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DIMENTICARE MOUSSA

ALESSANDRIA, RINASCE LA BIBLIOTECA

Paola Caridi

Mercoledi' 16 Ottobre 2002
È il vento ad accogliere quelli che oggi, ad Alessandria, sono venuti ad assistere all’inaugurazione della Biblioteca. La rinascita di un mito sepolto all’incirca 1700 anni fa, e riportato (almeno architettonicamente) alla luce nel gioiello costruito dallo studio norvegese Snohetta. Un vento forte che corre anche sul grande sole di cristallo che si alza dalla corniche e si erge sino a 33 metri, in quello spiazzo che separa il mare dall’università di Alessandria.
La nuova Biblioteca di Alessandria aspetta da molti mesi questo imprimatur internazionale. Almeno da quando, nello scorso aprile, l’inaugurazione venne disdetta appena due settimane prima del giorno fatidico perché l’atmosfera non era quella adatta, scrisse il presidente egiziano Hosni Mubarak, alle prese con l’aggravarsi della crisi in Palestina, con l’assedio di Arafat a Ramallah e con le violente manifestazioni studentesche antiamericane nelle università d'Egitto.
Il momento, però, è alfin giunto. Alla presenza di capi di Stato, teste coronate, ministri e intellettuali da tutte le parti della Terra. Compreso il presidente Jacques Chirac, che è arrivato oggi ad Alessandria nella prima tappa di un tour mediorientale in cui non parlerà solo di cultura, visto la fase cruciale che Palestina e Iraq stanno vivendo. Ma anche di cultura. Se, infatti, a Beirut è in corso un’importante conferenza sulla francofonia, in Egitto da un po’ di tempo si parla più francese del solito. Soprattutto per la nascita di una università francese che dovrebbe essere il contraltare, o l’alternativa, di quell’American University del Cairo da cui negli ultimi decenni è passata una buona fetta dell’èlite del paese.
E’ un momento, quello dell’apertura della Bibliotheca Alexandrina che è solo l’inizio di un percorso. Perché da qui in avanti si vedrà quanto l’affascinante struttura sorta in quella che era una delle città più cosmopolite del Mediterraneo riuscirà a rifare di Alessandria il “faro” della cultura, o perlomeno il porto del dialogo tra sponda nord e sponda sud, tra mondo ricco e Africa. Ismail Serageldin, il direttore della Biblioteca, ha già raccolto la sfida. Non è, d’altro canto, un uomo a cui piacciono i compiti facili. Nei quasi trent’anni di lavoro nella Banca Mondiale, di cui è anche stato vicepresidente, Serageldin non si è limitato a fare l’economista specializzato nello sviluppo sostenibile. Ha trovato il tempo di occuparsi di Shakespeare e di scrivere sull’architettura islamica. Con un eclettismo che potrebbe essere una dote importante per rivestire Alessandria di un nuovo ruolo e una nuova autorevolezza.
A giocare a favore è la storia della Biblioteca, la cui importanza fondamentale nella storia dell’antichità è stata ben reinterpretata dagli architetti dello studio Snohetta. Dalla struttura stessa, con il cerchio solare che non spezza la linea della corniche e, anzi, apre la strada alla città. Ma anche con il muro perimetrale circolare, di granito grigio di Assuan, ricoperto dai segni provenienti da 120 alfabeti scolpiti alla rinfusa. E poi l’interno, il vuoto sereno che avvolge l’enorme sala di lettura, inframmezzata dai 98 piloni di cemento con il capitello a fiore di loto, richiamo fin troppo evidente ai templi egizi.
Ma se l’antica biblioteca di Eratostene e Callimaco era arrivata a contenere oltre mezzo milione di papiri, la nuova Biblioteca deve combattere con donazioni da tutto il mondo che lentamente arrivano ad Alessandria. Per ora, la Biblioteca possiede 240mila volumi rispetto agli otto milioni del traguardo finale. La scommessa, però, e fare della Bibliotheca Alexandrina la prima megabiblioteca del tempo di Internet: un tempio della globalizzazione della cultura e della ricerca, che superi i confini continentali e di civiltà e difenda il dialogo culturale tra mondi diversi.



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