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Dopo le sorprese dello Iowa la parola passa allo stato che tradizionalmente decide la direzione delle elezioni americane

Gianna Pontecorboli

Lunedi' 8 Febbraio 2016
Il Derry Opera House , lo storico teatro di Derry, New Hampshire, e' piccolo e raffinato come ci si aspetta in una cittadina del colto New England. Il pubblico in sala e' ben diverso da quello dei caucus dello Iowa , ci sono molti anziani in giacca e cravatta, e anche tanti studenti con l'aria compunta. Il moderatore dell'incontro organizzato dalla CNN, Anderson Cooper, e' un giornalista di lunga esperienza. Per lui e' stata una giornata pesante, il suo network televisivo e' stato al centro di una dura polemica con i candidati repubblicani, ma le sue domande sono tanto pungenti quanto sorridenti.

Con il confronto che ha visto, mercoledi sera, Bernie Sanders e Hillary Clinton impegnati a difendere con grinta le proprie posizioni, le primarie del New Hampshire sono entrate nel vivo. Durante il week end, sabato sera, sara' la volta dei repubbblicani, ridotti di numero rispetto al passato, ma altrettanto agguerriti.

Proprio quello scontro tra il senatore del Vermont e l'ex segretaria di Stato, pero', e' stato l'evento che ha fatto capire che la compagna presidenziale del 2016, sara' molto combattuta, non soltanto tra i repubblicani, ma anche tra i democratici. E che la vittoria in uno stato che tradizionalmente ha molto da dire nella scelta del nuovo presidente degli Stati Uniti continua a essere un premo molto ambito .

Nella geografia degli Stati Uniti, il New Hampshire occupa un posto marginale. Lo stato e' uno dei piu' piccoli, ha solo 1,3 milioni di abitanti , e' freddo e difficile da raggiungere. Anche nella matematica elettorale, lo stato conta apparentemente poco, i suoi abitanti dovranno eleggere martedi prossimo solo 22 delegati democratici e 12 repubblicani. Alle elezioni di novembre, il New Hampshire assegnera' al vincitore solo 4 voti elettorali , una minuscola porzione dei 270 necessari per arrivare alla Casa Bianca. Il suo elettorato, come quello dello Iowa, e' prevalentemente bianco e per tradizione vicino alle posizioni ''liberal'', ben diverso da quelli del Sud e del Midwest che voteranno nel ''Supertuesday'' dell' 1 marzo.

Eppure, basta guardarsi in giro nelle strade della capitale, Manchester, e delle altre cittadine in questi giorni per capire la tensione e l'importanza della posta in gioco.

Le campagne dei candidati sono gia' arrivate in forze ancor prima della chiusura dei caucus in Iowa. Donald Trump, addirittura , e' volato a Manchester piu' volte gia' nelle scorse settimane, Hillary Clinton ha fatto arrivare centinaia di volontari per contrastare i giovani ''vicini di casa'' giunti dal Vermont per sostenere Bernie Sanders.

I candidati sono dovunque, per una colazione a base di tradizionali pancakes o per un botta e risposta apparentemente improvvisato con i possibili sostenitori. Dopo il primo confronto nel teatro, Bernie Sanders e Hillary Clinton ne hanno messo in programma subito un secondo.

Negli uffici dei politici locali, si sono susseguite le riunioni per fare il punto della nuova situazione dopo gli inaspettati risultati dello Iowa mentre le televisioni locali alternano incessantemente notizie e assillanti spot pubblicitari. Cosi', la posta in gioco, per molti dei concorrenti, appare sempre piu' alta.

In campo repubblicano, per mesi, Donald Trump e' apparso il favorito, i suoi eventi nei mesi scorsi hanno fatto accorrere migliaia di persone. Dopo la sua inattesa sconfitta nei caucus, Trump ha reagito con durezza, accusando il suo rivale Ted Cruz di aver ''rubato'' la vittoria quando ha diffuso la notizia , risultata poi falsa e basata su un commento ambiguo fatto dalla CNN , che Ben Carson si sarebbe ritirato dalla gara. Cruz, che dopo la sua vittoria in Iowa ha rafforzato il suo staff in New Hampshire e si e' impegnato nei giorni scorsi a corteggiare i politici locali, ha reagito con altrettanta durezza. ''Questo e' stato un ''Trumpertantrum” (una sparata irosa in stile Trump)'', ha reagito sprezzante il candidato ultraconservatore.

Un'altra impegnativa battaglia, poi, si combatte al livello piu' basso, per il aggiudicarsi il terzo posto. Con Rick Santorum, Mike Huckabee e Rand Paul ormai fuori dalla corsa e Ben Carson danneggiato dalla sua assenza in New Hampshire e dalla polemica con Cruz, il vero duello resta tra Jeb Bush e Marco Rubio. Entrambe hanno nello stato una buona organizzazione e riserve finanziarie piu' che consistenti. Dopo il successo nello Iowa, molte mezze parole dei politici locali fanno capire che , a loro giudizio, la bilancia sta pendendo a favore della giovane ''faccia nuova'' di origine cubana.

In campo democratico, i sondaggi indicano da molte settimane in Bernie Sanders il sicuro favorito. Incontro dopo incontro, evento dopo evento, il senatore del Vermont ha lasciato capire di non essere disposto a farsi da parte. Le sue accuse a Hillary di essere ''moderata un giorno e progressista l'altro'' e di essere schiava dei ricchi ''super Pac'' dei finanziatori elettorali e dei 15 milioni di dollari ricevuti da Wall Street l' hanno costretta a una risposta che e' apparsa a molti forzata e imbarazzata.

Un aiuto inaspettato, la candidata lo ha avuto nel teatro di Derry , quando un malato terminale le ha chiesto se pensa di muoversi a favore dell'eutanasia e la candidata, insieme all'uditorio, ha mostrato un momento di autentica commozione. I suoi collaboratori, pero' ,fanno capire che il loro obbiettivo e' solo di dare alla Clinton un secondo posto dignitoso, a meno di dieci punti di distanza da Sanders.

Di fatto, tutti sono sulle spine. Quei signori anziani in giacca e cravatta e quei compunti universitari che hanno affollato il teatro di Derry, come i sostenitori che hanno applaudito Trump per mesi, infatti, hanno la fama di essere un elettorato imprevedibile, pronto a cambiare idea all'ultimo minuto. Nel 1992, avevano regalato a Bill Clinton, a sorpresa, il titolo di ''comeback kid'', il ragazzo ritornato, ma nel 2008 avevano dato a Hillary , favorita nei sondaggi per mesi, una vittoria solo su misura su Barack Obama. E sempre nel 2008, un John McCain che non sembrava destinato nei sondaggi a andare lontano , era balzato inaspettatamente al primo posto .

anche sul Corriere del Ticino

















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