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Guatemala: vince il campione di "La sai l'ultima"?

Jimmy Morales, un attore comico, manager e imprenditore di 46 anni stravince le elezioni presidenziali presentandosi come campione dell'antipolitica “nè ladro né corrotto”. Ma non sembra così candido come vorrebbe sembrare.

Adalberto Belfiore

Lunedi' 26 Ottobre 2015

Le presidenziali in Guatemala le ha vinte a man bassa Jimmy Morales, un attore comico (ma anche manager e imprenditore), con il 69% dei suffragi che ne fanno il presidente più votato nella storia del suo paese, più del vecchio Vinicio Cerezo, il presidente che iniziò il processo di pace negli anni 80.

Un comico al potere allora? Non c'è da stupirsi più di tanto, e nemmeno da alzare con sufficienza il sopracciglio, come fosse uno dei soliti fatti di folklore da repubblica delle banane: la tradizione di personaggi dello spettacolo passati trionfalmente alla politica ha illustri precedenti, come è noto. Ronald Reagan ad esempio, che da attore di pellicole minori diventò il capostipite dell'ortodossia neoliberista ancora oggi dominante. Per non parlare di Silvio Berlusconi, specialista in barzellette al confronto delle quali quelle del neo presidente della repubblica centroamericana sono semplici e caste come una pannocchia di mais. O di Beppe Grillo a cui molti giornali già paragonano il neo presidente guatemalteco visto che si presenta come campione dell'antipolitica.

D'altronde la contendente al ballottaggio era la moglie del presidente uscente, il generale Otto Pérez Molina. Ma più che uscente il generale è entrante (nelle patrie galere), perché arrestato lo scorso settembre, alla fine di uno straordinario movimento popolare di protesta che ha reso possibile l'azione della Fiscalia (Pubblica accusa) appoggiata dalla Commissione internazionale delle Nazioni unite contro l'impunità in Guatemala (CICIG), per l'enorme giro di corruzione e concussione negli uffici doganali noto come caso “La linea”. A dispetto di ciò la sua consorte si presentava come la “Presidente dei poveri” ma si è fermata al 31%. E c'era da scommettere che il corpo elettorale di uno dei paesi più devastati dalla corruzione non avrebbe fatto prevalere un personaggio identificato come una delle esponenti più in vista dell'odiata nomenklatura.

Così Jimmy Morales ha avuto buon gioco con le sue barzellette (chistes in spagnolo) fatte di semplice ironia e larvato moralismo venato di qualunquismo e a volte apertamente razziste, come nel personaggio del negro Black Papaya. Comunque facilmente comprensibili da un pubblico di gente semplice esasperata dalla corruzione dei politici, come è quello dei suoi programmi televisivi, di cui Morales è anche produttore, che da più di quindici anni lo hanno reso un personaggio molto conosciuto ed evidentemente buon interprete dello spirito, o forse della disperazione, di larga parte del suo popolo in questo momento storico.

“Ti amo così tanto che per te attraverserei l'Atlantico a nuoto, passerei il deserto senz'acqua e affronterei l'esercito con un tagliaunghie” dice un ragazzo alla sua bella.
“E mi verrai a trovare stanotte?” le chiede l'innamorata.
“Beh, se non piove verrò” le risponde lui.
Questo più o meno il livello delle sue “Moralejas” dal nome di un popolare programma. Forse non farà ridere, forse sì. Ma il messaggio, spesso riferito direttamente ai politici, è semplice e chiaro. Qui però finisce il folckore, se di folckolre si tratta, e inizia la dura realtà.

Il Guatemala, seppure uscito nel 96 da una guerra civile durata 36 anni che ha causato più di 200.000 vittime e le cui piaghe sono ancora aperte, è un paese esausto, saccheggiato dal malaffare e devastato dalla violenza. Il 54% dei suoi 16 milioni di abitanti (indios per il 65%) vive sotto il livello di povertà. La violenza politica, il narcotraffico e le pandillas (le violentissime bande giovanili) gli danno un saldo di 39 omicidi ogni 100.000 abitanti contro i 6 della media mondiale e i 24 di quella, già altissima, dell'America Centrale (dati Onu), lo Stato è in bancarotta e il sistema politico, dominato dagli oligarchi, non riesce neppure ad approvare la legge di bilancio.

Ma il 46enne comico è la risposta giusta? Qualche dubbio è lecito averlo, innanzitutto osservando che tanto immacolato come vuole presentarsi Morales non sembra essere. Il suo partito, l'FNC, Fronte di convergenza nazionale, come si legge sulle pagine del Centro de medios independientes de Guatemala, è stato fondato da militari in pensione considerati di linea dura, protagonisti del tentativo di sabotare gli accordi con la guerriglia che avrebbero portato alla fine della guerra, e molti dei candidati nelle sue liste sono militari che come è noto sono parte integrante dell'oligarchia. In più, lo stesso Morales si è recentemente lasciato andare a due dichiarazioni inquietanti. Si è detto dubbioso che ci sia stato davvero un genocidio in Guatemala e ha addirittura ventilato la possibilità che il suo paese recuperi il Belize o almeno parte di esso. Come chistes, barzellette, queste ultime non sono male, ma più che a far ridere il neo presidente ora dovrà pensare a tirare fuori il suo paese dal baratro in cui la sua classe dirigente l'ha sprofondato o non avrà, neppure lui, vita facile.



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