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Intervista al politologo e giornalista David Yepsen

Gianna Pontecorboli

Lunedi' 8 Febbraio 2016
David Yepsen, giornalista e politologo, e' attualmente direttore del Paul Simon Institute of Southern Illinois University a Carbondale. Alle sue spalle ha una carriera trentennale di commentatore politico e capo delle pagine politiche al Des Moines Register, in Iowa, e ha diretto per un anno un gruppo di studi sulla selezione dei candidati presidenziali all'Institute of Politics di Harvard.

Al Corriere del Ticino, Yepsen ha dato il suo giudizio sull'importanza dei primi passi della campagna presidenziale del 2016, vista anche alla luce delle esperienze passate.


D)I caucus dello Iowa hanno riservato alcune sorprese rispetto alle previsioni. Quanto sono significativi i risultati ottenuti dai candidati dei due partiti , anche alla luce di quello che e' successo in passato? E potrebbero esserci sorprese simili in New Hampshire?

R)Bernie Sanders e ' il grande favorito in New Hampshire. I democratici in questo stato tendono a essere molto a sinistra rispetto al centro , Sanders rappresenta uno stato confinante, il Vermont, e nei sondaggi ha un grosso vantaggio rispetto a Hillary Clinton. Ma le cose potrebbero anche cambiare rapidamente, soprattutto dopo il confronto che i due candidati hanno avuto mercoledi scorso. Non dimentichiamo che Hillary ha gia' battuto Obama in New Hampshire nelle elezioni del 2008 e in questi giorni c'e' uno scrutinio molto piu' severo nei confronti di Sanders dopo che ha avuto gli ottimi risultati che ha avuto in Iowa.

Per quanto riguarda i repubblicani, una vittoria sarebbe un enorme risultato per Cruz. Visto che il New Hampshire e' uno stato culturalmente liberale, non ci si aspetta che per lui un successo. Adesso che la bolla di Donald Trump si sta in parte sgonfiando forse ci saranno delle opportunita' per lui. Io credo che sarebbe felice di finire tra i primi tre , ma tutto quello che desidera e' portare al piu' presto possibile la corsa alla Carolina del Sud e in generale a tutto il Sud , dove trovera' un terreno molto piu' favorevole.

D)E per quanto riguarda l'altra sorpresa dello Iowa, Marco Rubio , e gli altri candidati repubblicani?

R)In New Hampshire e' soprattutto Jeb Bush che si gioca tutto. Era partito come un favorito ma ha ottenuto cosi' poco finora che se perdera' anche in New Hampshire i suoi sostenitori cominceranno a guardare altrove e a chiedergli di farsi da parte e rinunciare alla corsa. Certamente Bush ha ancora molti soldi, ma c'e' poco che puo' fare a questo punto. Questa e' un'elezione molto interessante e penso significativa. Tutti e due i partiti politici americani stanno cercando di definire la loro direzione per l'era post-Obama. I repubblicani hanno dei dubbi sulla direzione di Washington e altrettanto li hanno i democratici. La forza di quelle che avevamo giudicato solo manifestazioni di protesta e' veramente sorprendente. Gli americani in entrambe i partiti sono arrabbiati e chiedono nuove idee e nuove facce. Questo spiega quello che sta succedendo tra Hillary Clinton e Bernie Sanders. Questo spiega perche' Marco Rubio sta salendo bene. Se fara' bene anche in New Hampshire, avra' il vento in poppa nelle primarie del Sud.

Sia lo Iowa che il New Hampshire sono considerati poco rappresentativi dell'intero paese. Perche' sono tanto importanti per la corsa alla Casa Bianca?




R) Storicamente, i caucus dello Iowa hanno due obbiettivi principali. Il primo e' quello di elevare un candidato dall'oscurita' come e' avvenuto nel 1976 con Jimmy Carter, che era uno sconosciuto quando ha vinto in Iowa e ha poi proseguito fino alla Casa Bianca. George Herbert Walker Bush ha vinto di misura i caucus nel 1980. Ha dovuto poi cedere la nomination a Ronald Reagan, ma e' diventato vice presidente e poi in seguito presidente. Questi sono due esempi molto significativi di politici elevati dai caucus da una relativa oscurita' alla luce dei riflettori a livello nazionale.

Il secondo aspetto importante dei caucus e' quello di assottigliare il campo. Se un candidato non fa una buona campagna e non arriva almeno terzo, quello che probabilmente succede e' che le donazioni si prosciugano, i sostenitori si rivolgono altrove e il pubblico lo vede come un perdente.

Ci sono tre biglietti per chi esce dallo Iowa, il primo, il secondo e il terzo posto. E, storicamente, il vincitore finale della nomination del partito e' uno dei tre.

Per quanto riguarda il New Hampshire, l'elettorato e' diverso, ma le indicazioni che offre sono comunque preziose per sondare gli umori del paese.




D)Come mai il calendario non e' mai stato cambiato per riflettere di piu' , gia' dalle prime battute, la composizione della popolazione degli Stati Uniti?

R)In realta' ci sono sempre state delle riserve perche' il processo di voto comincia in due stati che non sono rappresentativi del resto del paese. Ogni quattro anni qualcuno dice che sara' l'ultima volta, ma una delle ragioni principali per cui non si riesce a cambiare e' che non si riesce a mettersi d'accordo su un sistema alternativo per la selezione dei candidati, come delle primarie nazionali o regionali.

Certamente a ogni ciclo il processo si evolve. Per esempio quest'anno abbiamo lo Iowa e il New Hampshire ma i due partiti hanno aggiunto la Carolina del Sud e il Nevada che voteranno a fine Febbraio e cosi' hanno dato una voce gia' nelle prime consultazioni a due stati che non l'avevano mai avuta . In Carolina del Sud c'e' un largo elettorato Afro-Americano, in Nevada un consistente elettorato latino. Una vera modifica pero' non c'e'.

Quello che succede in ogni convenzione e' che qualcuno si alza e chiede di cambiare il sistema per la prossima votazione, nei successivi quattro anni. Il nominato e il partito tuttavia regolarmente rispondono: “ Un attimo, una cosa alla volta, ora pensiamo a vincere le elezioni''.Per di piu' lo Iowa, il New Hampshire e il Nevada sono stati che possono pendere da una parte o dall'altra nelle elezioni generali e nessuno vuole alienarseli prima della battaglia di novembre. Cosi' , niente si muove, e' un caso di inerzia politica.

anche sul Corriere del Ticino







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