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Il presidente della Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa Francesco Rocca commenta le giornate di Marrakesh

Gianna Pontecorboli

Venerdi' 14 Dicembre 2018
''Il lavoro comincia adesso'' dice Francesco Rocca, presidente della IFRC , la International Federation of Red Cross and Red Crescent Societies. Con le sue 150 organizzazioni locali affiliate , l'IFRC e' da sempre in primo piano nello sforzo di assistere i migranti. I suoi ''service point'' sono gia' una realta' in alcune delle frontiere piu' calde, in Messico come in Niger, in Svezia, in Austria e in Italia.
Adesso, di ritorno da due frenetiche e tese giornate di lavoro a Marrakesh per l'approvazione del Global Compact for Migration, Francesco Rocca ha dato il suo giudizio su quanto e' avvenuto nella citta' del Marocco e sulle sue conseguenze.
D)L'adozione del Global Compact e' stata salutata come un importante passo avamti per risolvere la disperata situazione dei migranti. Quali passi concreti potra' fare la sua organizzazione per trasformare in realta' il contenuto le 32 pagine di documento approvate da oltre 160 paesi?
R) Il Global Compact e' un'opportunita' per mettere a punto l' approccio globale alle migrazioni, che finora non funziona e questo fa torto a centinaia di migliaia di persone ogni giorno.
Per quanto ci riguarda faremo un grosso lavoro con i governi perche' siano adottate delle misure protettive nei confronti delle persone e per fare in modo di eliminare le cause della migrazione, Nessuno e' contento di lasciare il paese in cui e' nato , in cui ha le proprie radici e la propria cultura. Noi dobbiamo impegnarci perche' nessuno sia piu' costretto a lasciare il suo paese. ci sono troppe persone che muoiono, troppe che soffrono. Qui non si tratta di stabilire delle politiche migratorie , quello che si vuole e' evitare che in futuro i migranti siano sottoposti a sofferenze e abusi. Questo e' quello che a noi sta enormemente a cuore. I governi hanno il diritto e la responsabilita' di stabilire le loro politiche di immigrazione, ma queste politiche non devono aumentare la sofferenza. Una cosa che vorremmo chiedere agli stati e' di separare i servizi di assistenza dai servizi di immigrazione, Vediamo spesso che i migranti piu' vulnerabili, compresi i bambini, non chiedono aiuto perche' hanno paura, se lo fanno, di essere arrestati o ripatriati a forza nei luoghi da cui sono fuggiti.

D)Che cosa fate gia'da ora?
R)I nostri service point sono da un lato punti di orientamento, diamo delle informazioni utili, e dall'altro sono dei centri in cui assicuriamo ai migranti quelle piccole assistenze sanitarie di cui possono aver bisogno. Non abbiamo numeri precisi ma avviciniamo ogni giorno decine di migliaia di persone a livello globale , siamo presenti in tutti i paesi di traffico e facciamo un lavoro enorme. Parlando per esempio degli ultimi eventi in Messico, abbiamo aiutato tutti quelli che si sono avvicinati per chiedere informazioni quando c'e' stata la carovana dei migranti pochi giorni fa. Lavoriamo da anni anche in Italia vicino ai punti di sbarco, sapevano che molti migranti appena sbarcati dalle navi nel Mediterraneo si allontanavano spontaneamente per andare in Nord Europa e noi fornivamo loro aiuto ma anche informazioni sui rischi che correvano nel fare quella scelta. Nei centri che abbiamo aperto in Italia il lavoro continua anche con il nuovo governo, a Crotone, per esempio, sapendo che alcune persone erano state allontanate dai centri di accoglienza a causa del decreto sicurezza , ci siamo mobilitati per dare loro assistenza e protezione.

D)Purtroppo molti paesi anche importanti, come gli Stati Uniti, l'Australia e l'Italia hanno deciso di dissociarsi, non hanno partecipato al raduno di Marrakesh e non hanno firmato il documento del Global Compact. Quali saranno le conseguenze di questo?
R)Io credo che le conseguenze ci saranno soprattutto per gli stati che non hanno approvato. Per conto mio sono loro che hanno perso, noi continueremo a fare il nostro lavoro come sempre. Questo non e' un patto che impone obblighi per i singoli paesi, che restano ovviamente liberi di applicare le politiche che preferiscono, ma stabilisce una cornice morale entro cui operare. Mi sono sentito dire spesso da alcuni paesi che trattano la questione a livello bilaterale, ma per conto mio le migrazioni sono il fenomeno che piu' di tutti andrebbe gestito con il multeralismo perche' coinvolge molti paesi, quelli di partenza, quelli di transito e quelli d'arrivo, e solo una collaborazione a livello multilaterale puo' produrre soluzioni condivise e effetti concreti.

D) Anche la Svizzera non ha finora approvato il Global Compact...
R) Questo e' un argomento dolente, per il momento c'e' un rinvio al parlamento e noi speriamo in una decisione positiva . Di sicuro quello che ha amareggiato noi come organizzazione e' il fatto che la Svizzera, che ha un ruolo storico nel mondo umanitario.abbia dei dubbi.
La sua incertezza dopo due anni di trattative ci preoccupa per il futuro, queste trattative funzionano se c'e' fiducia nella controparte e se questa fiducia viene meno e' un colpo duro.

D)Durante le due giornate del convegno di Marrakesh ha potuto fare delle osservazioni personali o politiche che l'hanno sorpresa in senso positivo o negativo? Qual'e' il suo giudizio complessivo?
R)Sicuramente l'atmosfera era un po' sottotono e me lo sono spiegato con il fatto che il convegno e' stato dominato dal tema dei grandi assenti. E poi mi e' un po' spiaciuto il continuo ripetere ,''ma non e' vincolante, ma non e' vincolante''. Che cosa vuol dire? Allora che cosa devo fare? Questo e' un patto morale, che doveva essere firmato per motivi umanitari, invece si e' usato il linguaggio ''politicamente corretto'' tipico della diplomazia internazionale in cui non si dicono mai chiaramente le cose... E questo puo' portare a conclusioni sbagliate.

anche sul Corriere del Ticino



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