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I segreti del TPP (e del TTIP)

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I segreti del TPP (e del TTIP)

Dal Perù grazie a Wikileaks filtra qualcosa degli accordi contenuti nel TPP (Trans Pacific Partenrship) appena firmato tra USA e 11 stati del Pacifico. Il TPP è parte della strategia degli Stati Uniti per il contenimento della Cina ed è fratello gemello del TTIP (Transatlantic Trade and Investments Partnership), di cui da anni trattano (segretamente) USA e Unione Europea

Adalberto Belfiore

Mercoledi' 4 Novembre 2015

Lo scorso 10 ottobre è stato firmato ad Atlanta (Georgia) il TPP, trattato di libero commercio tra 12 stati del Pacifico. Messico, Perù, Cile, Stati Uniti, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Brunei, Malesia, Singapore e Vietnam, Paesi che insieme rappresentano circa il 36% dell'economia mondiale, hanno ora due anni di tempo per sottoporre il trattato alla ratifica dei rispettivi organi legislativi. Il presidente Obama si è speso molto per il successo della trattativa di cui ha lasciato chiaramente intendere il significato strategico che esso riveste per il contenimento della Cina. Da parte sua il governo di Pechino, sia detto per inciso, ha abbozzato, probabilmente nella speranza di entrare prima o poi nel Trattato, che ha definito “uno dei principali accordi di libero scambio per la regione Asia-Pacifico”, ma spingendo contemporaneamente la sua politica “a cerchi concentrici” basata sulla cosiddetta Via della Seta, (una sorta di new deal cinese appoggiato dalla nuova Banca Asiatica degli investimenti e delle infrastrutture, creazione di Pechino a cui partecipano 52 stati tra cui le nove principali economie europee), su sempre più numerosi trattati bilaterali di libero scambio e sul Partenariato economico globale (RCEP) con i paesi ASEAN più Australia, India Corea del Sud, Nuova Zelanda e lo stesso Giappone.

Ammesso che il TPP sia importante nella strategia di Obama per mantenere la superiorità economica globale degli Stati Uniti, ciò non elimina certo la preoccupazione per i possibili effetti negativi. E la sua firma potrebbe rafforzare chi vorrebbe chiudere rapidamente anche l'analogo accordo con l'Unione Europea, il famigerato, è il caso di dire, TTIP. Entrambi i progetti hanno infatti caratteristiche molto simili nei contenuti e nei metodi. Innanzitutto la segretezza. Senza la mobilitazione di una quota sempre crescente di opinione pubblica probabilmente si sarebbe già arrivati alla firma di un trattato che, in discussione da anni nelle segrete stanze della Commissione Europea, a detta di molti (associazioni di consumatori, organizzazioni di categoria, sindacati, centri studi indipendenti) garantirebbe vantaggi considerevoli alle compagnie multinazionali a scapito delle piccole e medie imprese e dei diritti e delle tutele di cittadini e consumatori.

Un esempio di quanto potrebbe accadere viene dal Perù, dove grazie a Wikileaks si è saputo che il governo di Lima, a dispetto delle assicurazione fornite dal Ministro del Commercio Estero e dallo stesso Presidente Hollanta Humala, con l'accordo firmato concederebbe alle multinazionali farmaceutiche la possibilità di allungare a dismisura il periodo di validità dei brevetti, con meccanismi quantomeno inquietanti. Lo riporta Républica, quotidiano di Lima, secondo cui da un lato una clausola obbligherebbe lo Stato andino (art. QQ.E.12.3 del Trattato) a riconoscere come periodo utile per il brevetto “tutto il tempo perso” per la concessione dello stesso. Ma non solo. Il Perù concederebbe un periodo addizionale “non inferiore a tre anni” in caso di scoperta di “nuovi usi clinici o nuove indicazioni terapeutiche” dei farmaci in questione (art. QQ.E.16). Tanto grave sembra essere la concessione che l'organizzazione di consumatori statunitense Public Citizen (www.citizenz.org) ha avvisato che questi meccanismi “costeranno perdita di vite umane” a causa del ritardo con cui potranno essere introdotti i farmaci generici. E ha fatto l'esempio della Zidovudina (ZDV) della Glaxo brevettata nel 1964 come anticancerogeno e approvata come farmaco anti AIDS nel 1987. Attualmente il trattamento con questo prodotto ancora coperto da brevetti costa a un paziente 7000 dollari all'anno, mentre con il generico ne spenderebbe solo 70.

Se si pensa che parte integrante di entrambi i trattati, TPP e TTIP, è la clausola cosiddetta ISDS (Investor-State Dispute Settlement), in soldoni una clausola secondo cui qualunque multinazionale si sentisse danneggiata dalle decisioni di uno Stato potrebbe ricorrere a un arbitrato internazionale extragiudiziale (come già ha fatto la Philp Morris contro Australia e Uruguay per le leggi restrittive sul fumo) si capisce a quali enormi pressioni potrebbe essere sottoposto qualunque Paese, specie in via di sviluppo ma non solo, se osasse intraprendere politiche contrarie agli interessi delle Corporations.

Questa è la portata di quanto viene negoziato all'insaputa delle opinioni pubbliche, ma le trattative ristagnano e sembra che non sarà così facile ai suoi promotori arrivare a concluderle nei modi e nei tempi desiderati. Probabilmente il fatto che ha segnato una svolta è stata la manifestazione del 10 ottobre scorso, quando ben 250.000 persone sono scese in piazza a Berlino per bloccare un accordo che secondo gli organizzatori di Stop-TTIP “è antidemocratico, e porterebbe un arretramento degli standard di sicurezza alimentare, diritti del lavoro e tutela dell'ambiente.” La nuova forza del movimento, che registra adesioni e mobilitazioni crescenti sulle due sponde dell'Atlantico, nell'imminenza delle primarie USA del prossimo 8 novembre ha indotto recentemente anche Hillary Clinton, preoccupata della crescita di consenso del suo rivale Bernie Sanders, fortemente contrario al TTIP, a rivedere le sue posizioni e a dichiarare di non credere che l'accordo “possa creare buoni posti di lavoro negli USA, faccia aumentare i salari e migliori la sicurezza nazionale.”



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