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Il mondo del denaro e' pronto a appoggiare Hillary Clinton. A colpi di milioni nelle cassaforti dei Super Pac

Gianna Pontecorboli

Mercoledi' 30 Marzo 2016
'Wall Street e' molto preoccupata di qualsiasi scenario che non sia la vittoria di Hillary Clinton. E' la persona piu' amichevole coi mercati che potremmo avere. Se Donald Trump dovesse continuare a essere in testa nelle prossime primarie, i mercati diventerebbero sempre piu' nervosi''. Cosi' in poche parole, Ian Winer, responsabile della divisione azionario di Wedbush Securities ha descritto pochi giorni fa in un'intervista gli umori del mondo finanziario americano in vista di un'elezione diversa da tutte le altre.

A segnalare lo sconforto , ha raccontato giusto ieri il New York Times, e' anche il rifiuto delle grandi compagnie, a partire dalla Google e dalla Coca Cola, di impegnarsi a sponsorizzare la convention repubblicana di Cleveland, a fine luglio.

Praticamente da sempre, l'America del denaro ha un peso importante nella scelta dei candidati alla Casa Bianca. Da quando, nel gennaio del 2010, la Corte Suprema ha stabilito che le lobby e le grandi corporations hanno il diritto di sostenere qualsiasi candidato con tutti i mezzi che ritengono necessari e con il solo obbligo di farlo indipendentemente e senza rapporti diretti con le campagne elettorali, i giochi sono pero' diventati molto piu' complessi . Le organizzazioni che sono state create, i cosidetti Super Pac, possono spendere illimitatamente, mantenere segreti i nomi dei finanziatori e riversare a favore del candidato preferito somme ben diverse dal contributo personale e nominativo di 2.700 dollari concesso ai comuni cittadini americani. Un'opportunita' che, malgrado molte polemiche, il mondo della finanza non si e' lasciata sfuggire.

Quando, a meta' dello scorso anno, l'America ha cominciato a prepararsi alla successione di Barack Obama, i Super Pac si sono organizzati seguendo delle linee ampiamente prevedibili. Per Jeb Bush, beniamino incontrastato di Wall Street, sono stati messi nei forzieri piu' di 100 milioni di dollari, Ted Cruz ne ha avuti quasi 40, Marco Rubio circa 35. A Donald Trump, che si e' finanziato da solo, nessuno ha fatto caso. In campo opposto, tra i democratici, Hillary Clinton si e' ritrovata senza oppositori e i finanzieri di Wall Street hanno raccolto per lei quasi cinquanta milioni di dollari, meno della meta' di quelli assegnati a Bush, ma comunque una cifra importante.

Guidati da ex collaboratori di fiducia, i Super Pac si sono messi al lavoro, probabilmente convinti di poter seguire le strade gia' percorse nelle elezioni del 2012.

Adesso, con le primarie arrivate a meta' del loro cammino, e le consultazioni del Wisconsin, dello stato di New York e poi della California alle porte, lo scenario e' invece cambiato. E a Wall Street , soprattutto quella che ha finora finanziato con larghezza i Super Pac, non e' rimasta altra scelta che rifare tutti i calcoli.

''Ci sono un sacco di cose nelle elezioni del 2016 che nessuno aveva visto arrivare'' , ha scritto in un editoriale pubblicato sul New York Times l'economista Premio Nobel Paul Krugman, '' e una di queste e' che la politica sul commercio internazionale e' diventata uno degli argomenti principali della campagna presidenziale...i repubblicani, che sostengono di battersi per il libero mercato, potrebbero nominare un bieco protezionista, lasciando ai democratici, con il loro scetticismo sui mercati non regolati, a fare i difensori di un mercato relativamente aperto''.

Comizio dopo comizio, le promesse di Donald Trump di eliminare il deficit commerciale con la Cina e con il Messico anche a costo di cancellare tutti gli accordi di libero scambio firmati negli ultimi anni hanno attratto quell'elettorato l'elettorato maschio, bianco e povero che il partito repubblicano aveva conquistato a partire dagli anni di Ronald Reagan e che teme la diminuzione dei posti di lavoro. Per il mondo tradizionale di Wall Street, da sempre favorevole a una politica di frontiere aperte, e che ha sempre guardato con un minimo di sufficienza l'impero economico del palazzinaro di Queens, la prospettiva di una guerra commerciale e' invece allarmante.

I primi a muoversi con decisione sono stati i fratelli Charles e David Koch, fondatori di un'organizzazione che raccoglie oltre 700 ricchi sostenitori del partito repubblicano disposti a pagare oltre 100.000 dollari all'anno solo per iscriversi al potente clan. Forte di un patrimonio di oltre 800 milioni di dollari , il gruppo ha deciso di scostarsi dalla prassi di non intervenire durante le primarie e gia' a febbraio ha radunato i suoi membri in un lussuoso albergo californiano per organizzare la resistenza contro il magnate newyorkese.

''Trump sta contro tutto quello per cui ci battiamo, per le tasse, il commercio , la salvaguardia del mondo degli affari'' ha spiegato uno dei dirigenti dell'organizzazione

Con Jeb Bush e Marco Rubio ormai usciti di scena, i fratelli Koch non si sono apertamente pronunciati sul nome del loro attuale favorito , ma il loro appoggio e' certo destinato a contare. Negli uffici newyorkesi delle banche e delle societa' finanziarie , hanno cominciato a succedersi le riunioni per creare dei nuovi Super Pac per battere Donald Trump. E la voce dei finanzieri si e' unita a quella di gran parte degli economisti.

In un'intervista alla NBC, pochi giorni fa, alcuni dei personaggi chiave di Wall Street hanno previsto l'arrivo di tempi difficili e un possibile calo del 20 per cento delle quotazioni se Trump non uscira' di scena. ''E' un anno difficile e di calo e l'ascesa di Trump ha contribuito'', ha spiegato Byron Wien, un finanziere con piu' di vent'anni di esperienza alla Morgan Stanley.

A guadagnare, nella confusione, e' stata ovviamente Hillary Clinton. Pressata dagli attacchi di Bernie Sanders, che l'ha sempre accusata di essere nelle mani della grande finanza e ha ricordato in ogni possibile occasione i 675 mila dollari che le sono stati pagati per due discorsi dalla banca d'affari Goldman Sachs, Hillary ha promesso di adottare tutte le misure necessarie per evitare gli eccessi di Wall Street e favorire una ridistribuzione del reddito. Il suo approccio sostanzialmente pragmatico, pero', non e' sfuggito a un mondo che la conosce bene da quando era senatrice dello stato di New York .

Cosi' proprio mentre i fratelli Kock stanno decidendo a chi destinare in autunno i loro milioni, le risorse di Priorities USA , il Super Pac creato e finanziato dal miliardario George Soros, si sono gonfiate. Priorities ha gia' speso 70 milioni di dollari per prenotare la pubblicita' televisiva negli stati a rischio e ha avuto promesse di finanziamento per quasi 50 milioni di dollari nei prossimi mesi. ''Siamo pronti, abbiamo imparato che non si puo' andare contro Trump all'ultimo momento'', ha promesso Guy Cecil, un ex collaboratore di Hillary nel 2008 che ora dirige Priorities USA.

anche sul Corriere del Ticino













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