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LA TANGENTE DI CANBERRA SUI MIGRANTI

L'Australia è accusata di pagare i traghettatori di persone per girare la prua. Il premier si difende ma non smentisce. Verdi e laburisti lo attaccano

Emanuele Giordana

Sabato 13 Giugno 2015

Il premier australiano Tony Abbott, a capo del Partito liberale e uomo dai saldi principi conservatori, non rappresenta un'eccezione sulle chiusure verso i migranti che hanno caratterizzato la politica dell'accoglienza negli ultimi anni. Ma questa volta ha superato se stesso e persino il suo compagno di partito David Leyonhjelm che nel 2013 aveva proposto una “tassa” da 50mila dollari a chi sbarcava in Australia in cerca di rifugio. La notizia è che, secondo la polizia indonesiana, a pagare questa volta siano state invece le autorità australiane che – intercettata una nave di migranti - avrebbero riempito le tasche dei traghettatori per riportare al largo il loro carico umano in cerca di altre sponde. Anziché perseguire i trafficanti – in una parola – li hanno ricompensati per girare la prua e risolvere la questione in mare a aperto. E non una bazzecola, ma qualcosa come 30mila dollari.

Nonostante la patata bollentissima che campeggia sui giornali locali e su quelli indonesiani e, adesso, anche sui media internazionali, il premier australiano si è rifiutato di smentire la notizia che costituirebbe uno dei più gravi precedenti della storia recente della tratta dei migranti. Incalzato dai giornalisti, Abbott ha fatto orecchie da mercante dando la sensazione che il fattaccio non sia solo una speculazione ma un brutto pasticcio che non è forse la prima volta che accade. Alludendo nelle prime interviste a caldo a «strategie creative» per fermare i barconi di cui si è detto «orgoglioso» - e che comunque a suo dire non spetta al premier commentare - Abbott ha aggiunto che: «Quello che facciamo è fermare le barche con le buone o con le cattive, perché questo è quello che dobbiamo fare e questo è quello che abbiamo fatto con successo». In seguito ha mondato dalle dichiarazioni la locuzione «con le buone o con le cattive» ma si è rifiutato di entrare nel dettaglio delle operazioni in mare.

In casa è successo il putiferio: i laburisti hanno sottolineato il precedente pericoloso che coinvolge la Marina mentre i Verdi hanno accusato il governo di collusione con la mafia del traffico. di esseri umani La vicenda infine crea anche un evidente problema nei rapporti internazionali con l'Indonesia, che ha già pubblicamente denunciato sconcerto per l'accaduto attraverso il suo ministero degli Esteri, mentre la stampa locale, che ricorda che la politica di Canberra sui migranti è di chiusura totale, ha reso noto che le autorità di Jakarta hanno aperto un'inchiesta sui fatti di Pulau Roti (isola del pane), la piccola isoletta indonesiana a Sud di Timor (di cui la parte Ovest è sotto Jakarta) dove il barcone della tangente si è arenato dopo aver girato la prua.

I fatti in dettaglio sarebbero andati così: alla fine di maggio il barcone con 65 migranti a bordo provenienti da Bangladesh, Myanmar e Sri Lanka (ora ospitati in un hotel della città di Kupang a Timor Ovest) viene intercettato dalla marina australiana mentre fa rotta verso la Nuova Zelanda. Dal 2013 il governo ha introdotto misure molto restrittive che o internano i migranti in campi su qualche isola del Pacifico o li rispediscono a casa. Ma questa volta nessuna misura di polizia: il capitano e i cinque dell'equipaggio della barca, che sono adesso tutti detenuti a Roti accusati di tratta di esseri umani, sarebbero stati pagati 5mila dollari ognuno per proseguire il viaggio in altra direzione.

La notizia arriva in un momento del tutto particolare della vicenda ormai globale dei migranti: mentre in Italia e in Europa si discute del destino di migliaia di persone, anche nei mari del Sud una nuova emergenza li ha messi sotto i riflettori della cronaca. Si tratta principalmente dei Rohingya del Myanmar (“indocumentati” di religione musulmana vittime di pogrom) o di gente in cerca di lavoro che viene dal Bangladesh. Negli ultimi mesi in migliaia sono arrivati sulle coste di Thailandia, Malaysia e Indonesia (che contrariamente a Canberra li hanno in gran parte accolti) sollevando polemiche e problemi ma anche evidenziando la solidarietà di molti pescatori. Canberra sembrava fuori da queste ultime rotte anche se è sempre una meta desiderata. O, più semplicemente, la scelta di pagare i traghettatori è una pratica che esiste da qualche tempo. Come potrebbe rivelare l'inchiesta delle autorità indonesiane.

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