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Libia, tutti i rischi della guerra

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"GHEDDAFI? NON FU SOLO UN MOSTRO" 31/9/11

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LIBIA, GLI USA INCONTRANO RAPPRESENTANTI DI GHEDDAFI 19/07/11

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ITALIA E LIBIA, IL DISCORSO DI NAPOLITANO ALL'ONU 29/03/11

I DUBBI SULLA NFZ E IL BICCHIERE MEZZO PIENO 20/3/11

ONU IN ALLARME PER LE VIOLENZE SUI MIGRANTI IN LIBIA 09/03/2011

GHEDDAFI, UNA TENDA A BRUXELLES 27/4/04

"Una giornata storica": così è state definita la visita del leader libico Mohammar Gheddafi a Bruxelles, la prima dopo 15 anni di assenza dall'Europa.
I retroscena e le aspettative della Ue.

Lucia Sgueglia

Martedi' 27 Aprile 2004
È arrivato all’appuntamento di Bruxelles circondato dalle sue amazzoni – le guardie del corpo personali – e con l’inseparabile tenda beduina al seguito, il colonnello Mohammar Gheddafi. E si è presentato come uomo di pace. Sono passati 15 anni dall’ultima volta che il leader libico mise piede in Europa: era il 1989, al vertice dei paesi non allineati di Belgrado. Da allora molto è cambiato. Oggi Gheddafi viene accolto con favore nel cuore dell’Europa, proprio dai leader dei paesi che alla fine degli anni Ottanta lo avevano messo al bando per motivi arcinoti: la strage di Lockerbie (1988), i missili puntati su Lampedusa che tolsero il sonno all’Italia, ai quali seguì l’esclusione dalla comunità internazionale sancito dal doppio embargo, quello Onu del 1992 e quello – ancora in vigore – deciso dagli Usa.
All’aeroporto Gheddafi ha trovato ad attenderlo Romano Prodi, l’uomo che più di tutti ha lavorato negli ultimi anni per integrare la Libia nel Processo di Barcellona (che definisce le relazioni tra Ue e paesi che si affacciano sul Mediterraneo, comprese Israele e Palestina). Tra i temi affrontati nei colloqui, anche la lotta all’immigrazione clandestina, per la quale Bruxelles spera di ottenere il supporto di Tripoli.
“Una giornata storica”, hanno commentato gli osservatori internazionali. I tempi in cui Ronald Reagan definiva Gheddafi “un cane”, e quelli in cui la Libia era al primo posto sulla lista nera dei paesi terroristi stilata dall’amministrazione Usa, sembrano ormai un pallido ricordo. La Libia si è riaperta al mondo e lo ha fatto iniziando proprio dai nemici più acerrimi (Usa e Gran Bretagna), annunciando a dicembre scorso la clamorosa rinuncia alle armi di distruzioni di massa e il via libera agli ispettori internazionali. La risposta non si è fatta attendere: il 23 marzo diplomatici americani hanno visitato Tripoli dopo 30 anni di assenza, gettando le basi per la riammissione in grande stile delle compagnie petrolifere statunitensi (cacciate dopo il 1986) nel paese nordafricano. Due giorni dopo Tony Blair è volato a Tripoli per una storica stretta di mano con il colonnello mentre, nelle stesse ore, il gigante petrolifero anglo-olandese Shell firmava un accordo del valore di 550 milioni di sterline per i diritti di sfruttamento del gas sulla costa libica. Subito dopo è giunto l’ex premier spagnolo Aznar, e così anche l’iberica Repsol si è accaparrata una fetta del petrolio libico. Infine l’annuncio di Washington che la fine delle sanzioni, in vigore da vent’anni, potrebbe essere vicina.
Ma, dopo la calorosa accoglienza di ieri, cosa vorrà ora l’Europa da Gheddafi? Germania e Francia non hanno dimenticato la questione ancora sospesa dei risarcimenti per le vittime della discoteca berlinese La Belle (1986) e quelle del volo francese Uta (1989), dopo che la Libia ha chiuso il caso Lockerbie sborsando una cifra colossale. A questo Gheddafi ha saputo rispondere con la consueta maestria, sorprendendo tutti: “E' arrivato il momento di puntare a pace, stabilità e sviluppo. Ora ci sono più sfide e nemici comuni per tutti noi che ci siamo combattuti in altra epoca”. E in Medioriente, ha concluso, c'è una “opportunità storica per la pace”, che non va sprecata.
E sul Bel Paese: “Ora Italia e Libia devono cooperare”, ha detto il colonnello accanto a colui che ha definito “fratello Prodi”, e facendo chiaramente intendere che il passato è passato.
Idillio completo, dunque? Non proprio. Ad annebbiare i festeggiamenti è arrivata Amnesty International, con un rapporto che denuncia le gravi violazioni dei Diritti Umani ancora in atto nel paese della “Rivoluzione Verde”, specie nei confronti dei dissidenti politici.



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