Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


Condanna a 5 anni per l'erede Samsung

Trump pronto ad armare Seul e Tokyo

VISITA A HANAWON, DOVE SI RIEDUCANO I NORDCOREANI 24/8/2013

IL SALTO NEL VUOTO DI RHO MOO-HYUN 24/5/09

COREA DEL SUD, LA BRUTTA STORIA DI YONGSAN 15/02/09

LEE MYUNG-BAK, DEMOCRAZIA IN STILE IMPERIALE 15/02/09

COREA DEL SUD:SCIOPERI A CATENA 17/06/08

SEOUL:RIVOLTA CONTRO LA CARNE USA,IL GOVERNO CEDE 11/06/08

COREA DEL SUD, LA VITTORIA AI CONSERVATORI 19/12/07

ELEZIONI LOCALI IN COREA DEL SUD 1/6/06

BASI O RISO? LA TERRA CONTESA DI PYONGTAEK 15/09/05

A GUARDIA DI SEOUL: LE BASI USA A SUD DEL 38° PARALLELO 15/09/05

LA VITTORIA DEI PROGRESSISTI 17/4/04

IN COREA DEL SUD VINCE IL PARTITO DELLA "SUNSHINE POLICY" 20/12

LA VITTORIA DEI PROGRESSISTI 17/4/04

Mentre altrove si premiano vecchi partiti e lobby ammuffite come si compra oro quando si è in cerca di un bene rifugio, i coreani sono andati in evidente controtendenza. Esautorando in parlamento i conservatori che lo dominavano incontrastati

Emanuele Giordana

Sabato 17 Aprile 2004
Se dal gran calderone delle elezioni asiatiche, che nel solo mese di aprile coinvolgono mezzo miliardo di elettori dall’Indonesia all’India passando per lo Sri Lanka, arrivano in genere cattive notizie, la Corea del Sud è una buona eccezione. Mentre altrove si premiano vecchi partiti e lobby ammuffite come si compra oro quando si è in cerca di un bene rifugio, i coreani sono andati in evidente controtendenza. Esautorando in parlamento i conservatori che lo dominavano incontrastati. Non solo. I 36 milioni di aventi diritto, oltre a premiare i progressisiti, oltre ad aver fatto risalire (dal 57 al 60%) la percentuale di affluenza alle urne, hanno anche ribaltato i giochini parlamentari dei conservatori che, sperando di capitalizzare la mossa a fini elettorali, avevano messo sotto impeachment il presidente Roh Moo Hyun, che tornerà adesso a furor di popolo alla guida del paese forse ancor prima che sulla vicenda si esprima la corte costituzionale.
I risultati coreani attribuiscono al neonato partito Ury (che sosteneva Roh) 152 seggi, il che dà alla piccola formazione riformista, in ascesa dopo il voto di mercoledi, una maggioranza fragile ma che la distanzia di oltre 30 seggi dal GNP, il Partito Nazionale che incarna la destra e gli spettri di un ritorno al passato, sottolineato dalla scelta come leader del partito di Park Geun Hye, figlia del vecchio dittatore Park Chung Hee. Contando su un effetto nostalgico che l’elettorato ha ignorato. Fortemente ridimensionato anche il Partito del Millennio, una volta il secondo partito e ora superato persino dal trionfante ingresso del nuovo Partito democratico laburista.
Un mese fa il Gnp, che aveva ancora i numeri, ha fatto il diavolo a quattro contro Roh, accusandolo di avere apertamente sostenuto il partito Ury, che lo appoggiava, venendo meno alla neutralità propria di un capo dello stato. Il procedimento di impeachment ha tenuto banco con situazioni teatrali – scazzottature e lancio di scarpe tra deputati – ma deve aver lasciato freddi gli elettori. L’impeachment è stato usato in questi anni in Asia (dalle Filippine all’Indonesia, a Taiwan) come una clava sempre pronta a regolare, più che la vita delle istituzioni, quella di minoranze parlamentari scontente o di maggioranze disomogenee che aggiustavano così i conti interni. Ma questa volta il giochino non ha funzionato. Rifiutando l’astensionismo e scegliendo di andare a votare progressista, i coreani hanno scelto sia un principio di stabilità (Roh torni alla presidenza) che di innovazione (vediamo se questi riformisti sono dei veri riformatori o no). Se c’erano dubbi sulla maturità della democrazia coreana, la terza potenza economica dell’Asia orientale, le elezioni politiche di questi giorni confortano chi la dà per acquisita.
Il segnale è importante per un continente che sta guardando, in maniera preoccupante, verso le vecchie gerontocrazie burocratiche dei partiti storici con una sorta di poco appetibile “si stava meglio quando si stava peggio”. In Corea forse è presto per dire che si apre una nuova era, che è però il commento di diversi osservatori, ma non è tardi per dire che il segnale è incoraggiante.
Quanto a Roh, è considerato un anti americano, ma osservando il suo comportamento si fa presto a capire che si trattava solo di un argomento di propaganda elettorale. Quel che è vero in quest’uomo è piuttosto che intende mantenere un certo grado di autonomia da un’amministrazione che, non solo in Iraq, tende a far guai. La politica americana coi nordcoreani è stata ondivaga. Coi cinesi resta incerta. Con evidenti oscillazioni tra le posizioni dei falchi e quelle delle colombe. Prendere le distanze o raffreddare gli entusiasmi per l’America di Bush non significa essere anti americani. Significa dimostrare cervello. I sudacoreani sono tra l’altro tra i pochi paesi asiatici che già hanno inviato in Iraq dei militari e che si apprestano a inviarne altri tremila a breve. Soprattutto per questo Dick Cheney era a Seul in questi giorni, dopo essere stato in un Giappone sempre più incerto sulla propria recente scelta militarista.

Uscito su il riformista



Powered by Amisnet.org