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PROCESSO MONTECRISTO: LA SENTENZA 28/11/12 (IN INGLESE)

MONTECRISTO HIJACK TRIAL. NEW HEARING IN ROME 26/10/12

CASO MONTECRISTO: LA TERZA UDIENZA CONTRO I PRESUNTI PIRATI SOMALI A ROMA 27/06/12

CASO MONTECRISTO: SECONDA UDIENZA A ROMA 15/05/12

A ROMA IL PRIMO PROCESSO CONTRO PRESUNTI PIRATI SOMALI 23/3/12

DOVE VANNO A FINIRE I SOLDI DEI RISCATTI PAGATI AI PIRATI SOMALI? LA RISPOSTA, PARZIALE, DI CHATHAM HOUSE

PIRATERIA SOMALA: L'UE PENSA A INTERVENTI ARMATI ANCHE A TERRA 11/01/11

LIBERATA LA PETROLIERA SAVINA CAYLYN. DA FEBBRAIO ERA NELLE MANI DEI PIRATI SOMALI 21/12/2011

TRIBUNALE ITALIANO PER I PIRATI DEL CORNO D'AFRICA 24/10/11

I PIRATI DELLA MONTECRISTO IN ARRIVO IN ITALIA 17/10/11

CRESCE IL BUSINESS DEI CONTRACTORS ANTI-PIRATI 12/10/11

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IL ROMPICAPO DELLA LOTTA ALLA PIRATERIA 21 APRILE 2011

BUCCANEER LIBERO, MA LA PIRATERIA RIMANE 11/08/09

SUORE RAPITE, NESSUNA NUOVA 12/11/08

SOMALIA, I RIFIUTI TOSSICI PORTATI ALLA LUCE DALLO TSUNAMI 5/3/05

Il Times di Londra rilancia l'emergenza

Emanuele Giordana

Sabato 5 Marzo 2005

“Sappiamo che le onde prodotte dallo tsunami hanno distrutto i fusti che contenevano rifiuti tossici e sparso il loro contenuto. Sappiamo anche che questo materiale si è disperso sul territorio. Ma quel che non sappiamo è la vera estensione del problema”. Con un’intervista pubblicata ieri sul londinese Times, Nick Nuttal, portavoce dell’Unep, l’agenzia Onu per l’ambiente, rilancia una vecchia storia somala che l’onda anomala del 26 dicembre a riportato alla luce. E’ proprio il caso di dirlo: nascosti in fondo al mare o semplicemente interrati nella sabbia della battigia, i fusti di rifiuti tossisci nocivi provenienti dall’Europa, alcuni dei quali con contenuto fortemente radioattivo, sono stati sollevati dalla marea che ha investito anche parte della zona costiera orientale dell’Africa. Ma nel venire alla luce, molti di questi contenitori, spesso fusti sigillati in modo rudimentale, si sono aperti e stanno adesso compiendo più rapidamente il loro mortale inquinamento non solo delle falde.
La cosa è nota dal 22 febbraio, quando l’Unep ha rilasciato il primo resoconto sugli effetti dello tsunami, dossier in parte dedicato alla Somalia. Ma la preoccupazione continua a crescere. Sotto accusa dispersioni di uranio, cadmio, mercurio, rifiuti ospedalieri e delle industrie farmaceutiche. Le zone individuate dall’Unep sono soprattutto due: Obbia e Warsheik, due porti minori situati a Nord di Mogadiscio, rispettivamente a 250 e 100 chilometri dalla capitale. Secondo l’Unep la contaminazione ha già fatto strada, causando problemi ambientali e di salute nelle comunità di pescatori della costa. Il dossier cita il fatto che molti somali lamentano malanni inusuali, infezioni respiratorie acute e problemi dermatologici. Effetti sull’uomo che si aggiungono alla contaminazione dei suoli agricoli per via dell’acqua marina.
La verità sul commercio della pattumiera tossico nociva in Somalia è però ancora lontana e ne sappiamo solo scampoli. La guerra, iniziata nel ’91 con la caduta di Siad Barre, offriva ottime finestre per introdurre nel paese i rifiuti dell’Europa. I verdi europei entrarono in possesso di contratti siglati a nome di Ali Mahdi Mohamed, signore della capitale, nelle quali si parlava, ad esempio, di 10 milioni di tonnellate di rifiuti scambiate per 80 milioni di dollari, una cifra che consentiva alle eco mafie un guadagno quasi del 100%. Secondo lo studioso somalo Abdullahi Elmi Mohamed, citato dal Times, la cifra di 8 dollari per tonnellata significava un risparmio di circa 992 dollari, se il costo per smaltire in Europa questo genere di sostanze si aggira sui mille a tonnellata. Difficile valutare quale fu esattamente l’entità di un commercio clandestino che, unitamente al traffico d’armi, trovò in Somalia terreno fertile, sicuramente anche al di fuori delle zone controllate da Ali Madhi.
Alberto Chiara, uno degli inviati di Famiglia Cristiana che ha seguito sin dall’inizio il controverso intreccio delle ecomafie che contrabbandavano rifiuti tossici in Africa, sostiene che almeno un effetto positivo lo tsunami lo ha avuto: “Abbiamo sempre saputo di questo traffico ma nessuno, magistratura compresa, aveva mai visto un bidone. Adesso il mare li ha tirati fuori”. Non è però molto ottimista lo storico Angelo Del Boca, che da anni segue le vicende somale: “Non vedo come nell’attuale Somalia si possano condurre ricerche e accertamenti. Il governo sta a Nairobi e comprende tutti i vari signori della guerra a cominciare dal presidente Abdullahi Yusuf Ahmed , un generale che si era creato lo staterello del Puntland. La Somalia è un paese dove non c’è la minima sicurezza e dove nessuno ha interesse che saltino fuori scomode verità, come insegna la vicenda della povera Ilaria Alpi”. Il 24 febbraio le “ autorità” somale hanno compiuto la loro prima visita ufficiale da quando si sono installate in maniera provvisoria a Nairobi. Sia Abdullahi Yusuf Ahmed che il premier Mohammed Ali Gedi non si sono spinti nemmeno a visitare la capitale per “motivi di sicurezza”. Vita dura per gli ispettori dell’Unep e per una verità che l’onda anomala ha scoperto solo a metà.


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