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Nei college americani troppi studenti saltano i pasti per pagare le pesante rette

Gianna Pontecorboli

Martedi' 7 Maggio 2019
Nei college americani, troppi studenti hanno fame. Schiacciati dai costi sempre piu' alti delle rette universitarie, i giovani sono spesso costretti a risparmiare sul cibo per pagarsi il sogno di un futuro migliore.

Negli ultimi giorni, diversi sondaggi hanno confermato che il fenomeno e' assai piu' vasto di quanto si credesse. Secondo i dati raccolti dal Real College Report dell'Hope Center della Temple University , che ha intervistato 86.000 studenti universitari lo scorso autunno, sette studenti su dieci nei ''Community Collegeā€ dove si ottiene in due anni la laurea breve e sei su dieci nei college quadriennali erano stati insicuri di avere le risorse necessarie per pagarsi un alloggio e dei pasti regolari durante i dodici mesi precedenti. E molti erano stati costretti a frequentare i corsi con l'attenzione annebbiata dalla fame, a saltare regolarmente la cena o la prima colazione o addirittura a dormire durante il giorno per dimenticare i morsi allo stomaco.

Il problema, come e' ovvio, riguarda soprattutto le istituzioni universitarie situate nelle aree piu' povere, ma non risparmia neppure le universita' pubbliche dei grandi centri urbani , come la City University di New York. Secondo il sondaggio , per esempio, quasi la meta' degli allievi del grande complesso universitario newyorkese hanno sofferto nel mese precedente di ''insicurezza del cibo''. Ad andare a letto affamati, sono stati soprattutto i neri, gli omosessuali, i veterani e i giovani finanziariamente indipendenti dai genitori.

''Mi sembra di affogare mentre sto cercando di crescere'', ha raccontato al New York Times Kassandra Montes, una ragazza madre che frequenta il quarto anno al Lehman College ma e' stata costretta a sottoscrivere un prestito di 5000 dollari per arrivare alla laurea. Per sopravvivere e continuare a studiare, la giovane donna dorme col figlio in un centro per i senzatetto a Harlem e ha deciso di destinare al cibo una spesa massima di 15 dollari alla settimana.

Risolvere una questione che comincia a turbare seriamente non soltanto gli amministratori delle universita', ma anche le autorita' locali e federali, non e' pero' semplice.

Uno studio del Government Accountability Office, per esempio, ha rilevato che quasi due milioni di studenti poveri, che potrebbero abbastanza facilmente ricevere i sussidi pubblici di un programma chiamato SNAP, Supplemental Nutrition Assistance Program, non ne fanno richiesta per ignoranza o per orgoglio. E per ora , malgrado le esortazioni della National Conference of State Legislature, pochi stati hanno adeguato la loro legislazione in modo da favorire la partecipazione dei piu' giovani.

Per il momento, cosi', a muoversi sono soprattutto le universita', le organizzazioni benefiche e qualche volta anche i privati.

La City University di New York, per esempio, ha ottenuto la collaborazione di Single Stop Usa, una organizzazione che ha lo scopo di aiutare i privati a navigare nel labirinto degli aiuti pubblici e e' riuscita ad assicurare dal 2009 ad oggi un sussidio di circa 3.000 dollari all'anno da destinare alla nutrizione a 122.000 studenti. Altre istituzioni, in tutti gli Stati Uniti, sono riuscite a mettere in bilancio, accanto agli aiuti finanziari per pagare la retta dei piu' bisognosi, anche i sussidi per la mensa o delle dispense aperte a chi ne ha bisogno.

Molto spesso, infine, la fame di quei ragazzi con i libri in mano commuove ora i privati o chi quell'esperienza l'ha fatta prima. In Oregon, cosi', la Bon Appetit Managemente Company, la societa' che gestisce la mensa universitaria alla George Fox University, ha lanciato le ''hospitality tables'' le tavole dell'ospitalita' , per mettere gli avanzi alimentari a disposizione di tutti. E un'iniziativa simile l'hanno presa diverse altre compagnie di gestione delle mense in tutto il paese. In Kansas, a prendere il problema in mano e' stata Claudia Martin Ayoade, una giovane immigrata che la fame l'ha patita di persona e ora lavora come dietetista del college. Il suo programma, finanziato dall'universita' e da donazioni private, accredita 7 dollari al giorno da spendere alla mensa sulla carta universitaria degli studenti che ne fanno richiesta. Ora molti vogliono imitarlo, ma per i troppi che ancora vanno a letto con i crampi la soluzione vera resta lontana










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