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Il teso incontro al Palazzo di Vetro sulla Siria. Parole dure ma anche qualche apertura

Gianna Pontecorboli

Lunedi' 28 Settembre 2015
Il dramma della Siria in primo piano. E sullo sfondo quelli dell'Ucraina e dei migranti ,il disgelo di Washington con Cuba e quello, piu' problematico, con l'Iran.

Quando ieri mattina il presidente americano Barack Obama, il presidente russo Vladimir Putin e quello iraniano Hassan Rouhani si sono alternati sul podio dell'Assemblea Generale dell'Onu, tutta le tensione di quella che e' probabilmente la piu' complessa e la piu' densa riunione di leader mondiali degli ultimi anni e' apparsa subito evidente. Al tempo stesso, pero', e' apparso chiaro un comune desiderio di risolvere la crisi, insieme alla speranza che le aperture che piu' o meno volontariamente ciascuno di loro e' disposto a fare per trovare una soluzione alla tragedia siriana non influenzeranno soltanto il Medio Oriente .

''Non e' fatta fin che non e' fatta, ma oggi avremo un'idea dopo l'incontro tra Obama e Putin'' , ha detto ieri mattina a Lettera22 Staffan De Mistura, il negoziatore dell'Onu sulla Siria, poco prima dell'arrivo di Obama all'Onu ..Subito dopo, il negoziatore di Ban Ki-moon si e' affrettato a smorzare con una nota di cautela ogni ottimismo prematuro. “ Tante volte ci e' parso di essere vicini a una soluzione... ''.

Alternandosi sul podio, anche i leader hanno lasciato intravedere qualche spiraglio di speranza, Pur senza apparentemente rinunciare, nessuno, alle sue posizioni.

A cominciare e' stato Obama, che non ha lasciato dubbi sul fatto che la soluzione del dramma siriano richiede, a giudizio di Washington, non soltanto un'azione militare contro l'Isis ma anche l'allontanamento di Assad. ''Ricordiamoci come e' cominciata'', ha spiegato il presidente americano,''Assad ha reagito alle proteste pacifiche aumentando repressione e uccisioni e ha creato le premesse per quello che succede ora''.

Subito dopo, pero' e' arrivata una cauta apertura. ''Gli Stati Uniti sono pronti a lavorare con tutti i paesi, compresi la Russia e l'Iran, per risolvere il conflitto'' ,ha aggiunto, ''Il realismo ci dice che un compromesso sara' richiesto per mettere fine ai combattimenti e alla fine eliminare l'Isis . Ma il realismo ci impone anche una transizione negoziata da Assad a un nuovo leader e a un governo inclusivo che riconosca che ci deve essere una fine a questo caos''.

Le parole di Obama, in un certo senso hanno rappresentato una prima risposta alle mosse fatte nei giorni scorsi da Vladimir Putin. ,Proprio domenica, infatti, il governo russo ha annunciato di aver raggiunto un accordo con l'Irak, la Siria e l'Iran per lo scambio di informazioni riservate sullo stato islamico. Putin avrebbe intenzione, secondo le indiscrezioni filtrate da Mosca, di proporre anche la creazione di un '' gruppo di contatto'' simile a quello che ha negoziato l'accordo nucleare con l'Iran e a cui dovrebbero partecipare, oltre agli Stati Uniti, la Russia e l'Iran, anche l'Egitto, l'Arabia Saudita e la Turchia.

Quando ha preso a sua volta la parola, anche il presidente russo si distaccato poco dalle sue posizioni di sostegno a Assad e non ha esitato ad accusare Obama di ''farsi manipolare'' dai ribelli.

''Non collaborare con la Siria'', ha detto,'' e' un errore enorme. E pericoloso dare le armi ai ribelli e giocare con i terroristi'' . Alla Casa Bianca, pero' , il leader russo ha anche proposto la creazione di una grande coalizione internazionale ''come quella che si creo' contro Hitler durante la Seconda Guerra Mondiale.''

Dopo le parole, l'attenzione del mondo diplomatico mondiale si e' concentrata sull'incontro a quattr'occhi tra i due presidenti, il primo dopo due anni di gelo tra i due paesi. Il lungo colloquio e una stretta di mano senza un sorriso non hanno rassicurato per il momento gli osservatori, ma i veri risultati, probabilmente, si vedranno solo nelle prossime settimane.

A confermare la sensazione di un volonta' della Casa Bianca di cercare comunque un accordo con un leader che ha mostrato nelle ultime settimane una decisa volonta di muoversi sia sul fronte militare che su quello diplomatico, tuttavia, sono servite anche le parole che Obama sull'Ucraina.

“L'America riconosce la profonda e complessa storia tra la Russia e l'Ucraina'', ha spiegato il presidente USA , sia pure dopo un duro attacco al comportamento della Russia nella crisi ucraina 'Non abbiamo nessun desiderio di tornare alla Guerra Fredda''.

anche sul Corriere del Ticino




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