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LIBIA: L'ULTIMO RAPPORTO DI AMNESTY 27/4/04

Un comunicato della sezione italiana dell'organizzazione

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Martedi' 27 Aprile 2004
Amnesty International ha diffuso oggi un rapporto dal titolo Libia: è il momento di rendere i diritti umani una realtà, nel quale vengono descritte le conclusioni della recente missione dell’organizzazione nel paese.

Il rapporto, lanciato in occasione della visita del leader libico Gheddafi alla Commissione europea (la prima in Europa da 15 anni), rivela un perdurante contesto di violazioni dei diritti umani, la prolungata assenza di indagini e chiarimenti su casi del passato e un clima di paura, in cui la maggior parte dei cittadini ha timore di sollevare questioni relative ad abusi del passato e del presente.

Pur apprezzando alcuni positivi sviluppi, Amnesty International sottolinea la necessità di un programma complessivo di riforme per risolvere i problemi riguardanti i diritti umani.

“La Libia è a un bivio. Ha l’opportunità di assicurare che i diritti umani diventino una realtà all’interno del paese e di contribuire alla loro promozione a livello internazionale” – ha dichiarato Amnesty International. “Ma occorre trasformare le promesse in azioni. Occorre urgentemente stabilire la verità sul passato e impegnarsi ad attuare riforme per affrontare le violazioni del presente”.

La Libia sta attraversando un periodo di cambiamento, con la fine delle sanzioni delle Nazioni Unite e il processo di normalizzazione delle relazioni con gli Usa e con l’Unione europea. La visita del colonnello Gheddafi e la sua manifestata intenzione di accedere alla partnership euromediterranea devono costituire per l’Unione europea l’occasione per inviare un segnale forte: come base della partnership, Bruxelles deve chiedere che la Libia dia seguito alle promesse di rispettare i diritti umani. Amnesty International chiede inoltre alle due parti di garantire che la possibile cooperazione sul rientro degli “immigranti illegali” rispetti i diritti delle persone che sono in cerca di protezione.

Il 18 aprile, in un discorso alle autorità giudiziarie e ad altri funzionari statali, il colonnello Gheddafi ha sollecitato riforme in campo legale e in altri settori e ha risposto a una serie di questioni sollevate da Amnesty International, documentate nel rapporto presentato oggi.

“Apprezziamo il discorso del colonnello Gheddafi. Ci auguriamo che dia vigore alle riforme, nei codici e nella prassi, e che queste assicurino un cambiamento nelle istituzioni e facilitino l’individuazione dei responsabili delle violazioni dei diritti umani del passato e il risarcimento delle vittime” – ha proseguito Amnesty International.

Negli ultimi anni la Libia ha assunto una serie di misure positive in materia di diritti umani come la scarcerazione, nel 2001 e 2002, di circa 300 prigionieri – diversi dei quali detenuti dal 1973 – e la recente disponibilità a un certo livello di verifica internazionale sul rispetto dei diritti umani. Tuttavia, il contesto di violazioni dei diritti umani prosegue, spesso giustificato con la nuova retorica della “guerra al terrore”.

Le conclusioni della missione di Amnesty International riguardano: leggi che criminalizzano il pacifico esercizio della libertà di espressione e di associazione e che, conseguentemente, causano arresti di prigionieri di coscienza; detenzioni prolungate, senza accesso al mondo esterno, che favoriscono la tortura; processi iniqui, soprattutto quelli di natura politica celebrati dal Tribunale popolare. La tortura e i maltrattamenti continuano a essere un fenomeno diffuso, con la prevalente finalità di estorcere confessioni.

Sebbene ne sia stata promessa l’abolizione, la pena di morte rimane in vigore per un vasto numero di reati, compreso lo svolgimento pacifico di attività politiche. Analogamente legali, e praticate, sono le cosiddette forme di “punizione collettiva”, come le demolizioni delle case.

Politiche ed episodi specifici del passato, concernenti gravi violazioni dei diritti umani, continuano a gettare un’ombra sulla situazione attuale: la politica di “liquidazione fisica” di oppositori politici negli anni ’80, la “sparizione” di prigionieri politici, specialmente dal 1996, e la “sparizione” di cittadini nazionali all’estero e di stranieri in visita in Libia.

Centinaia di famiglie ancora non sanno se i loro parenti sono vivi o morti, o come siano stati uccisi. Nella maggior parte dei casi, hanno troppa paura per chiedere informazioni. I libici residenti all’interno del paese e all’estero non denunciano violazioni dei diritti umani per timore di subire ritorsioni contro se stessi o i propri familiari. Chi vuole intraprendere attività in favore dei diritti umani nel paese va incontro a forti ostacoli, costituiti da leggi repressive e dalla possibilità di ricevere una condanna a morte.

Nel corso della loro ultima visita, nel febbraio di quest’anno, i delegati di Amnesty International hanno riscontrato una disponibilità senza precedenti, riuscendo a incontrare prigionieri, autorità di ogni grado, organismi professionali e associazioni umanitarie. Il governo di Tripoli ha promesso di prendere seriamente in considerazione le raccomandazioni di Amnesty International.



Il rapporto Libia: è il momento di rendere i diritti umani una realtà è disponibile presso il sito Internet di Amnesty







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