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CONTO ALLA ROVESCIA PER IL GAS DELLA BOLIVIA (E IL SUO PRESIDENTE) 17/5/05

CONTO ALLA ROVESCIA PER IL GAS DELLA BOLIVIA (E IL SUO PRESIDENTE) 17/5/05

Oggi il presidente boliviano Carlos Mesa decide se accettare la legge del parlamento che aumenta al 50% le tasse sui profitti delle multinazionali straniere che estraggono il gas naturale. Sopravviverà il suo governo allo scontro di interessi che mette in discussione la stessa unità del paese andino? (nella foto, tratta dal sito www.soberania.info, il presidente Carlos Mesa)

Adalberto Belfiore

Martedi' 17 Maggio 2005
Scade oggi il tempo – dieci giorni - che la Costituzione boliviana prescrive affinché il presidente della repubblica promulghi, veti o rinvii al parlamento la cosiddetta Legge degli idrocarburi, approvata la settimana scorsa e definita dal Presidente Carlos Mesa “insostenibile, un vero e proprio suicidio”. La legge innalza al 50% la tassazione dei profitti delle imprese straniere e le più potenti tra queste, colossi come la britannica British Petroleum, la francese Total, la spagnola Repsol e la statunitense Exxon, hanno già fatto sapere che sono allo studio pesanti ritorsioni. Per il presidente boliviano - che ha assunto la presidenza della Bolivia nell’ottobre del 2003 a seguito della cacciata a furor di popolo del presidente eletto Gonzalo Sanchez de Lozada, dopo che la repressione del movimento che si opponeva alla vendita del gas naturale boliviano agli Stati Uniti passando per i porti del Cile, voluta da quest’ultimo, aveva causato 60 morti e centinaia di feriti - sembra arrivato il momento della verità.
La posta in gioco potrebbe essere molto alta ed andare oltre al tema dello sfruttamento di un’importantissima risorsa naturale, il gas, di cui la Bolivia detiene le riserve più consistenti del continente (54 trillioni di mc) dopo quelle del Venezuela (147 trillioni) e che sono ancora largamente sottoutilizzate, fino a mettere in forse la stessa unità del paese andino, come ha sostenuto lo stesso presidente in un drammatico appello al dialogo nazionale.
Un appello che sembra destinato a cadere nel vuoto, data la polarizzazione che si è creata in Bolivia tra tutti i settori sociali e politici – partiti della maggioranza parlamentare che appoggiavano l’ex presidente scappato negli Stati uniti, il principale partito di opposizione, il Movimento al socialismo del “cocalero” Evo Morales, che esige la promulgazione della legge votata dalla maggioranza, le più importanti organizzazioni sindacali, la Centrale degli operai boliviani e la Confederazione sindacale dei lavoratori della terra, che minacciano uno sciopero generale ad oltranza per “farla finita con i neoliberali che difendono le multinazionali” ed innalzano la bandiera, legittima ma assai pericolosa, della nazionalizzazione delle risorse naturali assieme ai movimenti contadini ed indigenisti più radicali, spingendosi fino a chiedere le dimissioni di
Mesa - in una guerra di tutti contro tutti che potrebbe avere gli esiti più drammatici.
In questo scenario non è un’ipotesi senza fondamento neppure pensare che le rivendicazioni autonomistiche dei due principali movimenti localistici presenti in Bolivia - quello della città di El Alto, una delle più povere, che rivendica la necessità dell’intervento statale e l’opposizione ai super profitti delle multinazionali da un lato e quello di Santa Cruz, città ricca e dinamica i cui dirigenti spingono per una maggiore libertà di impresa e apertura ai capitali stranieri dall’altro – possano portare le contraddizioni di questo paese, uno dei più ricchi di risorse ma con uno dei maggiori indici di povertà di tutta l’America del sud, ad un punto di rottura senza ritorno.

La decisione a cui è chiamato oggi Carlos Mesa, un letterato e pubblicista rispettato ed indipendente ma privo di una forte base politica, presidente di uno stato forse troppo debole per imporre i suoi legittimi interessi, figura di intellettuale “super partes”che non è comune trovare alla presidenza di uno stato latinoamericano e che aveva convocato coraggiosamente tutte le parti ad un dialogo nazionale rifiutato per i più diversi motivi dai vari attori in campo, determinerà gli sviluppi di questa crisi. Ma l’ipotesi più accreditata è che la dinamica dei fatti non potrà essere controllata da quest’uomo mite e raffinato, destinato molto probabilmente ad essere vittima degli eventi.




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