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A ROMA IL PRIMO PROCESSO CONTRO PRESUNTI PIRATI SOMALI 23/3/12

DOVE VANNO A FINIRE I SOLDI DEI RISCATTI PAGATI AI PIRATI SOMALI? LA RISPOSTA, PARZIALE, DI CHATHAM HOUSE

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UN NUOVO PRESIDENTE PER LA SOMALIA 12/10/04

Abdallah Yusuf Ahmed è il nuovo presidente somalo. Di fronte a lui, una strada in salita per ricostruire uno stato imploso 13 anni fa

Irene Panozzo

Martedi' 12 Ottobre 2004
La Somalia ha un nuovo presidente. Dopo tredici anni di vuoto istituzionale e di guerra, domenica sera il parlamento somalo, riunito per questioni di sicurezza a Nairobi, ha eletto presidente Abdallah Yusuf Ahmed, con 189 voti su 275. L’elezione presidenziale costituisce un passo importante e giunge dopo quasi due anni di negoziati serrati, condotti con la mediazione dell’organizzazione regionale del Corno d’Africa, l’Autorità intergovernativa per lo sviluppo (Igad), e il costante appoggio di alcuni paesi occidentali, in primis l’Italia. Si apre così la strada per una nuova fase, che coinciderà istituzionalmente con cinque anni di periodo transitorio. Una strada che appare però tutta in salita, viste le grandi sfide e gli ostacoli che la Somalia dovrà affrontare per ricostruire completamente lo stato.
Quanto si è visto negli ultimi mesi lascia comunque ben sperare. Già nel gennaio scorso, quando è stata varata la “fase tre” dei negoziati – che ha portato alla nascita di un parlamento e all’elezione di domenica –, gli osservatori avevano notato il clima conciliante che si era creato tra i delegati scelti dai molti clan e gruppi armati che per più di un decennio si sono divisi le spoglie del regime di Siad Barre. La stessa impressione la si è avuta proprio domenica, al palazzetto dello sport “Kasarani” di Nairobi. I candidati in lizza per l’elezione erano ventisei, tra di loro una serie di nomi importanti della politica somala. Ad esempio Abdelkassim Salat Hassan, ex presidente di un poco effettivo governo transitorio precedente, da tutti considerato legato alla cordata araba. Che vistosi tagliato fuori dalla corsa presidenziale, alla seconda votazione ha deciso di ritirarsi formalmente indicando ai proprio sostenitori di votare per Abdallah Yusuf, legato all’Etiopia e a lungo suo antagonista. Lo stesso secondo classificato, l’ex ministro delle finanze di Siad Barre (nonché ex ambasciatore a Washington) Abdallah Ahmed Addou, ha tenuto a sottolineare che “l’uomo giusto è stato eletto per essere presidente della Somalia”.
Le parole accomodanti degli avversari appaiono di buon auspicio. Bisognerà però attendere per capire se veramente Abdallah Yusuf, con un passato da ufficiale dell’esercito strenuo oppositore di Barre e un presente da signore della guerra e presidente della regione orientale del Puntland (proclamatasi autonoma nel 1998) riuscirà a risalire la china del disastro somalo. Il primo banco di prova sarà la nomina di un primo ministro. Ma è la totale assenza di sicurezza e stabilità nel paese a rappresentare l’ostacolo da superare quanto prima. È quanto emerge anche dalle prime dichiarazioni del neoeletto presidente, che ha promesso di lavorare “con tutte le forze per riconciliare i somali, riportare la pace e la sicurezza e rilanciare il Paese nel suo insieme.” E che ha prontamente chiesto assistenza alla comunità internazionale, invitandola anche a inviare nel paese africano una forza internazionale “per aiutare nella ricostruzione”.
Una prima risposta è arrivata dall’Italia, che per bocca del sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica si è detta pronta a sostenere l’appello per un sostegno politico, economico e tecnico alle nuove istituzioni somale. Mantica ha anche sottolineato come “la determinazione che traspare dalle parole del presidente Yusuf sia di ottimo auspicio.” Potrebbe non essere sufficiente.
Infatti non sono solo le enormi difficoltà interne a mettere a rischio il processo di pace. Ci sono anche gravi remore esterne. Ad esempio la tensione, altissima negli ultimi mesi, tra il Somaliland (l’ex colonia britannica indipendente dal 1991, alla caduta di Siad Barre) e il Puntland. Ma anche le possibili mosse dell’Etiopia, che tira le fila di una buona fetta dei signori della guerra somali. C’è da sperare che l’amicizia di lunga data tra il presidente e i vicini dell’altopiano aiuti in questa fase già di per sé molto fragile.

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