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Cibi inquinati: l'America diventa più severa

Una dura condanna per il produttore di pasta di pistacchi colpevole di un'epidemia di salmonella

Gianna Pontecorboli

Venerdi' 25 Settembre 2015

Fino a pochi anni fa, la Peanut Corporation of America di Lynchburg , in Virginia, si definiva pomposamente '' Il miglior produttore di pasta di arachidi del mondo''. Il suo proprietario, Stewart Parnell, era addirittura un consulente del Dipartimento dell'Agricoltura sulla sicurezza delle popolari noccioline americane.

Lunedi mattina, invece , il giudice Louis Sands ha convocato alla Corte federale di Albany, in Georgia, i parenti delle vittime di un'epidemia di salmonella per ascoltare la loro opinione prima di accettare la richiesta degli accusatori e condannare Parnell a finire i suoi giorni in galera. Alla fine , il giudice ha deciso di infliggere una pena a 28 anni di prigione , la piu' severa mai inflitta per un reato che fino a alcuni anni fa era punito normalmente con una multa e al massimo pochi mesi di detenzione.

E l'intera storia ha scosso la coscienza dell'America.

La vicenda e' cominciata sette anni fa, quando 714 persone in quarantasei diversi stati sono rimaste vittime della pericolosa infezione alimentare e oltre 150 hanno dovuto ricorrere alle cure ospedaliere. Nove hanno addirittura perso la vita.

Le epidemie di salmonella, purtroppo, non sono un evento raro negli Stati Uniti. Ancora negli ultimi giorni, alcune centinaia di persone si sono ammalate dopo aver mangiato dei cetrioli inquinati. In passato, pero', i responsabili per la vendita di prodotti alimentari difettosi venivano perseguiti nei tribunali civili e quando erano incriminati penalmente lo erano soltano per reati minori.

Adesso, invece, la Casa Bianca di Barack Obama ha deciso di prendere questo tipo di reati molto piu' sul serio e di difendere con molta piu' energia la sicurezza dei prodotti alimentari che arrivano sui mercati. Nel 2010, il presidente ha fatto approvare in Congresso tutta una nuova e piu' dura normativa.

Cosi' ,quando nel 2008 gli ispettori della Food and Drug Administration hanno tracciato nello stabilimento della PCA in Georgia l'origine dell'epidemia di salmonella, l'inchiesta e' stata approfondita. E le scoperte sono state allarmanti. Nei locali in cui veniva prodotta la pasta di noccioline che era poi rivenduta ai produttori del popolare ''Peanut Butter'' circolavano scarafaggi e topi, e soprattutto il tetto lasciava filtrare l'umidita', creando una situazione sanitaria particolarmente pericolosa. Il peggio, poi, e' arrivato quando gli investigatori hanno scoperto che Stewart Parnell, suo fratello Michael e la responsabile del controllo della qualita' dello stabilimento, Mary Wilkerson conoscevano benissimo la situazione. Di fronte alle analisi sospette, il proprietario dell' azienda non esitava a falsificarle e dava ordini tassativi ai suoi dipendenti di spedire comunque la merce. ''Spedisci, non possiamo perdere un altro cliente'', spiegava.

A settembre del 2014, una giuria popolare ha ritenuto Parnell colpevole di oltre 70 diversi capi d'accusa, dalla cospirazione alla frode, e il compito di emettere la sentenza, dopo aver ascoltato I parenti, e' passato al giudice Sands.

''Spero che il giudice consideri che Stewart Parnell non aveva intenzione di far male a nessuno'', ha sostenuto l'avvocato difensore Ken Hodges'', quel burro di noccioline lo dava da mangiare ai suoi figli''.

Nei confronti di Parnell, invece, i familiari delle vittime sono stati molto severi. ''Ho cercato di perdonare quest'uomo'', ha spiegato Jeff Almer, la cui madre ottantenne e' morta dopo aver mangiato del burro di noccioline nella sua casa di riposo,''ma quello che si merita e' una sentenza dura''.

Il giudice li ha accontentati, ma una parola di cautela, in un dibattito che rischia di durare a lungo, l'ha pero' detto lo stesso avvocato difensore delle vittime, Bill Marler, che da anni si batte per la sicurezza dei prodotti alimentari.

'' Una sentenza pesante, da un punto di vista della giustizia, non mi turba in questo caso'', ha spiegato il legale, ''ma bisogna tracciare una linea per gli altri casi. Qual'e' il limite, 33 morti o solo 3? L'incriminazione criminale ci puo' essere, ma deve essere intelligente e giusta''.

anche sul Corriere del Ticino









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