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VENEZUELA, SCONTRO FRONTALE SULLA CASA

Una legge promossa dalla maggioranza parlamentare antigovernativa promette di dare il pieno diritto di proprietà agli assegnatari degli alloggi pubblici della “Misión Vivienda.” Un'iniziativa ambigua, contestata nelle strade dagli stessi movimenti che si sono battuti per averli e su cui il presidente Maduro annuncia il veto

Adalberto Belfiore

Martedi' 2 Febbraio 2016

L'Assemblea nazionale (AN) controllata dai partiti che si oppongono al governo del presidente Nicolás Maduro la settimana scorsa ha approvato in prima lettura un progetto di legge per privatizzare le case del GMVV (Grande missione casa dei venezuelani) o Misión Vivienda, il programma di housing sociale del governo lanciato da Hugo Chávez nel 2012. Si tratta di più di un milione di abitazioni costruite in tutto il paese in collaborazione coi movimenti comunali di base e assegnate a persone e famiglie a basso reddito, una delle principali realizzazioni sociali della “rivoluzione bolivariana.” Il promotore della controversa legge, Julio Borge, del Tavolo dell'unità democratica (MUD) che controlla il Parlamento con una maggioranza di due terzi, ha dichiarato che in questo modo “i residenti riceveranno il pieno diritto sulla casa che abitano e potranno venderla sul mercato o lasciarla in eredità ai propri figli.”

Ma i movimenti per il diritto alla casa ritengono che si tratti di un inganno e hanno organizzato massicce proteste nelle strade di Caracas e di molte altre città, rivendicando il carattere sociale e non speculativo delle case costruite dal governo e chiedendo al presidente Maduro di porre il veto alla legge. Il ministro Ricardo Molina, a capo del dicastero che si occupa del patrimonio abitativo pubblico, ha espresso con queste parole la contrarietà dei manifestanti: “i poveri non hanno bisogno della casa per venderla, ma per viverci. É la borghesia, quelli che di case ne hanno due, tre o più che le comprano e vendono per specularci.”

Di fatto i beneficiari del GMVV, proprio per evitare alienazioni e speculazioni, ricevono un titolo legale che garantisce loro il diritto d'uso vitalizio trasmissibile agli eredi contro il pagamento di una quota mensile trentennale che può essere sussidiata fino al 100% in caso di reddito insufficiente. Ma le case pubbliche possono essere vendute solo in specifiche circostanze e non sul mercato libero. Nel programma del governo c'è la costruzione di altre case fino ad arrivare a dare entro due anni un'abitazione “almeno al 50% delle famiglie che attualmente vivono nelle baraccopoli.”

Borges, soffiando sul fuoco delle proteste, ha però dichiarato che “il compito del legislatore non è costruire case ma dare idee affinché il popolo possa migliorare la sua situazione e non c'è ragione perché il governo rifiuti una cosa tanto importante per le famiglie venezuelane come quella di avere il pieno diritto di proprietà sulla casa dove vivono.”

“Quelli non hanno mai appoggiato la Misión Vivienda” ha replicato indirettamente un attivista che sfilava per Caracas riferendosi ai deputati del MUD “loro non ne hanno costruita nemmeno una di casa e anzi protestavano quando lo stato prendeva i terreni per farle, ma ora si riempono la bocca con l'ipocrisia di volerci dare più diritti.”

L'iniziativa dell'opposizione ha creato un notevole allarme sociale dato che molte famiglie a basso reddito, che non sono in grado di acquistare una casa sul mercato libero, ora temono di non poter più ricevere neppure le semplici ma dignitose abitazioni del programma sociale governativo.
“Ci vogliono ricacciare da dove siamo venuti, questo vogliono” ha detto un altro manifestante “perché i borghesi non hanno digerito il fatto che il governo abbia costruito case popolari anche nei loro quartieri.”

I deputati del MUD, ignorando completamente le proteste, hanno confermato che andranno avanti e che la proposta sarà approvata in seconda lettura nei prossimi giorni. Ma il presidente Maduro ha subito dichiarato che il suo veto è scontato, aggiungendo che le opposizioni per vedere realizzato il loro piano “dovranno prima rovesciare il governo.”

Dopo la vittoria nelle legislative del 6 dicembre il composito schieramento che conforma il MUD ha sulla carta il potere di far passare la legge, ma in caso di veto presidenziale il provvedimento potrebbe passare al vaglio della Corte suprema di giustizia (TSJ) che dovrebbe pronunciarsi sulla sua costituzionalità. Senza contare che i movimenti sembrano disposti a “resistere a tutti i costi nelle piazze.” Molti osservatori pensano che di tutto il Venezuela avesse bisogno meno che di una iniziativa come questa, in grado di drammatizzare le tensioni sociali. Ma dopo aver rimosso dalle aule parlamentari le immagini di Chávez e Bolivar, aver promesso di rimuovere Maduro entro sei mesi e aver rifiutato un accordo con il governo per far fronte alla drammatica situazione economica, l'opposizione sembra puntare proprio allo scontro frontale.



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