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USA-IL MELTING POT ESISTE GIA'

IN un momento di tensione razziale, una compagnia di biotecnologia rivela a sorpresa che quasi nessuno, negli Stati Uniti, e' davvero di ''razza pura''.

Gianna Pontecorboli

Martedi' 13 Gennaio 2015
Uno dei grandi sogni americani, si sa, e' sempre stato quello di realizzare un autentico ''melting pot'' , un “pentolone'' in grado di amalgamare la popolazione e di superare le tensioni e le incomprensioni che ancora separano troppo spesso i vari gruppi etnici. Adesso , pero' ,uno studio ha inaspettatamente rivelato che il melting pot, in realta', esiste gia' , almeno a livello di genomi, e che nessuno prima d'ora se ne era reso conto.

Da alcuni anni, la 23andMe, una compagnia privata di biotecnologia, offre per meno di 100 dollari alla sua clientela un test genetico completo e, con il tempo, ha messo insieme una mappa accurata dell'intero DNA di circa 800.000 americani. Recentemente , cosi', la societa' ha chiesto a circa 160 mila suoi clienti il permesso di utilizzare i loro dati per una ricerca scientifica che e' stata pubblicata giovedi scorso dall' American Journal of Human Genetics.

I risultati dello studio, che ha coinvolto 148,700 americani che si definivano di discendenza europea, 8,700 latini e 5200 afroamericani, sono stati sorprendenti e hanno rivelato molti aspetti sconosciuti non solo sulla genealogia, ma anche sulla storia della popolazione americana.

Ancora all'inizio del secolo scorso, le varie comunita' vivevano separate, le leggi di alcuni stati definivano ''bianco'' soltanto chi non avesse neppure una goccia di sangue non europeo ,e quella goccia, se c'era, veniva accuratamente nascosta.

Adesso, invece ,i test del DNA sono in grado di rivelare, con relativa semplicita' , le vere origini genealogiche di tutti. Si e' scoperto, cosi'. che non meno di 6 milioni di americani che si definiscono bianchi hanno nel sangue dei geni di origine africana e almeno cinque milioni hanno qualche traccia di antenati che erano nativi americani. La percentuale di chi ha almeno un lontano progenitore di colore, inoltre, sale al 12 per cento tra gli abitanti di alcuni stati del Sud come la Luisiana, dove in passato le unioni interrazziali erano frequenti, ma anche raramente denunciate proprio perche' la legge definiva ''colored'' chiunque avesse anche una goccia di sangue nero.

Altrettanto, d'altra parte, e' vero anche per chi si definisce nero. In media, ha rivelato lo studio, chi si considera oggi afro-mericano ha solo il 73 per cento dei suoi geni tracciabili agli antenati provenienti dall'Africa, mentre il 24 per cento del DNA dei neri e' di origine europea e lo 0,8 per cento ereditato dai nativi americani.

In Oklahoma, dove furono costrette a trasferirsi nel 1830 alcune le tribu' indiane, come gli Cherokee e i Choktaw, che provenivano dal Sud e avevano schiavi neri , il 5 per cento degli afroamericani ha tuttora almeno il 2 per cento del suo genoma ereditato da qualche bisnonno pellerossa.

In Carolina del Sud, uno stato in cui gli schiavi erano molti, un'alta percentuale di bianchi rivela ascendenti di colore ma il DNA dei neri e' , stranamente, piu' dipendente della media dagli antenati africani.

''Sappiamo che I proprietari delle piantagioni a Charleston avevano spesso amanti di colore e e dalle unioni nascevano dei bambini. Dove sono finiti? '' si e' chiesto Claudio Saunt, uno storico dell'Universita' della Georgia che ha collaborato alla ricerca, Molto probabilmente, e' l'ipotesi degli studiosi, I figli di quelle unioni furono tra I primi a trasferirsi al Nord subito dopo la Guerra Civile.

I latini, soprattutto quelli che vivono in Florida o in altri stati del Sud-est, devono ancora il 65 per cento del loro sangue ai progenitori spagnoli e portoghesi, ma il 18 per cento dei loro geni hanno origini nativo-americane e il 6 per cento africane.. La percentuale di sangue indiano, pero' ,sale di molto per chi vive in California o in Texas .

'' I nostri risultati dimostrano che molti individui che hanno antenati africani o nativi americani sono passati nella comunita' bianca e tolgono ogni significato all'uso di etichette che raggruppano le persone in contenitori non comunicanti'', ha spiegato Katarzyna Bryc , la genetista di Harvard che ha diretto la ricerca.

Quei milioni di cittadini di razza mista, che solo pochi mesi fa il National Geographic ha previsto per il futuro dell'America, insomma, ci sono gia'. Solo che nessuno, finora, li aveva visti.

Gianna Pontecorboli




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