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NEW ORLEANS RINASCE MA NON PER TUTTI

A dieci anni dall'uragano Katrina, la citta' e' tornata piena di vita. La comunita' nera, pero', stenta ancora a risorgere

Gianna Pontecorboli

Venerdi' 14 Agosto 2015
Da quella terribile notte d’agosto del 2005, quando la furia dell’uragano Katrina distrusse una delle citta’ piu’ care al cuore degli americani, sono passati dieci anni. Adesso, New Orleans e’ di nuovo affollata di turisti, i bar e i locali del suo celebrato Quartiere Francese sono pieni di giovani, le note del jazz risuonano come in passato a ogni angolo di strada. In questi anni, sono stati fatti molti progressi per aggiustare e rinforzare le dighe che proteggono la citta’ e che erano state distrutte dalla furia della natura, molti quartieri sono stati ricostruiti, le aziende e i trasporti pubblici hanno ricominciato a funzionare.

Per celebrare la ricorrenza, tutti i musei , le istituzioni culturali e le autorita’ cittadine si sono mobilitati . La rinascita e’ stata festeggiata con molte parole di ottimismo. Nel Quartiere Francese, dal 22 agosto al 9 gennaio del 2016 saranno in mostra le foto in bianco e nero scattate da David Spielman nei giorni successivi all’uragano. Le immagini dei balconi mancanti e delle giostre divelte sono state anche raccolte in un libro pubblicato dalla citta’, per offrire a tutti un testimonianza visive del passato e del presente .

Eppure, proprio in questi giorni, diverse inchieste e servizi giornalisti hanno mostrato che la ripresa non e’ stata uguale per tutti. Dopo una tragedia che e’ costata, solo in Luisiana, piu’ di 1500 vittime, a pagare il prezzo piu’ alto , infatti, e’ stata proprio quella vibrante comunita’ nera che rendeva New Orleans una citta’ speciale. E con il passare degli anni , i danni non solo non sono diminuiti, ma anzi sono aumentati.

Alcuni fotografi come Seph Lawless, per esempio, hanno documentato lo stato di abbandono di alcuni quartieri , le case, le scuole e le fabbriche in rovina, invase ancora oggi dalle erbacce e qualche volta perfino ancora dall’acqua. In tante delle isolette sparse nel delta del Mississippi,, hanno mostrato, la vita non e’ tornata.

A dare un vero quadro di quello che e’ successo in questi anni sono prima di tutto le statistiche. Prima di Katrina, infatti, la popolazione di colore costituiva il 67 per cento della popolazione totale di New Orleans. Adesso, secondo gli ultimi dati, e’ scesa al 60 per cento. In alcuni quartieri, come per esempio Lower Ninth, i residente si sono dimezzati. Nello scorso decennio, si sono trasferiti altrove circa 10.000 bianchi , ma oltre 100.000 neri . Contemporaneamente, la disparita’ di reddito tra i due gruppi etnici e’ cresciuta del 37 per cento.

‘’I neri costituivano una parte speciale del tessuto urbano di New Orleans,’’ha osservato Ence Mc Conduit –Diggs, presidente della Urban League di New Orleans,’’ ma Katrina ha distrutto il sistema sociale su cui si appoggiava la comunita’’.

A confermare il divario tra chi e’ pronto a festeggiare la rinascita e chi se ne sente escluso e’ stato nei giorni scorsi anche un sondaggio tra i residenti realizzato dalla Kaiser Family Foundation e dalla National Public Radio.

‘’Dal lato positivo, vediamo che la maggior parte dei residenti considera che lo sforzo di ricostruzione vada nella direzione giusta e la percentuale di chi lo pensa e’ cresciuta rispetto ai rilevamenti precedenti . C’e’ un senso di fiducia e di speranza ’’, ha dichiarato alla NPR la direttrice della ricerca Liz Hamel, ‘’ma quando si scava nelle risposte si scopre che l’aumento della fiducia e’ stato diverso tra i differenti gruppi etnici. Le differenze razziali non sono un problema nuovo per New Orleans, ma quello che e’ allarmante e’ quanto le percezioni si siano ora allontanate’’

Nel 2008 , per esempio, la maggioranza dei bianchi e dei neri pensava che New Orleans non fosse piu’ una citta’ adatta per far crescere dei bambini. Ora il 70 per cento dei bianchi, ma solo il 37 per cento dei neri, ha cambiato idea. Per di piu’, la percentuale dei neri che pensano di andarsene appena possibile e’ doppia rispetto a quella dei bianchi.

‘’Avremmo dovuto fare molti piu’ progressi ,’’ si e’ lamentato Charles Brown, un infermiere di colore,‘’ non vedo nessuna ragione di celebrare’’.


Anche sul Corriere del Ticino



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