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La nuova, grande sfida lanciata da Londra a Mosca ieri col rapporto Litvinenko, quelle gocce di polonio versate con disinvoltura in una tazza di tè in un Paese europeo, rischia di avere le armi spuntate. Troppi gli interessi in ballo tra i due Paesi, a partire da quelle centinaia di migliaia di russi residenti in Gran Bretagna. (foto: EPA)

Lucia Sgueglia

Venerdi' 22 Gennaio 2016
MOSCA

Quindici anni di avvelenamenti, fughe incrociate, oligarchi e spie, morti eccellenti e misteriose, sanzioni, dalle lussuose ville di Londongrad alle bombe in Siria. Si fa presto a dire guerra fredda. Le relazioni tra Russia e Gran Bretagna sono da sempre burrascose: l’era Putin, nel 2000, si apre proprio con la fuga da Mosca a Londra del magnate russo Boris Berezovsky, da artefice della sua ascesa politica, a nemico numero uno di zar Vladimir, colpito in patria da una serie di inchieste giudiziarie.

Ma la nuova, grande sfida lanciata da Londra a Mosca ieri col rapporto Litvinenko, quelle gocce di polonio versate con disinvoltura in una tazza di tè in un Paese europeo, rischia di avere le armi spuntate. Troppi gli interessi in ballo tra i due Paesi, a partire da quelle centinaia di migliaia di russi residenti in Gran Bretagna, di cui 150mila, almeno, solo a Londra.

Molti ricchi, o ricchissimi, che pagano le tasse, almeno in parte, alla Regina (protagonisti di film e serie tv, accusati di aver fatto schizzare alle stelle i prezzi nella City). Pur restando leali al Cremlino, alcuni, come il patron del Chelsea Roman Abramovich, o caduti in disgrazia come l’ex potentissimo sindaco di Mosca Yuri Luzhkov, riparato a Chelsea con la moglie Elena Baturina, ex donna più ricca di Russia; imprenditori di semi-opposizione come Evgeny Chichvarkin, ex proprietario del più grande distributore russo di telefoni cellulari, neo-dissidenti come Vladimir Ashurkov, numero due del blogger Navalny. Nemici giurati di Putin da Berezovsky, controverso zelig dalle mille maschere, nel 2003 il Regno Unito gli accordò l’asilo politico, da allora si dedicò a combattere Putin con ogni mezzo, o l’ex leader separatista ceceno Akhmed Zakayev, «terrorista» per Mosca, l’asilo concessogli in Albione scatenò l’ira della Russia. Che da anni ne chiede inutilmente l’estradizione. E dalle parti della City si fa vedere sempre più spesso anche l'ex magnate della Yukos Mikhail Khodorkovsky, graziato da Putin dopo 10 anni di galera: corre voce che anche lui, dalla Svizzera, potrebbe chiedere rifugio a Londra.

ESPULSIONI RECIPROCHE
Con Berezovsky proprio Litvinenko, fuggito a Londra nel 2000 e poi secondo alcuni finito al soldo dell’Mi6, aveva fatto amicizia, l’ex magnate e matematico gli trovò casa a Kensigton con la famiglia e gli elargiva ogni mese un assegno di cinquemila pound. Nel 2013 Berezovsky fu trovato impiccato nel bagno di una delle sue residenze ad Ascot, apparente suicidio. Nel 2011 aveva sfidato il rivale Abramovich in tribunale a Londra, accusandolo di ricatto, abuso di fiducia e violazione di contratti, chiedendo oltre tre miliardi di sterline di danni. Il più grande caso civile nella storia legale britannica, la «battaglia dei tycoon». Dopo l’auto-esilio, Putin l’accusò di tutte le peggiori trame contro la Russia, dalla guerra cecena all’omicidio Politkovskaya.

Ma al centro del grande gioco Mosca-Londra da sempre ci sono i servizi segreti. Nel 2007 la nuova «guerra delle spie» vide l’espulsione di 4 diplomatici inglesi da Mosca, accusati tra l’altro di aver piazzato a Mosca il celeberrimo «sasso spione», Londra rispose cacciando feluche dall’ambasciata russa, tra cui un sospetto sicario inviato a uccidere Berezovsky (il complotto fu denunciato da Litvinenko). «Londra pullula di spie», quasi più che ai tempi della Cortina di Ferro, si scoprì all’epoca. Altro che Spielberg.

Cameron ieri, parlando di «un omicidio spaventoso, sponsorizzato dallo Stato». Mosca ha risposto gelida e insieme sarcastica, «forse uno scherzo dettato dall’humour britannico» per il portavoce del Cremlino Peskov, ma che «potrebbe avvelenare ulteriormente» la già pessima atmosfera bilaterale, ai minimi storici dal 2006. Ma la realpolitik chiama. Mosca, alleato di Assad, con i suoi raid militari è un tassello chiave per la pace in Medioriente. Per questo, forse alle minacce reciproche di misure e contromisure, non seguiranno passi concreti. Anche perché per Mosca travolta dalla crisi economica, sanzioni e contro-sanzioni, ogni rappresaglia può farsi boomerang.

E pensare che fino alla metà degli anni duemila, Tony Blair era un «role model» da imitare per Putin, i due andavano a braccetto, ai tempi del progetto Blue Stream, poi accantonato a favore della Germania di Schroeder. Forse per questo, gli 007, a Mosca come a Londra, restano muti sui motivi del delitto.

Pubblicato su La Stampa del 22 gennaio 2016



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