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DIMENTICARE MOUSSA

ADDIO A ZAKI, IL POITIER EGIZIANO

Muore uno degli ultimi grandi attori del cinema del Cairo

Paola Caridi

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Ci sarebbero potute essere molte di più delle diecimila persone che il 28 marzo scorso, al Cairo, hanno affollato la piazza di fronte alla moschea Mustafa Mahmoud. Ma l’apparato di sicurezza era imponente, a Mohandessin, il quartiere residenzial-commerciale dove usano vivere professionisti, star, intellettuali. E così Ahmed Zaki, l’icona “nera” del cinema egiziano, non ha potuto avere per l’ultimo saluto quel bagno di folla che molto probabilmente avrebbe amato. Perché il regime egiziano, premuto da mesi da un dissenso crescente, ha avuto timore anche della folla che si sarebbe potuta riunire attorno al feretro di Zaki.
Lui, che aveva interpretato in maniera camaleontica il ruolo del suo amato Gamal Abdel Nasser nell’omonima pellicola del 1996, non avrebbe invece disdegnato la massa ondeggiante attorno alla sua bara, simile a quella che aveva omaggiato trent’anni prima il vecchio padre del panarabismo. Zaki, d’altro canto, veniva dalla regione del Delta proprio come Nasser e come il suo successore che, in forma quasi mimetica, aveva interpretato nel recente I giorni di Sadat (Ayyam el Sadat, 2003).
Da Zagazig, però, l’orfano Zaki era andato via, facendo fortuna al Cairo, la mecca del cinema arabo. Dove fu e rimase il Sydney Poitier egiziano, laTigre Nera capace di rompere i tabù razzisti che avevano impedito, sino agli anni Settanta, a un attore di colore di essere il protagonista di una pellicola.
Zaki, di pellicole, ne interpretò poco meno di sessanta, assieme a popolarissimi film per la tv. Sotto la direzione dei migliori registi egiziani, compreso quello Youssef Chahine che nel 1979, nei primi anni della sua carriera, lo immortalò in Alessandria. Perché?
Come hanno però scritto dopo la sua morte, Zaki era rimasto una “eccezione”, e non il “pioniere” per l’emergere di una generazione di attori di colore. Eccezione, comunque, amata dentro e fuori i confini egiziani. Tanto che solo a lui avrebbero potuto affidare l’interpretazione di un’altra icona, il cantante Abdel Halim Hafez. La sua biografia in pellicola è l’ultimo lavoro di Zaki. Non aveva finito di girarlo, perché il cancro ai polmoni non gliel’ha consentito. Sarà suo figlio, ora, a interpretare Hafez da giovane nelle ultime scene rimaste in sospeso.



Leggi il ritratto nella rubrica "Se ne sono andati" di Diario



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