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Sulla vicenda del genocidio, il caso del dvd di questa estate veicolato dalla Turchia via Time (di cui riproduciamo un'irridente versione che gira sui blog americani), resta una lezione di comunicazione. E di mistificazione

E. G.

Lunedi' 17 Ottobre 2005
La comunicazione, com’è noto, può essere o diventare un’arma a doppio taglio. Specie quando è vagamente subliminale. Lo sa bene il ministero del Turismo di Ankara che quest’estate ha tentato il colpaccio, quando gli abbonati all’edizione europea del prestigioso settimanale americano Times si sono visti recapitare a casa un dvd cellofanato con la rivista, che per altro si poteva anche trovare in edicola.
Il dvd allegato era apparentemente un’innocua operazione pubblicitaria, di quelle che si fanno per attirare i turisti, sulle bellezze della Turchia e commissionata dal ministero del Turismo di Ankara. Operazione interessante anche dal punto di vista mediatico, perché anziché puntare sul classico paesaggio di moschee blu o di rocce anatoliche con contorno di baiadere e bazar, il ministero ha puntato su una sorta di Turchia tecnologica e assai più europea rispetto al tradizionale immaginario orientaleggiante. Un cambio di indirizzo significativo. Ma il punto non è questo. Il dvd non si limitava a un bel montaggio di paesaggi, siti archeologici e resort locali ma conteneva, per ultima, una sezione apoditticamente intitolata “La verità storica”. Una verità storica sulla vicenda degli armeni vista con gli occhiali di Ankara che altro non era se non una faziosa quanto accurata ricostruzione storica di quanto avvenne agli inizi del secolo mentre l’impero ottomano si dissolveva con la rivoluzione dei Giovani turchi. Che cercavano di disegnare il nuovo stato nazionale nato sulle ceneri del califfato. La tesi del dvd, ormai un cimelio da collezionisti, è che gli armeni non furono oggetto di alcun genocidio. Semmai, aggiunge la verità ufficiale, sono proprio i capi armeni quelli da mettere all’indice, in quanto spedirono in giro per il mondo killer-terroristi che uccisero gli esponenti espatriati della leadership turca. Che se n’erano andati proprio per evitare guai con la giustizia del proprio paese, proprio in relazione ai fatti di inizio secolo quando l’esercito mise a punto la mattanza dell’importante comunità.
L’operazione mediatica però non è passata sotto silenzio e deve aver creato un certo imbarazzo negli Stati Uniti dove, se esiste una forte lobby filo turca, ne esiste un’altra, forse meno potente, che fa capo alla diaspora armena. La storia del dvd però ha fatto il giro del mondo: dagli Usa al Canada, dall’Italia all’Olanda. Sollevando una marea di proteste che si sono trasformate in centinaia di mail indignate alla volta di Time magazine (laddove Internet si dimostra ancora un buon sistema di democrazia popolare globalizzata). Negare il genocidio armeno è del resto un vecchio esercizio della Turchia (come spiega l’articolo a fianco). Ma questa volta nel dvd, i registi del ministero del Turismo hanno coinvolto nell’operazione diversi cattedratici non turchi (di alcuni dei quali è stato decontestualizzato il commento) a sostegno del fatto che non si trattò di genocidio. L’operazione si è in sostanza servita di autorevoli storici revisionisti come il professor Andrew Mango, dell’università di Londra, dal turco fluente e dal brusco cipiglio, che spiega al videospettatore come gli armeni debbano semmai biasimare la loro stessa leadership per le disgrazie che li hanno perseguitati. Perché –dice Mango (autore di una biografia di Ataturk) - questa storia del genocidio altro non serve che ai nazionalisti armeni per coltivare il ceppo fondante della loro identità. Tra americani, britannici e anche armeni, figurano pure un paio di italiani uno dei quali, il professor Stefano Trinchese, quando la storia venne pubblicata in Italia dal Diario della settimana, prese subito le distanze dalla melliflua operazione. Chissà se gli autori del dvd lo avevano messo in conto.

L'articolo è apparso su NewPolitics di questo mese.



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