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Brasile, il caso Lula

L'ex presidente prelevato dalla Polizia federale per essere sentito dal giudice di Lava-Jato, la "Mani Pulite verde oro", anche se non si era mai rifiutato di deporre. L'opposizione di centro destr,a che punta all'empeachment della presidente Dilma Roussef, esulta annunciando ostruzionismo in parlamento e grandi manifestazioni di piazza per domenica. I sostenitori del vecchio leader della sinistra si mobilitano. Ma il problema corruzione esiste

Adalberto Belfiore

Martedi' 8 Marzo 2016

L'accompagnamento coatto dell'ex presidente brasiliano, il popolarissimo Luiz Inácio Lula Da Silva, leader storico della sinistra, per farlo deporre sul suo coinvolgimento, che lui ha sempre negato, nell'enorme giro di mazzette e favori attorno al colosso petrolifero statale Petrobras, conosciuto in Brasile come caso Lava-Jato (Car-washing) una sorta di Mani pulite verde oro, è stato un evento di grande drammaticità. Le case di Lula sono state perquisite, indagati i conti bancari, sequestrati documenti e computer suoi e della fondazione che porta il suo nome. E venerdì scorso la Polizia federale si è presentata a casa dell'ex presidente alle sei del mattino con un regolare mandato emesso dal titolare delle indagini, il giudice federale Sérgio Moro. Ma Lula, andato ad aprire lui stesso la porta, in un primo momento si è opposto. Voleva rendere le sue dichiarazioni in casa ed era disposto ad accompagnare la squadra venuta a prelevarlo “solo se fosse stato ammanettato.” Per fortuna sua, e del Brasile, i suoi avvocati l'hanno convinto ad accettare di farsi portare (senza manette) in una sala dell'aeroporto di Congonhas, San Paolo, dove è stato interrogato per tre ore. Alla fine ha potuto andarsene a piede libero accompagnato da avvocati e militanti del suo partito, il Pt, Partido dos trabalhadores, rifiutando la scorta della polizia.

Perché questa spettacolarizzazione? Lula non si era mai sottratto alle richieste della magistratura, e aveva più volte deposto su casi di corruzione che potenzialmente avrebbero potuto coinvolgerlo, peraltro uscendone sempre senza la formalizzazione di alcun addebito. Il giudice Moro ha dichiarato alla stampa di aver ordinato il mandato di accompagnamento coatto (condução coercitiva) per “ragioni di ordine pubblico,” ossia per evitare “tumulti” come quello avvenuto il 17 febbraio a Barra Funda, Stato di San Paolo. In quell'occasione la deposizione di Lula in un altro processo fu rimandata all'ultimo minuto proprio a causa di scontri tra tra manifestanti pro e contro l'ex presidente. Peccato che, e sono le stesse parole del giudice ad ammetterlo, la misura coercitiva di venerdì abbia causato “manifestazioni politiche infiammate con aggressioni a innocenti, proprio come si voleva evitare.”

L'associazione dei giudici federali del Brasile (Ajufe), l'Associazione dei Magistrati brasiliani (Amb) e l'Associazione nazionale dei Procuratori della Repubblica (Anpr) hanno espresso il loro appoggio alla decisione del giudice federale e al comportamento della polizia affermando che tutto si è svolto in modo conforme alla legge e alle procedure, secondo il principio che nessun cittadino è al di sopra della legge e che non è stato violato alcun diritto, tanto meno quello alla difesa. La levata di scudi non ha però convinto il giudice Marco Aurelio Mello, del Tribunale supremo federale (Tsf, che nell'ordinamento brasiliano unisce funzioni di Corte di cassazione e Corte costituzionale) il quale ha ricordato che l'accompagnamento coatto è concepibile solo se “l'intimato rifiuta di comparire.” Ma non era il caso di Lula: “non mi risulta” ha infatti aggiunto il supremo giudice “che l'ex Presidente della Repubblica, ma potrebbe essere un cittadino comune, si sia rifiutato di comparire e nemmeno che il mandato sia stato preceduto da alcuna intimazione a comparire spontaneamente.”

L'interrogatorio coatto di Lula rafforza la posizione di chi punta sulla messa in stato di accusa (empeachment) della presidente Dilma Roussef anche lei del Pt e pupilla di Lula, per il suo presunto coinvolgimento nel sistema corruttivo portato alla luce dalle indagini. L'opposizione, dopo aver insistentemente chiesto l'istituzione di una commissione parlamentare per l'empeachment, ha annunciato che farà ostruzionismo fino a quando questa non sarà costituita e si è impegnata a fondo nell'organizzazione della giornata di protesta che avrà luogo domenica prossima con manifestazioni di strada in tutto il paese. Il Partido dos trabalhadores pur duramente colpito dagli eventi, ha iniziato a fare quadrato. La Roussef ha espresso solidarietà incondizionata a Lula definendo la decisione di Moro e l'operato della Polizia “atti di arbitrio e violenza.” Il ministro del lavoro Miguel Rossetto ha dichiarato che l'ostruzionismo parlamentare sarà neutralizzato e che Lula (70) rimane un formidabile candidato per le prossime elezioni presidenziali del 2018. La Cut, il maggior sindacato del Brasile sta organizzando contromanifestazioni e presidi in tutto il paese in difesa di Lula. Finora le accuse si basano principalmente sulla “delazione premiata ” del senatore del Pt Delcídio de Amaral, uno che però nel giro di tangenti c'è dentro fino al collo, e non è emersa nessuna prova obiettiva. Ma Lava-Jato ha dimostrato che durante la presidenza Roussef la corruzione ha raggiunto livelli tali da soffocare il paese.



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