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VENEZUELA, SCONTRO FRONTALE SULLA CASA

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Venezuela: in cerca di una mediazione

IL VENEZUELA STERZA A DESTRA

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Venezuela: in cerca di una mediazione

Nello scontro politico e istituzionale al calor bianco il Venezuela rischia il collasso. Ma potrebbe esserci uno spiraglio, a patto che non prevalgano gli estremisti

Adalberto Belfiore

Giovedi' 14 Gennaio 2016


Alla fine Nirma Guarulla, Julio Ygarza y Romel Guzamana, i tre deputati oppositori (più un quarto filogovernativo) la cui elezione nello stato di Amazonas, governato dalla destra, era stata impugnata dal Tribunale supremo di giustizia (TSJ) perché sospettati di aver comprato i voti, hanno dovuto accettare la decisione dell'Alta corte e chiesto al Parlamento monocamerale di Caracas di essere sospesi, pur dichiarandosi contrai al provvedimento e annunciando ricorsi. Così l'Assemblea nazionale (AN) ha emesso ieri un comunicato in cui dichiara di accettare l'ordinanza della Suprema corte. I deputati chavisti chiedono che vi sia anche una votazione formale, sostenendo che fino a quel momento gli atti dell'AN devono essere ancora considerati nulli. La votazione potrebbe avvenire già nelle prossime ore dunque il conflitto istituzionale, per ora, sembra sia stato evitato.

Un passo indietro tutt'altro che scontato dell'opposizione antichavista che controlla il Parlamento dopo la sonante vittoria nelle elezioni del 6 dicembre e che ha puntato decisamente a uno scontro frontale con il Presidente Nicolás Maduro. Ma la decisione del TSJ ha messo sul piatto della bilancia anche il peso del potere giudiziario che, certo non senza qualche buona ragione, gli antichavisti considerano uno strumento dell'esecutivo, specialmente dopo la nomina presidenziale di 13 suoi componenti effettivi e 21 supplenti pochi giorni dopo le elezioni.

Tuttavia la denuncia di irregolarità nell'elezione dei deputati dell'Amazonas sembra corroborata da prove consistenti. Il deputato socialista Héctor Rodriguez lunedì ha presentato alla stampa i video, le registrazioni e le testimonianze che proverebbero l'organizzazione di brogli. In particolare sarebbero documentati gli accordi tra il direttore delle operazioni elettorali Humberto Yusino e il governatore di Amazonas Liborio Guarulla per condizionare il voto di anziani bisognosi di cure. Fatto sta che la Suprema corte ha aperto un'inchiesta e sospeso la nomina di tutti e quattro i deputati eletti nello Stato dell'estremo sud venezuelano.

Quando il neoeletto presidente della camera Henry Ramos Allup, ignorando l'ordinanza del TSJ li ha fatti partecipare ugualmente alla cerimonia di giuramento tenutasi il 6 gennaio, la Suprema corte ha reagito dichiarando “nulle e prive di effetto” tutte le decisioni dell'Assemblea nazionale finché non sarà dato seguito al provvedimento di sospensione. Perfino quella, presa il giorno dopo l'insediamento di Allup alla presidenza, della rimozione dai locali parlamentari delle immagini del Presidente Hugo Chavez (morto di cancro nel marzo 2013) e dello stesso eroe nazionale Simón Bolivar.

Uno scontro al calor bianco che tutti gli osservatori giudicano non essere assolutamente ciò di cui il paese ha bisogno. Per dirne una, l'agenzia nordamericana Bloomberg mette il Venezuela al primo posto tra i Growth losers countries per il 2016, prevedendo un ulteriore crollo del 3,3% per il pil di Caracas anche per il perdurare della tendenza ribassista del prezzo del petrolio (di cui il Venezuela detiene le maggiori riserve mondiali). Che la crisi sia causata dalla “guerra economica” dell'oligarchia e dell'imperialismo contro il Venezuela “bolivariano” come sostiene il governo o per le eccessive spese improduttive, l'inefficienza e la corruzione, come dice l'opposizione, è certo che l'interesse nazionale e il bene comune richiederebbero, e con urgenza, che si aprisse un dialogo.

Ma l'opposizione (nella particolare situazione del Venezuela, repubblica semi presidenziale, oggi si definisce opposizione la maggioranza parlamentare in quanto opposta all'esecutivo) forte della schiacciante prima vittoria elettorale in 18 anni di “rivoluzione bolivariana” sta esasperando il conflitto con la proposta di amnistia per tutti i “prigionieri politici”, anche quelli condannati per gravi fatti di violenza, e dichiarando di voler destituire il Presidente “entro sei mesi” seppure, adesso, “con metodi costituzionali.” Però la sospensione dei tre deputati, che avvenga per iniziativa degli interessati o per atto della stessa Assemblea, priva almeno momentaneamente l'opposizione della maggioranza di due terzi (112 seggi su 167) che consentirebbe anche la messa in stato di accusa del Presidente con conseguenze imprevedibili e certo drammatiche.

Paradossalmente, il rispetto della decisione del TSJ potrebbe costituire una lezione di realismo, se non di responsabilità, da parte dei vincitori delle elezioni (da notare che il risultato è stato accettato da Maduro che l'ha definito una “sana sberla per svegliarsi.” E uno spiraglio, a essere ottimisti, si può intravvedere: venerdì il Presidente della repubblica, come prescrive la Costituzione, presenterà personalmente all'Assemblea nazionale una relazione sugli aspetti politici, sociali, economici e amministrativi della sua gestione nell'anno precedente. Il presidente Allup ha preso tutti gli accordi di sicurezza previsti dal protocollo ma soprattutto ha dichiarato che Maduro “sarà rispettato come la sua carica merita.” Potrebbe essere l'occasione di aprire un dialogo- Difficilissimo ma non impossibile, a patto che non prevalgano gli estremisti.



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