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UN'IDEA PER LA DEMOCRAZIA

UN'IDEA PER LA DEMOCRAZIA

International Idea, un'organizzazione integovernativa accreditata all'Onu porta avanti da vent'anni il sogno di un diplomatico svedese

Gianna Pontecorboli

Giovedi' 29 Ottobre 2015

Di democrazia , nel mondo di oggi , si parla anche troppo. La promettono gli uomini politici nei discorsi elettorali, la chiedono a gran voce i giovani nelle manifestazioni di piazza, la studiano i professori negli atenei. Altrettanto spesso, pero', il discorso resta al di fuori delle situazioni concrete dei singoli paesi, astratto e irrealizzabile, lontano dalla realta' di chi vorrebbe viverla.
International Idea (International Institute For Democracy and Electoral Assistance). un' organizzazione intergovernativa di cui la Svizzera e' quest'anno presidente di turno ha come obbiettivo , invece, di trasformare in fatti tante belle parole, partendo da realta' locali e regionali profondamente diverse tra di loro. E ne parlera' a fondo tra poche settimane a Berna .
Qual'e' il modo migliore per finanziare i partiti politici o un'elezione, magari in un paese che ha avuto fino a ieri un dittatore? Come si inseriscono in una costituzione le norme per combattere la criminalita' che minaccia le istituzioni democratiche? Che ruolo possono avere le donne in una comunita' marginalizzata per aiutare a risolvere i conflitti e promuovere la democrazia? E ancora, cosa significa democrazia in un Nepal appena uscito da un conflitto, in un Messico tormentato dall'influenza del traffico di droga sul mondo politico, in un paese africano in cui le donne ancora non hanno voce ?
Quando, il 25 novembre, Manuel Sager, direttore generale dell' Agenzia Svizzera per la Cooperazione e lo Sviluppo dara' il benvenuto a Berna ai partecipanti all' Annual Democracy Forum 2015 organizzato da International Idea insieme al Ministero degli Esteri svizzero, il diplomatico elvetico si trovera' di fronte i membri di un'organizzazione che, nei suoi vent'anni di vita, ha affrontato e spesso aiutato a risolvere in modo del tutto nuovo tutti questi problemi. E lo ha fatto partendo quasi del nulla e senza imporre mai le sue ricette.
Quest'anno, gli intervenuti discuteranno prima in una sessione dei membri a porte chiuse, poi in pubblico un tema che sta molto a cuore alla Svizzera , quello della ''accountability'', la responsabilita' dei governanti nei confronti dei propri cittadini, come elemento centrale per la costruzione di una democrazia funzionante. In particolare, si parlera' molto di quanto l'implementazione, in un clima di trasparenza , dei 17 Obbiettivi per lo Sviluppo Sostenibile per il 2030 approvati a settembre all'ONU sara' importante per la democratizzazione e di come sara' possibile coinvolgere nel processo non soltanto i governi e i parlamenti, ma anche i rappresentanti della societa' civile, del mondo accademico e di quello economico.
Un anticipo di questi temi lo si e' avuto, tra l'altro, durante un evento organizzato da Idea in margine al summit per l'Agenda per il 2030 a cui ha partecipato anche la presidente della Confederazione, Simonetta Sommaruga.
L'incontro di Berna servira' ora a approfondire un argomento non facile, a studiare soluzioni e possibili modelli . Si parlera' dei diritti delle donne, in primo luogo, ma anche quelli di tutti i diversi, dalle popolazioni indigene ai gay, e della trasparenza nell' organizzazione dei servizi di base che serviranno a combattere la poverta', dalle scuole ai servizi sanitari. dei controlli da parte dei parlamenti e della societa' civile.
Le sfide, d'altra parte, non spaventano International Idea. Da quando e' nata, nel 1995, grazie a un'idea di Bengt Save-Soderbergh, un diplomatico e uomo politico che lavorava, all'epoca, al ministero degli Esteri della Svezia, l'organizzazione ne ha affrontate e vinte molte.
In vent'anni i paesi membri , che al momento della fondazione erano solo 14 , sono saliti a 28, e tra loro ci sono i rappresentanti di democrazie molto diverse come l'India, il Sud Africa e il Cile. Ci sono molti europei, dai paesi nordici alla Spagna e la Germania , ma anche africani, asiatici, nord e sud americani. Il segretario generale e' da circa un anno e mezzo Yves Leterme, l'ex primo ministro del Belgio. La presidenza annuale, invece, viene assegnata a rotazione, su base regionale. L'anno scorso, per esempio, l'ha avuta il Botswana, quest'anno la Svizzera, l'anno prossimo sara' il turno della Mongolia.
Dal 2003, l'organizzazione e' anche entrata di diritto nella grande famiglia all'allargata dell'Onu con lo status di osservatore e nel 2007 ha aperto a New York un ufficio di rappresentanza.
In vent'anni, Idea ha fatto molto, sia sul campo che con un'attivita' continua di ricerche e pubblicizzazione dei suoi temi, con l'aiuto del finanziamento degli stati membri, il cui ammontare e' volontario, di diverse altre organizzazioni pubbliche e private , e la collaborazione di una rete vastissima di esperti.
Gli esempi si sprecano. Quando in Peru' il Fujimori ha lasciato il potere, travolto dagli scandali, Idea si e' messa al lavoro per aiutare a riorganizzare i partiti politici. In Nepal, l'organizzazione ha offerto la sua esperienza per aiutare i nepalesi a scrivere una nuova costituzione dopo che le elezioni del 2008 hanno messo fine a decenni di guerra civile. Perfino nel difficile scenario del Medio Oriente, Idea si e' ricavata un ruolo in Tunisia per aiutare le candidate donne, soprattutto nei piccoli centri, a organizzare e finanziare una campagna elettorale. Adesso, e' la volta di occuparsi di ''accountabilty'', un argomento su cui la Svizzera ha gia' mostrato di aver molto da insegnare.




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