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Una quarantina i soldati australiani inviati nel Golfo che si sono rifiutati di sottostare al vaccino anti antrace. 11 sono già tornati a casa. Imbarazzo a Canberra

Emanuele Giordana

Sabato 15 Febbraio 2003
Sono almeno una quarantina i soldati australiani inviati nel Golfo che si sono rifiutati di sottostare al vaccino anti antrace, la profilassi preventiva predisposta dalle autorità sanitarie militari e a cui sono tenuti a sottoporsi tutti i 2mila uomini che Canberra ha deciso di inviare a fianco degli anglo americani. Decisione costellata di polemiche soprattutto da parte di opposizione e società civile e che adesso arriva a lambire persino l’esercito.
La scelta di schierarsi tra i primi della classe nei preparativi per la seconda edizione della guerra del Golfo sta dunque costando molto al governo del premier John Howard: l’ultima vicenda che gli fa dormire sonni agitati, dopo i sondaggi contro la guerra, le manifestazioni di questi giorni e una censura in Senato, ha già visto rientrare in Australia 11 uomini, mentre le autorità militari e sanitarie stanno tentando di arginare quella che il Sidney Morning Herald ha definito una sorta di “ammutinamento”. Il capo dell’esercito Peter Cosgrove sostiene che chi non vorrà sottoporsi al vaccino, verrà inviato in un altro teatro ma ha anche aggiunto che il numero dei soldati che lo rifiutano sta diminuendo. Mentre si cerca di sdrammatizzare, la Difesa australiana chiarisce comunque che i suoi soldati non potranno fare come i colleghi britannici, che possono scegliere tra inocularsi il vaccino o sottoscrivere una liberatoria accettandone le controindicazioni.
Canberra evidentemente non si sente di correre i rischi di Londra. Rischi che si chiamano “Sindrome del Golfo”, un insieme di malesseri e malattie più o meno gravi - dall’affaticamento alla perdita di memoria fino a vere e proprie disfunzioni organiche - che costituiscono l’atto d’accusa delle associazioni dei veterani che, soprattutto in America e in Gran Bretagna, ma anche in Francia, hanno accusato la Tempesta nel deserto del ’91 di essere stata anche una sorta di madre di tutti i disturbi che hanno colpito i soldati una volta tornati a casa.
La polemica, che infuria ormai da anni, si è arricchita di nuovi capitoli nelle ultime settimane: all’inizio di febbraio, La Food and Drug Administration americana ha infatti approvato un farmaco anti gas nervino per le truppe Usa in partenza per l'Iraq. Si tratta della piridostigmina bromide, già usata, su basi sperimentali, nella Guerra del Golfo del 1991. La sua funzione è quella di proteggere dagli effetti di alcuni nervini ma è proprio questo farmaco ad essere considerato il responsabile di disturbi come affaticamento, mal di testa, dolori muscolari e perdita di memoria denunciati dai veterani. Per i tecnici della Fda invece, la sostanza non avrebbe nessuna controindicazione.
A dar torto alla Fda non sono però solo i veterani: a gennaio è toccato alla Duke University Medical Center con una ricerca, colmo dei colmi, pubblicata dal Journal of Toxicology and Environmental Health. Una pubblicazione fondata dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti!
I ricercatori dell’università della North Carolina hanno provato su animali gli effetti della piridostigmina bromide e quelli del Deet, un repellente per gli insetti a base di permetrina. Sostanze utilizzate entrambe, sempre in via sperimentale ma su materiale umano, durante Desert Storm. I risultati della ricerca hanno confermato danni agli organi riproduttivi maschili, poiché le due componenti incidono sull’apparato che produce lo sperma. La ricerca conferma così quanto i veterani avevano già denunciato: la constatazione cioè di una diminuzione della fertilità e di un aumento di altri disturbi sessuali nei soldati tornati dal Golfo.



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