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Gianna Pontecorboli

Mercoledi' 2 Marzo 2016
Nella tradizione elettorale americana, la decisa vittoria di Donald Trump e Hillary Clinton nelle elezioni del ''Supertuesday'' avrebbe dovuto significare che i due candidati si ritroveranno, a novembre, faccia a faccia a contendersi la Casa Bianca. Ieri mattina, a urne appena chiuse, l'intera America si e' svegliata invece in una situazione ben diversa. e con il partito repubblicano scosso da una penosa sensazione di incertezza.

La vittoria di Donald Trump, ovviamente, era attesa. Il magnate newyorkese , pero', e' andato oltre le previsioni, ha vinto sette stati e ha dominato apparentemente senza sforzo sia negli Stati conservatori del Sud che in quelli piu' moderati del New England, in Albama, in Georgia, ma anche in Massachussetts ,in Vermont. In Virginia, ha strappato a sorpresa a Marco Rubio un premio molto ambito. I voti sono arrivati dai bianchi meno educati, penalizzati dalla crisi economica , ma anche dagli evangelici del sud e dalle popolazioni delle aree rurali.

''Sono un unificatore'' , ha spiegato trionfante durante una conferenza stampa nella sua casa di Mar-a- Lago, in Florida, subito dopo la chiusura delle urne,'' quando avremo finito, andro' contro una sola persona,Hillary Clinton''.

A Cruz sono andati il popoloso Texas, lo stato di cui e' senatore e che ha una ricca messe di delegati, il vicino l'Oklahoma e l'Alaska, ma il suo consenso e' stato modesto nel moderato Massachussetts e in Virginia. A Marco Rubio, che e' stato il vero perdente del Supertuesday, e che aveva sperato di imporsi come il candidato dell'establishment repubblicano, e' rimasto solo il caucus del Minnesota.

Per i rappresentanti del partito repubblicano, che avevano inizialmente avuto un atteggiamento attendista nei confronti dell'ascesa di Trump, il risultato ha rappresentato un allarmante campanello d'allarme.

A conti fatti, Trump ha ora 315 delegati sui 1237 necessari per aggiudicarsi la nomination alla Convenzione di Cleveland, mentre Cruz ne ha ottenuti 205 e Rubio ne ha solo 106. In teoria, gli avversari, messi insieme, possono contare ancora sul 65 per cento circa dei consensi, ma gia' ieri e' apparso chiaro che solo Carson ha forse intenzione di ritirarsi dalla corsa. E Trump, da parte sua, e' gia volato in Ohio e in Florida, che voteranno il 15 marzo insieme all' Illinois e al Missouri, e che, grazie al sistema di distribuzione dei delegati, potrebbero garantirgli una maggioranza inattaccabile.

Adesso, la vittoria del magnate ha fatto emerge lo spettro di una convenzione divisa e di una possibile devastante sconfitta contro Hillary, Cosi' tutti hanno cominciato a muoversi. Dopo che Trump ha rifiutato di distanziarsi apertamente dall'appoggio che gli ha offerto David Duke, capo del Ku-Klux Klan, lo speaker della camera dei rappresentanti, Paul Ryan, ha avuto parole durissime. ”Il nostro non e' il partito che sfrutta i pregiudizi della gente. Siamo il partito di Lincoln'', ha spiegato. Dopo di lui, in rapida successione, diversi politici hanno invitato i propri simpatizzati a non votare per un candidato divisivo e pericoloso. Mitt Romney ha preannunciato che parlera' oggi. Ai politici, si sono presto uniti finanziatori e gruppi di opinione. Il finanziere Paul Singer e Meg Whitman, amministratore della Hewlett Packard, hanno organizzato un giro di telefonate per raccogliere fondi a favore degli altri candidati. Da parte sua l'ex direttore della Cia, Michael Hayden, ha dichiarato in un'intervista che i militari non obbedirebbe al presidente Trump se dovesse ordinare, come ha preannunciato di voler fare, di tornare alla tortura. Sei giornali del New Jersey hanno chiesto ieri le dimissioni di Chris Christie, colpevole aver appoggiato Donald Trump.

Tra i democratici, ovviamente , il panorama e' apparso meno teso. Hillary Clinton, dopo i passi incerti delle ultime settimane, si e' imposta con decisione, ha conquistato sette stati e ha dominato nettamente in tutti gli stati con un'alta percentuale di elettorato nero come la Georgia e l'Alabama. L'ex first lady si e' presa anche il Massachussets, tradizionale culla dei ''liberals'', anche se ha dovuto lasciare a Bernie Sanders il Vermont, l'Oklahoma, il Colorado e il Minnesota. Adesso , Hillary ha in mano 1055 delegati sui 2383 necessari per la nomination, compresi i 457 superdelegati che hanno liberta' di voto. A Sanders e' rimasto in mano poco, 254 delegati piu' 22 superdelegati delegati. Anche lui, come i candidati repubblicani, ha pero' promesso di continuare a battersi. '15 stati hanno votato, ma ne rimangono 35'', ha spiegato. Di fatto, il partito ha imposto la sua favorita, ma Hillary non ha perso tempo a far capire all'elettorato di aver ascoltato un messaggio che ha fatto presa sul pubblico giovanile e sulle donne. Anche se, in definitiva, si e' gia' rivolta a Trump..'' Invece di costruire muri, dobbiamo abbattere le barriere e costruire la possibilita' per ogni americano di realizzare il suo potenziale'', ha spiegato dopo la vittoria.

Gianna Pontecorboli




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