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Il mese di presidenza italiana al Consiglio di Sicurezza dell'Onu mettera' il drama delle migrazioni al centro del dibattito internazionale

Gianna Pontecorboli

Giovedi' 2 Novembre 2017
‘’Un contributo di riflessione e di ricette’’ sui problemi che stanno piu’ a cuore soprattutto all’Italia, ma anche all’intera comunita’ internazionale. Questo, nelle parole dell’ambasciatore Sebastiano Cardi , l’obbiettivo italiano durante il mese di presidenza del Consiglio di Sicurezza dell’Onu iniziato il 1 novembre.
Per realizzarlo, Cardi ha preparato un denso programma di lavori per i quindici membri del Consiglio, che non dimentichera’ la Siria e la Corea del Nord ,ma si concentrera’soprattutto sul dramma dei rifugiati , sulla Libia e sui problemi della sicurezza nel Mediterraneo. Un giro di orizzonte, insomma, sui diversi aspetti di una questione che ha molte facce e fino ad ora poche soluzioni concrete. E che turba tanti paesi coinvolti in modo diretto o indiretto.
‘’E’un dibattito continuativo, che vuole affrontare la questione del movimento dei popoli ’’, ha spiegato durante la sua conferenza stampa di presentazione il rappresentante permanente italiano,’’L’Italia e’ da sempre una voce molto forte su questo problema e in questo mese sara’ una delle questioni in cima alla nostra agenda di discussione’’
Il suo impegno, d’altra parte, l’Italia lo ha dimostrato subito con il suo primo appuntamento di fronte al grande tavolo a ferro di Cavallo, dove si e’ presentato gia’ il 2 novembre l’alto commissario per i rifugiati Filippo Grandi per offrire ai quindici paesi membri del ‘’governo del mondo’’ un briefing sulla situazione attuale. La riunione, che e’ stata la prima in otto anni dedicata a questo tema, e’ stata presieduta dal sottosegretario per gli affari esteri e la cooperazione internazionale Vincenzo Amendola.
Al Consiglio di Sicurezza, l’alto funzionario italiano che ha preso l’incarico che era stato dell’attuale segretario generale Antonio Guterres ha presentato una situazione allarmante. Alla fine del 2016,infatti, il numero delle persone costrette a lasciare il proprio paese e la propria casa e’ arrivato a oltre 65 milioni e il trend che ha contrassegnato gli ultimi anni non ha dato cenno di rallentarsi. Fino ad ora, nel 2017, i nuovi rifugiati sono stati piu’ di due milioni.
Di fronte a un dramma di proporzioni enormi, Grandi ha invitato nel suo discorso la comunita’ internazionale a fare di piu’ e soprattutto a muoversi per affrontare le cause.
‘’La prevenzione e’ possibile’’, ha detto, e poi ha aggiunto,’’chiedo uno sforzo fresco per favorire la pace con il dialogo’’.
Al primo appuntamento ne seguiranno altri tre che stanno particolarmente a cuore all’Italia. Il 16 novembre , infatti,il ministro degli esteri Angelino Alfano presiedera’ una riunione dedicata alla Libia e il giorno dopo lo stesso Alfano partecipera’ anche a una discussione aperta sui problemi della sicurezza nel Mediterraneo. Nella sua presentazione , l’ambasciatore Cardi non ha fatto mistero di considerare questi due appuntamenti di particolare importanza, soprattutto per esaminare a livello internazionale le connessioni tra la malavita organizzata e il traffico dei migranti e in particolare l’importanza che questo ha per l’Italia. ‘’ Sara’ l’affermazione di una certa visione della sicurezza italiana, che mette al centro la Libia, anche in termini di controllo dei migranti’’, ha spiegato il diplomatico italiano.

Infine, alzando il tiro, si parlera’ anche attorno al tavolo a ferro di cavallo del Sahel, la vasta area subsahariana al centro di numerosi conflitti e afflitta da drammatici cambiamenti climatici che hanno provocato siccita’ , carestie e un apparentemente inarrestabile traffico illegale di persone.
‘’Quello che succede nel Sahel si riflette direttamente in Libia’’, ha raccontato Sebastiano Cardi, ‘’durante la missione del Consiglio di Sicurezza in Sahel, guidata dall’Italia insieme alla Francia e all’Etiopia, abbiamo visto come la questione del traffico di armi, droga ed esseri umani sia un problema crescente per i paesi della regione’’.






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