Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


LA CROCE DELLA DISCORDIA ARRIVA ALLA CORTE SUPREMA

ELEZIONI USA,PERCHE'NESSUNO HA VINTO

LA FLORIDA ESPERIMENTA IL REDDITO DI BASE

USA-IL BLACK FRIDAY NON HA PERSO IL SUO SAPORE

IL SILENZIO DI TRUMP SULLE ARMI

I 100 giorni di Trump e l’ansia dei repubblicani

I SONDAGGI GIUDICANO TRUMP

Trump, si fa presto a dire Impeachment

Dal lavoro luce verde per la Fed

OTTO ESECUZIONI IN DIECI GIORNI 9/3/17

VIOLENZA SESSUALE SOTTO IL TAPPETO NEI CAMPUS USA

DOPO ORLANDO, LA PIAGA AMERICANA DELLE SMALL ARMS

LA LUNGA STRADA DI HILLARY

I CANDIDATI IN CORSA

ALL'ONU SERVE TRASPARENZA

TRUMP E HILLARY SENZA PIU' RIVALI

La decisa vittoria dei due capofila nelle ultime primarie lascia poco spazio agli altri candidati. Ma per Trump c'e qualche scandalo imbarazzante

Gianna Pontecorboli

Giovedi' 28 Aprile 2016
'Adesso sono il presunto nominato!'', ha esclamato un Donald Trump trionfante martedi sera, dopo la chiusura dei seggi nei cinque importanti stati che gli hanno dato una delle piu' decisive delle sue vittorie . In Pennsylvania come in Maryland, in Connecticut, in Delaware e in Rhode Island , il magnate newyorkese ha lasciato ai suoi due avversari solo le briciole e conquistato i voti non soltanto dei bianchi della classe operaia, ma anche di quella parte dell'elettorato repubblicano piu' ricco e piu' educato che lo aveva fino ad ora snobbato.

Mentre la parallela vittoria di Hillary Clinton in quattro dei cinque stati in competizione , che ha lasciato a Sanders solo il minuscolo Rhode Island, ha soltanto confermato quanto gia' si sapeva,che la gara in casa democratica e' ormai di fatto chiusa, i margini di vantaggio di Trump hanno lasciato stupiti perfino gli osservatori piu' attenti.

Grazie anche alle complesse regole che determinano l'assegnazione dei delegati, e che lo stesso Trump ha spesso denunciato con rabbia, i conti che sono stati fatti ieri mattina dagli esperti elettorali sembrano dar ragione al suo ottimismo. Con 988 delegati gia' schierati a suo favore contro i 568 di Ted Cruz e i 152 di John Kasich non dovrebbe essergli difficile arrivare alla convenzione di Cleveland, a fine luglio, con i 1237 necessari per vincere la nomination del partito repubblicano alla prima votazione. E evitare, di conseguenza, quella convenzione spaccata che i dirigenti del partito non hanno fatto mistero di augurarsi per evitare l'ascesa di un personaggio divisivo e che considerano un possibile perdente alle elezioni di novembre.

Adesso, ai suoi avversari restano in mano poche carte. Gia' ieri mattina, tutti i candidati si sono trasferiti in Indiana, il piccolo stato che votera' il 3 maggio. Proprio in Indiana, che e' lontano geograficamente e socialmente della ricca e popolosa Costa Atlantica dove si e' votato martedi , Ted Cruz potrebbe trovare la sua rivincita. Negli ultimi giorni il senatore texano ultraconservatore ha cercato , proprio per cercare di fermare il suo temibile rivale newyorkese, di trovare un accordo dell'ultimo minuto con John Kasich. In base al patto, il governatore dell'Ohio si e' impegnato a non fare campagna elettorale nel piccolo stato, in cambio dell'impegno di Cruz a non muoversi in New Mexico e in Oregon, dove Kasich potrebbe essere piu' forte. L'accordo, tuttavia, si e' dimostrato subito debole quando Kasich ha invitato i suoi elettori a votare comunque per lui. I sondaggi, per di piu', hanno cominciato a mostrare Trump in testa, sia pure di pochi punti, e il candidato non ha perso tempo per organizzare un grosso comizio a Indianapolis . In base ai calcoli, gli basterebbe poi una vittoria in California, a giugno, per mettere definitivamente a tacere i suoi rivali.

Per sfruttare il momento favorevole, e mostrare il nuovo volto piu' presidenziale che gli e' stato suggerito dal nuovo consigliere elettorale Paul Manafort, lo stesso candidatio si e' impegnato ieri mattina , circondato di bandiere a stelle e strisce, in un lungo e ambizioso discorso di politica estera in cui ha promesso che , se eletto, userebbe le truppe solo se fosse sicuro di vincere.

Di fronte alla sua ascesa e all'evidente fallimento dei tentativi di fermarlo, i responsabili del partito hanno cominciato ad usare, adesso, un tono piu' cauto nei suoi confronti, anche se nelle stanze dei bottoni del Grand Old Party gli umori non sono cambiati,

Paradossalmente, pero', a mettere i bastoni tra le ruote al palazzinaro newyorkese potrebbero essere alcuni eventi esterni.

Proprio ieri mattina , infatti, il giudice della Corte Suprema di New York, Cynthia Kern, ha deciso che il processo per frode contro la Trump University non si svolgera' con il rito sommario, come aveva chiesto il procuratore generale Eric Schneiderman, ma con un regolare processo di fronte a una giuria. Il processo, in cui l'Universita' sponsorizzata da Trump e' accusata di aver truffato gli studenti per oltre 40 milioni di dollari, potrebbe costringere il candidato a testimoniare in autunno, giusto alla vigilia delle elezioni di novembre. Ancor piu' imbarazzante per il miliardario newyorkese e' stata poi ieri mattina una lunga inchiesta del Washington Post, che ha portato alla luce il passato di manovriero e lobbista internazionale di Paul Manafort, proprio il personaggio che doveva dare a Trump una nuova aureola di accettabilita'.

anche sul Corriere del Ticino







Powered by Amisnet.org