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I miissili di Kim mettono sotto pressione la difesa giapponese

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LA VITTORIA SECCA DI KOIZUMI 13/9/05

Junichiro Koizumi (in una foto ufficiale) ha travolto tutti i pronostici e conquistato al suo partito la maggioranza assoluta dei seggi, 296, alla Camera dei rappresentanti. Per la prima volta dal 1990 il partito liberal democratico, al potere da quasi 50 anni, può governare da solo, avendo superato di molto i 241 seggi utili. La borsa ha già risposto bene con l'indice medio Nikkei balzato al +1,61% e lo yen in ripresa sul dollaro e l'euro

Emanuele Giordana

Martedi' 13 Settembre 2005

"Sono veramente felice del tuo successo, che dimostra come il popolo giapponese abbia compreso ed apprezzato la tua sincera volontà di riforma. Ti formulo i più affettuosi auguri di buon lavoro”. Questo il messaggio che Silvio Berlusconi ha mandato, lui come tanti, al supervincitore delle elezioni giapponesi. Junichiro Koizumi ha travolto tutti i pronostici e conquistato al suo partito la maggioranza assoluta dei seggi, 296, alla Camera dei rappresentanti. Per la prima volta dal 1990 il partito liberal democratico, al potere da quasi 50 anni, può governare da solo, avendo superato di molto i 241 seggi utili. La borsa ha già risposto bene con l'indice medio Nikkei balzato al +1,61% e lo yen in ripresa sul dollaro e l'euro. Ed è forse proprio dal Giappone, che ha tra l’altro un sistema elettorale simile al nostro, che potrebbe derivare qualche lezione per il leader della Cdl. E non solo per lui.
Gli elettori giapponesi sembrano aver voluto premiare, più che le promesse (come accade in ogni elezione), la realtà dei fatti e, soprattutto, una buona dose di coraggio e ovviamente di rischio personale. Come si ricorderà, in agosto Koizumi aveva presentato al parlamento il suo ambizioso piano di riforma delle Poste (la più grande cassa mondiale di risparmio privato) ottenendo una sonora bocciatura dalla camera alta. A sorpresa, e grazie alle prerogative che gli offre il premierato, Koizumi aveva optato per le elezioni anticipate anche se, in numeri, una bocciatura al senato non è poi così vincolante. Un atto temerario in cui il leader si metteva in discussione. E metteva in discussione il suo progetto di riforma economica da cui si attende un circolo virtuoso che riporti in carreggiata l’ economia del Sol Levante. Con quell’atto d’imperio, ma anche di grande onestà politica, Koizumi rinviava di fatto ai cittadini l’ultima parola senza attendere la fine del mandato. Berlusconi lo farebbe? Koizumi aveva molte meno cose da farsi perdonare rispetto a quante non ne abbia il leader della Cdl. Eppure quando è arrivato al punto più delicato del suo programma, ha preferito chiudere subito la partita. Si dirà che il suo era un rischio calcolato. Vero e non vero. Perché dopo la batosta al senato, il partito democratico di Katsuya Okada cantò vittoria e, ad agosto, una rielezione di Koizumi non era poi così scontata anche se i sondaggi, nel giro di un mese, hanno man mano indicato che il premier guadagnava consensi.
Katsuya Okada in seguito alla sconfitta non ha esitato a presentare le sue dimissioni da leader del maggior partito all'opposizione dopo che la sua organizzazione ha perso circa un terzo dei seggi che aveva prima. Benché anche in Italia accada che un segretario si dimetta se il suo partito perde, l’atto dovuto di Okada è stato immediato. Nel giro di una giornata tutto si è chiuso con rapidità e compostezza con una buona prova per una democrazia che dimostra così il suo grado di maturità, piaccia o non piaccia che Koizumi l’abbia spuntata.
Anche le prossime mosse sono già note: il 21 settembre si terrà una sessione straordinaria del parlamento in cui Koizumi riproporrà la riforma mentre già si lavora al rimpasto con cui il premier intende rivoltare le alte cariche del partito e offrire una chance di lavoro sul campo a qualche suo possibile successore. Quanto agli altri temi Koizumi pensa di avviare “una discussione seria sulla riforma delle pensioni, il decentramento con il passaggio agli enti locali di molti dei poteri di imposizione fiscale finora detenuti dal governo” oltre che di trovare la strada per “la riduzione del debito pubblico con la revisione delle imposte''. Temi che, sornionamente, sembra aver pescato proprio dal programma dei suoi oppositori del partito democratico. Infine un’ultima annotazione su Junichiro Koizumi. Appena ha avuto la vittoria in tasca si è affrettato a dichiarare che nel settembre del 2006 (quando scade cioè il mandato come presidente del Ldp) si ritirerà dal governo, dopo aver concluso l’iter della sua riforma. Certo potrebbe cambiare idea ma resta singolare che un vincitore, anzi uno stra vincitore, prometta ai suoi elettori di togliersi di mezzo appena terminato il lavoro su cui ha chiesto la fiducia. Anche questa sembra una lezione interessante. Non solo, certamente, per il leader della Casa delle libertà.




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