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Il presidente Eduardo Rodrìguez Veltzé ha deciso di sciogliere il nodo politico che ha paralizzato la Bolivia nelle ultime cinque settimane, emanando un decreto supremo che fissa le elezioni per il 18 dicembre

Enzo Mangini

Giovedi' 3 Novembre 2005
Bolivia, si vota il 18. Forse.
Il presidente Eduardo Rodrìguez Veltzé ha deciso di sciogliere il nodo politico che ha paralizzato la Bolivia nelle ultime cinque settimane. Visto che i parlamentari non sono riusciti a trovare un accordo sulla redistribuzione dei seggi ordinata dalla Corte suprema a fine settembre, il presidente ha emanato il decreto supremo numero 28429 che stabilisce come data per le elezioni il 18 dicembre.
Il voto era stato programmato per il 4 dicembre, ma proprio l’empasse del Congresso nazionale aveva reso praticamente impossibile rispettare questa scadenza. I parlamentari delle diverse rappresentanze regionali non sono riusciti a stabilire come distribuire i quattro seggi che la Corte Suprema aveva ordinato di attribuire alle province orientali di Cochabamba (un seggio in più) e Santa Cruz (tre seggi in più) a scapito di quelle occidentali.
La decisione del presidente deve essere comunque ratificata dal parlamento che ha deciso di prendersi quattro giorni di riflessione prima di una decisione. Le prime reazioni, tuttavia, indicano che il decreto ha buone possibilità di essere approvato. Tanto i due principali contendenti per la presidenza, Tuto Quiroga (candidato per il partito di centrodestra Podemos) ed Evo Morales (candidato per il
Movimento al socialismo, di sinistra) hanno approvato la decisione, così come la maggior parte delle “brigate” parlamentari regionali. Con l’eccezione, notevole, dei rappresentanti di Santa Cruz, la provincia più orientale, più ricca e percorsa da fermenti autonomistici. I parlamentari di Santa Cruz avrebbero preferito un accordo in parlamento, ma, secondo alcuni commenti della stampa indipendente boliviana, il loro vero obiettivo era di far saltare le elezioni, nelle quali, stando ai pronostici, una vittoria di Evo Morales non è affatto improbabile.
Commenti positivi alla decisione del presidente sono arrivati anche dai forti movimenti sociali boliviani. Abel Mamani, presidente della Federazione delle giunte vecinali di El Alto (Fejuve), ha detto che il collegio elettorale di La Paz, che comprende anche El Alto (la città aymara appena fuori la capitale) accetterà di perdere due deputati come stabilito dal decreto presidenziale “purché si tengano le elezioni”. I movimenti sociali del paese, dalla Fejuve alle organizzazioni radicali degli indigeni aymara, fino alla Coordinadora en defensa del agua y vida di Cochabamba, che non hanno mai chiesto elezioni anticipate, sono più attenti alla questione della nazionalizzazione del gas naturale e alla convocazione dell’assemblea costituente. Due temi chiave della campagna elettorale che sono stati messi in ombra dalla polemica sulla distribuzione dei seggi. Archiviata questa, si potrà finalmente parlare di programmi elettorali. Almeno si spera.



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