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TRUMP DA VIVO DIETRO LE QUINTE DELL'ONU

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L'ITALIA FA PARLARE DEI RIFUGIATI

GUTERRES MEDIATORE DI PACE

LA SCURE DI TRUMP SULL'ONU

La voce di Donald a Palazzo di Vetro

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RIFUGIATI-COME FUNZIONA LA MACCHINA DELL'ACCOGLIENZA IN USA

RIFUGIATI-IERI COME OGGI

UN'IDEA PER LA DEMOCRAZIA

TRUMP DA VIVO DIETRO LE QUINTE DELL'ONU

La conferenza stampa racconta molte cose che non si vedono dagli schermi tv

Gianna Pontecorboli

Giovedi' 27 Settembre 2018
Per partecipare alla conferenza stampa che Donald Trump ha concesso in occasione della sua visita al Palazzo di Vetro ci vuole molta pazienza, bisogna fare una richiesta ufficiale e essere formalmente accreditati, aspettare un'ora in piedi sotto il sole prima di essere spinti , dopo i controlli di sicurezza, verso la ripida scala di servizio che porta al salone delle feste di un albergo nel centro di Manhattan, a pochi isolati di distanza dalla Trump Tower. E una volta seduti, bisogna aspettare ancora un'ora.
Per chi si sforza di capire chi e' il presidente che solo un giorno prima ha lasciato i rappresentanti dell'intera diplomazia mondiale profondamente a disagio con il suo discorso dal podio dell'Assemblea Generale dell'Onu, tuttavia, lo sforzo non e' certo vano.
In sala ci sono, per una volta, i rappresentanti dell'intera stampa internazionale e ad aver suggerito di invitarli e' stata, si sussurra, l' energica ambasciatrice americana alle Nazioni Unite, Nikky Haley.
Per loro , i collaboratori della Casa Bianca hanno preparato tutto a puntino, dietro il podio ci sono una decina di vistose bandiere americane, le telecamere sono state sistemate da ore in modo da non perdere neppure una battuta di quanto dira' il presidente.
I posti a sedere nelle prime file, tuttavia, non sono liberi , sono stati tutti riservati per i rappresentanti della stampa e dei canali televisivi di Washington, e per i giornalisti che la Casa Bianca conosce molto bene.
E quando Trump arriva, accompagntato dal segretario di Stato Mike Pompeo e dal genero Jared Kushner, che si siedono con aria un po' annoiata da un lato della sala, lo show
comincia subito.
A colpire l'osservatore e' il controllo che il presidente americana ha sulla piccola folla di giornalisti che alzano invano la mano per avere l'onore di fargli una domanda.
I diplomatici dell'Onu ''non ridevano di me, ma con me'' si affretta a sostenere dopo essersi paragonato indirettamente a George Washington. Ai presenti non resta altro che sorridere, con una punta di incredulita'.
Le dichiarazioni che il presidente americano fa durante una lunga ora e mezza di confronto, la promessa di rivelare entro pochi mesi un piano di pace per il Medio Oriente che sara' ''molto equilibrato'', le accuse alla Cina di interferire con le elezioni americane di novembre manipolando i dazi, la certezza che l'Iran si pieghera' per ''un grande accordo'' con gli Usa, la convinzio che Obama fosse pronto ''a premere il grilletto'' contro la Corea del Nord vengono ribatture in diretta dalle agenzie di stampa. A Donald, pero' , sembrano interessare in definitiva molto poco.
Quello che sembra interessargli davvero, invece, e' parlare a ruota libera sui temi che gli stanno a cuore, la conferma del giudice Kavanaugh, i suoi successi economici, l'inchiesta di Mueller sulle interferenze della Russia nelle elezioni del 2016. Per farlo alterna fatti e mezze verita' a affermazioni palesemente false, non si fa scrupolo di sostenere che le donne lo sostengono con una maggioranza del 52 per cento e che quelle che lo hanno accusato di abusi sessuali sono state pagate per farlo Il suo rapporto di confronto e di complicita' con la stampa che conosce sembra divertirlo e sa bene come dominarlo, con qualche attacco scherzoso ma non troppo al New York Times, ''il giornale che un tempo amava'' o la benevolenza verso la corrispondente della NBC, troppo pressante con le sue domande. ''I media senza di me fallirebbero'', sostiene con convinzione. E potrebbe anche avere ragione. I giornalisti stranieri, intanto continuano a alzare invano la mano.







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