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ONU/ASSANGE: "DETENUTO ILLEGALMENTE"

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ONU/ASSANGE: "DETENUTO ILLEGALMENTE"

per le Nazioni Unite la permanenza dell'uomo che ha rivelato i segreti del pianeta nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra è illegale. Il presidente ecuadoriano Rafael Correa, che gli ha concesso lo status di rifugiato politico, chiede chi mai pagherà i danni

Adalberto Belfiore

Venerdi' 5 Febbraio 2016

Il presidente dell'Ecuador Rafael Correa commentando la decisione della commissione Onu sui diritti umani che ieri ha dichiarato “una detenzione illegale” la permanenza forzosa di Julian Assange nell'ambasciata del suo paese a Londra, ha chiesto chi mai pagherà i danni per questa persecuzione e per gli atti di spionaggio e intimidazione a cui la sede diplomatica di Quito è stata sottoposta. Il ministro degli esteri ecuadoriano Ricardo Patiño ha anche ricordato che all'hacker e attivista australiano, rifugiato da più di tre anni nella sede diplomatica del paese andino, è stato negato perfino il permesso di lasciarla temporaneamente per effettuare una risonanza magnetica in seguito a forti dolori a una spalla di cui soffre da mesi.

Una persecuzione appunto: per il Wgad, il gruppo di lavoro Onu sulle detenzioni illegali, che emette pareri non vincolanti ma di grande peso giuridico, si tratta di “un'ingiusta detenzione” che dovrebbe essere sanata con l'immediata liberazione e un congruo risarcimento. Ma la civilissima Svezia e la Gran Bretagna patria dei diritti individuali rifiutano la sentenza e dichiarano che non cambia nulla. L'uomo che ha rivelato al mondo gli sporchi affari, i crimini di guerra e gli abusi dei diritti umani degli Stati Uniti e degli loro alleati in Iraq e Afganistan, per i due Stati europei rimane un latitante degno di uno spiegamento di più di 50 poliziotti di Scotland Yard in servizio permanente per assicurarlo alla giustizia.

Come è noto Assange, che per i suoi legali “è stato sottoposto a tortura psicologica” non sta lì per il reato di spionaggio, che è sostenuto dagli americani e negli Usa potrebbe costargli l'ergastolo o addirittura la pena di morte, ma per un'accusa di stupro. Il fondatore di Wikileaks lo avrebbe commesso in Svezia e consisterebbe solo in un “rapporto sessuale non protetto” ossia senza l'uso del preservativo, che per la legge svedese è equiparato appunto a uno stupro, seppure tra adulti consenzienti. Tanto consenzienti che la denuncia, come ha riportato a suo tempo la stampa svedese, è avvenuta molto dopo l'atto e su istigazione di una poliziotta che per convincere la “vittima” a sporgere denuncia avrebbe detto, in modo invero inquietante, che “è ora di sgonfiare quel pallone gonfiato.” Assange aveva dichiarato di accettare la sentenza Onu e di essere disposto a consegnarsi alla giustizia inglese in caso fosse stata a lui sfavorevole. Il suo ricorso invece è stato accolto, ma rischia ugualmente l'estradizione in Svezia e poi di essere consegnato agli Stati Uniti.

Rafael Correa, socialista, uno dei protagonisti della rinascita democratica latinoamericana degli anni '90 (ora in crisi), già nel 2010 si era offerto di accogliere Assange. Probabilmente non solo e non tanto per motivi umanitari quanto per la speranza che il geniale hacker e attivista australiano potesse aiutare il suo governo a smascherare le attività segrete della Cia nel paese andino. E nel 2012, quando la Corte suprema di Londra rigettò il ricorso contro la richiesta di estradizione presentata dalla Svezia, si adoperò per concedergli lo status di rifugiato politico permettendogli di sfuggire all'arresto da parte della polizia britannica e rifugiarsi nell'ambasciata ecuadoriana a Londra. Non un gran rifugio, dato che la sede diplomatica non è che un appartamento di sei stanze dalle parti di Knightbridge senza neppure un cortile o un giardino in cui passare almeno l'ora d'aria che normalmente è concessa anche ai più efferati stupratori.

Julian Assange, come Edgard Snowden, l'altro famoso leaker grazie al quale sappiamo fino a che punto sono arrivate le attività illegali di controllo e spionaggio dei servizi segreti americani, è considerato da molti un eroe dei nostri tempi ed è stato proposto per il premio Nobel per la pace. Ma i tempi sono cambiati e ora Quito sembra essere più “liberale” perfino di Londra e Stoccolma.



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