Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


PASTORALE MESSICANA PER BERGOGLIO

Messico: un filo d'erba alla fine del tunnel

LA GUERRA SILENZIOSA 6/12/10

IN ARRIVO IL PLAN COLOMBIA IN VERSIONE MESSICANA 14/01/08

OAXACA, ALLE RADICI DEL CONFLITTO 23/08/07

CARTOLINA DA OAXACA 9/8/07

L'INDAGINE DI AMNESTY SUI FATTI DI OAXACA 3/8/07

L’OMBRA DELLA “GUERRA SUCIA” SU OAXACA 19/07/07

MESSICO, LA GUERRIGLIA TORNA A COLPIRE 12/07/07

RITORNO A OAXACA 14/12/06

NOMINA NOTTURNA PER CALDERON, OPPOSIZIONE BEFFATA 2/12/06

MESSICO, PROTESTA AL FEMMINILE ALL'OMBRA DEL SANTIAGUITO 29/11/06

OAXACA BRUCIA ANCORA 28/11/06

MESSICO, LA PIAZZA INVESTE OBRADOR 21/11/06

OAXACA, LA APPO SCEGLIE LA VIA RADICALE 16/11/06

LA MARCIA INDIETRO DI VICENTE FOX 28/4/05

Il presidente messicano “accetta” le dimissioni del procuratore generale della Repubblica che aveva messo sotto accusa per un presunto illecito amministrativo il sindaco progressista di Città del Messico Manuel Lopez Obrador

Adalberto Belfiore

Giovedi' 28 Aprile 2005

Il presidente del Messico Vicente Fox arretra di fronte all’enorme mobilitazione popolare in appoggio al principale antagonista della sua parte politica alle prossime presidenziali, il sindaco di Città del Messico Manuel Lopez Obrador, e “accetta” le dimissioni del procuratore generale della Repubblica che lo aveva messo sotto accusa per un presunto illecito amministrativo. Ed anche ottenuto dal Parlamento la necessaria autorizzazione a procedere.
L’accusato, accreditato dai sondaggi di un consistente vantaggio nelle preferenze dei messicani per le elezioni presidenziali del prossimo anno, aveva reagito con grande decisione, denunciando apertamente davanti al parlamento il tentativo di Fox di strumentalizzare la magistratura per cercare di eliminare (per via giudiziaria, diremmo in Italia) il principale avversario politico ed appellandosi alla mobilitazione popolare.
Ma poiché in Messico è il presidente che nomina e rimuove il procuratore generale, le sue dimissioni - avvenute dopo che più di un milione di persone, raccogliendo l’appello di Obrador avevano manifestato in suo favore nello “Zocalo”, la piazza principale di Città del Messico - rafforzano la sensazione che dietro le accuse al sindaco ci fosse davvero una piuttosto incauta manovra politica dello stesso presidente.
La figuraccia è di quelle che lasciano il segno e rischia addirittura di indebolire la candidatura del ministro degli esteri Ernesto Derbez alla presidenza dell’Organizzazione degli stati americani.
Ciò mentre il segretario di Stato Usa Condoleeza, Rice - che oggi è a Santiago del Cile per partecipare alla riunione annuale della Comunità degli stati democratici - ha in agenda l’appoggio alla candidatura messicana in opposizione proprio a quella del candidato cileno, il ministro degli interni José Isulza, socialista.
Certamente il presidente Fox (volpe, in inglese), uno dei principali alleati degli Usa in America latina, si è accorto di averla fatta grossa. In questa luce le sue le impegnative affermazioni sul livello dello stato di diritto in Messico - ultima quella fatta a Roma in occasione della sua partecipazione ai funerali di Giovanni Paolo II: “Dopo quattro anni di governo si evidenzia che il Messico sta in un nuovo paradigma di legalità, esempio per tutto il mondo” – rischiano di assumere un carattere abbastanza grottesco.
Ed infatti si è affrettato a dichiarare in un imbarazzato messaggio televisivo che “ nessuno impedirà a nessuno di partecipare nella prossima contesa elettorale” invitando il paese all’unità e all’armonia ed assicurando che il nuovo Procuratore generale – un suo consigliere giuridico – “riesaminerà il caso Obrador”. Ma intanto lo scandalo ha costretto alle dimissioni
Questa vicenda messicana, che minacciava di diventare tragica, ma che, fortunatamente, sembra prendere più i connotati della farsa, permette di fare due considerazioni. La prima è che forse anche in Messico la “gente” manifesta una domanda forte di chiarezza e di pulizia nella vita pubblica e non è disposta ad accettare manovre politiche in qualunque modo camuffate. La seconda è che in fondo prima di considerare migliore il modello che prevede la dipendenza della magistratura inquirente dall’esecutivo rispetto a quello basato sull’autogoverno, varrà la pena di pensarci bene.










Powered by Amisnet.org