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Il dramma delle armi in Usa

Dopo la strage in Oregon Obama sbotta e chiede a tutti di prendersi le proprie responsabilita'

Gianna Pontecorboli

Sabato 3 Ottobre 2015

New York - A dare il senso immediato dell'orrore della strage dell'Umpqua College di Rosenburg, in Oregon, e' stata, ieri, una carrellata di filmati trasmessa dalla CNN. Nella serie, le immagini del presidente Obama, con l'aria sconvolta, a commentare con parole purtroppo sempre simili le innumerevoli sparatorie che hanno amareggiato il suo mandato da quando e' stato eletto nel 2008. Tante storie, tutte uguali e tutte diverse e con un unico comune denominatore, l'incapacita' dell'America a risolvere il suo problema con le armi.

Questa volta, parlando a caldo gia' poche ore dopo la tragedia,Obama ha trovato parole piu' dure di quelle utilizzate nel passato.'' Siamo tutti comunemente responsabili,'' ha detto,''e' una scelta politica quella che facciamo, permettere, regolarmente, che accada''.

Le parole commosse e la rabbia stanno diventando una routine, ha denunciato. '' Possiamo cambiare le cose, ma non posso farlo da solo, senza il Congresso, senza i governatori. Spero di non dover tornare di nuovo qui durante il mio mandato da presidente per fare le condoglianze a tante famiglie, a tante madri. Ma se guardo all'esperienza passata, non posso garantirlo''.

Ieri, almeno apparentemente, la posizione di Obama e' parsa trovare un'eco nelle dichiarazioni di diversi altri politici . ''Dobbiamo prenderci la responsabilita','' hanno promesso all'unisono, mentre dalla Casa Bianca e' arrivata l'indicazione che l'amministrazione potrebbe impegnarsi nei prossimi mesi per rivedere e rivitalizzare tutte le leggi sul controllo delle armi che sono finora state bloccate dalla potente lobby della National Rifle Association e dalle forze politiche , non soltanto repubblicane, che continuano ad appoggiare il diritto costituzionale a possedere un'arma.

Per gli americani, che secondo i sondaggi sarebbero oggi favorevoli all'80 per cento a un restringimento delle leggi sulle armi, non e' rimasta pero' ieri altra alternativa che quella di rivivere una storia gia' vissuta troppe volte. Gli investigatori hanno cominciato a lasciar filtrare maggiori dettagli su Chris Harper Mercer, il responsabile della strage che e' costata la vita a nove studenti del college , oltre alla sua. Secondo gli agenti dell'agenzia federale per il controllo delle armi e del tabacco, Mercer possedeva ben 13 diverse armi da fuoco , sette le teneva nella sua abitazione e sei le aveva portate a scuola.

Nel frattempo, gli esperti di internet hanno cominciato a esaminare tutti i messaggi che il giovane aveva inviato negli ultimi tempi. I testimoni sopravvissuti, ancora sconvolti, hanno raccontato una parte della storia.

''Ha chiesto chi era cristiano e poi li ha separati'', ha spiegato Stacy Boyla, la cui figlia e' stata ferita nell'attacco,''e poi ha detto:''Bene, visto che sei cristiano, vedrai il tuo Dio in un secondo'' e poi ha sparato e li ha uccisi', Agli altri ha sparato anche, ma di solito alle gambe''.

Ieri, le indagini hanno pero' cominciato a rivelare una personalita' anche piu' complessa. Nato a Londra e cresciuto in California, infatti, lo sparatore aveva frequantato una scuola per ragazzi difficili e disadattati. Recentemente, si era trasferito con la madre vicino all'Umpqua Community College, che apparentemente aveva frequentato brevemente per un corso di teatro. I conoscenti lo hanno descritto come un ragazzo tranquillo, poco socievole e sicuramente un nemico feroce della religione organizzata. Secondo alcuni, era vicino al movimento dei suprematisti bianchi.

In un post su internet, per di piu', aveva anche scritto un messaggio inquietante in difesa di Vester Flanagan, l'uomo che ha ucciso in agosto una giornalista televisiva e un cameramen in Virginia durante una trasmissione in diretta. ''Tanta gente come lui e' sola e sconosciuta, ma quando sparge un po' di sangue, tutto il mondo sa chi e''', aveva spiegato.

A un'America sconvolta e inquieta, la tragedia ha comunque lasciato ieri anche un piccolo messaggio di speranza. Sorridente, dal suo letto d'ospedale, Chris Mintz, 30 anni, ha raccontato ieri a un paese che gia' lo considera un eroe la sua battaglia solitaria per chiudere le porte di una classe e tenere lontano Mercer.

''E' corso in libreria e ha suonato l'allarme, poi e' tornato nell'edificio dove si sparava'', ha ricordato una testimone.

anche sul Corriere del Ticino








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