: l’aeroporto sarebbe alla fine sorto su un’isola artificiale, impresa faraonica e non priva di qualche rischio. Ma quando ormai tutti erano o sembravano d’accordo, arrivò il terremoto del 1995, con un bilancio di 6.400 morti e centinaia di migliaia di senzatetto. L’effetto non fu solo psicologico.
Nel 1998 rimonta infatti la protesta: questa volta sono i cittadini di Kobe che chiedono un referendum che blocchi l’aeroporto. Raccolgono 300mila firme ed è scontro aperto con la municipalità che alla fine però la spunta e nel ’99 iniziano finalmente i lavori. A quel punto però comincia lo scontro sulle spese dell’operazione che continuano a lievitare e che, alla fine, hanno fatto di Kobe la municipalità più indebitata del Giappone, con una esposizione di miliardi di yen, due terzi dei quali ascritti a bilancio sotto la voce “costruzione aeroporto”. Per altro il municipio ha sempre difeso lo scalo numeri alla mano: secondo il sindaco Tatsuo Yada, lo scalo è già un volano economico con un impatto diretto su due terzi delle aziende cittadine e con una capacità di attrazione degli investimenti che si è cominciata già a registrare negli ultimi sei anni.
Adesso dunque le polemiche sono in parte sopite, come dimostrerebbero gli almeno 30mila visitatori in un solo week del nuovo impianto, ancor prima che entri in funzione. Certo il passato non si dimentica con un biglietto aereo. Nell’indagine pubblicata agli inizi del 2005 da Muniche Re, colosso mondiale delle riassicurazioni, il Giappone era assai ben posizionato tra le città del pianeta più a rischio per disastri naturali, a causa della sua immensa popolazione e dell'elevato rischio di terremoti. Tokio era tra i capofila con San Francisco e Los Angeles, ma nella 'top 10' figuravano anche New York, Osaka, Kyoto e …Kobe. Kobe è un nome che ritorna anche in un altro brutto primato: nell’aprile del 2005 si registra un drammatico incidente ferroviario sulla linea Fukuchiyama nella città di Amagasaki, prefettura di Hyogo tra Osaka e Kobe, con un bilancio di oltre 100 morti e centinaia di feriti: il peggiore in Giappone negli ultimi 40 anni. Ma c’è una storia recente che fa più male. Legata sempre ai terremoti. Come quello appena passato dalla borsa di Tokyo, a gennaio, per il possibile coinvolgimento di politici del partito di governo liberaldemocratico nello scandalo degli edifici antisismici “bidone” a Kobe. Era il giorno dell' anniversario del sisma che semidistrusse la città il 17 gennaio del ‘95.



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