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Donald Trump e Hillary Clinton si confermano i capofila nella corsa alla Casa Bianca. Ma l'elettorato non li ama

Gianna Pontecorboli

Mercoledi' 16 Marzo 2016
Dua candidati, Donald Trump e Hillary Clinton, che conquistano i voti, ma non la simpatia dell'elettorato. E che, in modi diversi, mettono i loro rispettivi partiti di fronte a una situazione imprevista e complessa da gestire.

Con il Supertuesday bis di martedi, le elezioni americane sono ormai arrivate ad un punto cruciale, molti stati importanti hanno gia' espresso la loro opinione, anche se ancora ne mancano altri non meno significativi come la California e New York.

I nomi dei capofila sono ormai definiti e sia Hillary che Trump sono decisamente in testa nel conto dei delegati . Eppure, nella storia delle elerzioni americane, raramente le incognite sono apparse tante.

Il nodo piu' difficile da sciogliere, ovviamente, si e' presentato gia' ieri mattina in casa repubblicana.

Senza apparente fatica, il miliardario newyorkese ha avuto ragione martedi dei suoi avversari in quattro dei cinque stati dove si sono svolte le primarie, in Missouri, in Illinois, in Nord Carolina e perfino in Florida, dove ha distrutto le ultime speranze di Marco Rubio. Solo in Ohio ha dovuto cedere il passo al popolare governatore John Kasich.

Per lui ha votato un pubblico eterogeneo e ben piu' vario di quanto ci si attendesse e che ha compreso non soltanti gli anziani bianchi ma anche il 36 per cento dei giovani in Florida e il 26 per cento in Ohio e una buona percentuale degli ispanici . Anche se poi, in un sondaggio della Gallup, piu' della meta' dei repubblicani negli stati che hanno votato ha detto di non considerarlo ne' onesto ne' degno di fiducia. E anche se, ormai da settimane, politologi e sociologi cercano invano di spiegarsi le ragioni del consenso per un candidato che in realta' nessuno ama e che rischia di dividere il paese. ''Credetemi, c'e' molta rabbia'' , ha spiegato loro lo stesso Trump dopo le sue vittorie di martedi.

All'interno del partito repubblicano, il risultato ha rappresentato una conferma che sara' difficile evitare una convenzione divisa a luglio a Cleveland .

Proprio le ultime mosse del candidato, che non ha mai condannato apertamente le violenze avvenute durante i suoi eventi elettorali e anzi, parlando ieri mattina alla Cnn, ha preannunciato ''scontri'' se la convenzione gli neghera' la nomination se avra' ottenuto la maggioranza, hanno esacerbato l'ostilita' nei suoi confronti all'interno del partito.

Fino ad oggi, pero' , Trump ha conquistato 640 dei 1237 delegati necessari per avere la maggioranza assoluta, mentre Ted Cruz, il candidato che anche martedi si e' confermato al secondo posto, ne ha conquistati 405 e Kasich 138. Gia' ieri, dopo la rinuncia di Rubio, che ha sospeso la sua campagna dopo un avvilente risultato nel suo stato, sia Cruz che Kasich hanno promesso di continuare la loro battaglia e non hanno fatto mistero di sperare di aggiudicarsi i 170 delegati gia' conquistati dal candidato sconfitto. Rubio, nel suo discorso di rinuncia, si e' pero' guardato bene dal dare qualsiasi indicazione, anche se ha avuto parole dure per il capofila. '' L'America e' al centro di uno tsunami politico'', si e' limitato a dire,'' avremmo dovuto vederlo arrivare''.

Di fatto, ne' Cruz, che il partito non ama troppo, ne' Kasich, che ha raggranellato al di la' dell'Ohio pochi voti, sono apparsi ieri in grado di superare lo svantaggio nei confronti di Trump nelle prossime consultazioni elettorali. Cosi', le voci abbondano. Qualcuno ha parlato di una possibile candidatura dell'ultimo minuto da parte di Paul Ryan, ex candidato vicepresidente e attuale speaker della camera dei Rappresentanti. E negli uffici del partito tutti hanno cominciato a consultare il regolamento della convenzione repubblicana, in base al quale il candidato del partito potra' essere deciso con delle votazioni successive se nessuno avra' raggiunto la maggioranza dei delegati al primo ballottaggio.

Tra i democratici, la vittoria decisa di Hillary e' arrivata invece come una gradita conferma per una candidatura sostenuta dal partito ma che era stata messa in crisi dalla sconfitta in Michigan nei confronti di Bernie Sanders. In un euforico discorso agi simpatizzanti, martedi sera, Hillary non ha lasciato dubbi sul fatto di guardare ormai alle elezioni di novembre. A preoccupare, pero' e' soprattutto il fatto che , secondo la Gallup, il 63 per cento degli americani non ha un'opinione favorevole della candidata. E anche se gran parte dei sostenitori di Sanders si sono dichiarati disponibili a votarla, la tentazione di rimanere a casa potrebbe costarle molti voti.

anche su Corriere del Ticino










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