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Ancora bufera sulla morte di Obl

Dopo la ricostruzione di Seymour Hersh sulla morte di bin Laden escono a raffica “prove” e documenti che lo smentiscono. Ma qualcosa gli dà ragione

Emanuele Giordana

Sabato 23 Maggio 2015

Si chiamava Medical Pattern of Life: Targeting High Value Individual #1 e fu elaborato nel 2010 dalla National Security Agency che lavorava in copia con la Cia alla caccia di bin Laden. Secondo il sito americano “Interceptor” non è chiaro se quel piano, prelevare il Dna dei sospetti attraverso campagne di vaccinazione in Pakistan, sia mai entrato in produzione. Ma certo il progetto – rivelato dai file di Snowden – aggiunge un nuovo capitolo all'oscura morte di Obl avvenuta nel maggio del 2011 e al centro di furiose polemiche da che Seymour Hersh, un vecchio giornalista d'inchiesta, ha pubblicato la sua ricostruzione di quella vicenda su cui l'Amministrazione avrebbe raccontato un mucchio di balle.

Smentito dalla Casa Bianca e addirittura ridicolizzato da molti suoi vecchi colleghi, Hersh per ora sta zitto ma da che è uscito il suo articolo ogni giorno è un colpo di scena. Mercoledi la Cia ha desecretato un centinaio di file sequestrati nel rifugio di Abbottabad dove Obl fu ucciso: file, liste di libri e dossier che però non dicono nulla sul personaggio che già non fosse noto. Ne esce un quadro teoretico scarso (da cui in sostanza emergono gli Usa come unico vero nemico) e un profilo che sembra più buono per la stampa rosa che non per archivisti e ricercatori: schede per associarsi ad Al Qaeda, un compendio di dottrina islamica, libri vari e lettere private. Allettanti per la stampa. Può darsi che il materiale “sensibile” sia rimasto agli 007 ma sorprende che la biblioteca dello sceicco avesse tutta roba facilmente reperibile e piuttosto datata. Nessun dossier del 2011 (bin Laden è morto a maggio) e poco del 2010. Lista incompleta oppure Obl aveva... smesso di aggiornarsi. Anche le riviste sono stagionate (c'è giusto un mensile popolare di scienza del dicembre 2010). Visto che non c'è motivo per non dar conto delle letture recenti, chissà se i film porno – recuperati ad Abbottabad ma non desecretati – non contengano di più: ennesimo segreto buono per sbizzarrirsi e da unire all'afrodisiaco ritrovato nella sua camera.
L'operazione di trasparenza voluta da Obama e dalla Cia finisce così a rendere più sospettosi che sereni e del resto una recente ricostruzione di Frontline (sito di video informazione) taccia come operazione di propaganda il prodotto di chi ebbe davvero accesso ai file segreti: Zero Dark Thirty, il film diretto da Kathryn Bigelow che, spiega Frontline in “Segreti, politica e tortura”, sostiene puntualmente la versione ufficiale tanto da sembrare una esperta e pilotata operazione di immagine che giustificava la tortura grazie alla quale si ottenne l'informazione sul famoso corriere di bin Laden. Mai esistito secondo Hersh.

E in soccorso a Hersh, paradossalmente, arriva un'accusa di plagio della blogger Raelynn Hillhouse che lo accusa di aver copiato un suo vecchio post (lui nega di averlo mai letto) e di non essere affatto originale: lei, nell'agosto 2011, già scriveva che la Casa Bianca aveva costruito una storia falsa sulla morte di Obl, il cui rifugio era stato scoperto grazie a una soffiata; che il Pakistan aveva in custodia bin Laden, che anche Riad sapeva e che gli Usa ricattarono i vertici militari pachistani per ottenere la loro collaborazione. Le similitudini tra i due pezzi sono parecchie. O la fonte è la stessa e ha imbrogliato entrambi oppure la storia – raccontata due volte con qualche differenza – rafforza i sospettosi. D'altro canto anche il generale Durrani, già direttore dei servizi pachistani (Isi) agli inizi degli anni Novanta, aveva detto ad Al Jazeera nel febbraio scorso che era molto probabile non solo che l'Isi sapesse dov'era bin Laden ma che gli avesse dato rifugio.

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