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IL NONNO COL ROBOT

Un nuovo studio finanziato dalla National Science Foundation di Washington studiera' come usare i robot per aiutare gli anziani a essere piu' indipendenti

Gianna Pontecorboli

Mercoledi' 17 Dicembre 2014
Il nonno e' stanco e un po' acciaccato, figli e nipoti vivono lontani e sono indaffarati. E' venuto il momento di pensare a lui, magari con un robot.

Nel 2030, gli anziani negli Stati Uniti saranno quasi 72 milioni, il doppio rispetto al 2000. Prendersi cura di loro sara' sempre piu' difficile, soprattutto perche' gli ultrasessantacinquenni saranno piu' numerosi degli adulti in eta' lavorativa e sara' sempre piu' raro trovare chi possa assisterli nei piccoli problemi della vita quotidiana.

Adesso, cosi', il governo federale ha deciso, in collaborazione con l'Universita' della Pennsylvania, di cercare di trovare una soluzione futuristica, ma anche relativamente semplice e economica. La National Science Foundation, infatti, ha finanziato con 800.000 dollari un progetto che durera' fino al 2017 e che coinvolgera' non soltanto il dipartimento di Ingegneria meccanica e applicata dell'Universita, ma anche un compagnia californiana , la Savioke, specializzata nella costruzione di piccoli robot per l'industria alberghiera .

''Vista la scarsita' di opzioni disponibili, un economico robot potra' essere una soluzione piu' che benvenuta per assistere gli anziani nei piccoli compiti quotidiani, come normalmente farebbe una badante'' , ha spiegato il programma del progetto, denominato ''Partnership for Innovation''.

Inizialmente, dovrebbe essere utilizzato un robot gia' esistente, che si chiama ufficialmente SaviOne ma che i clienti di un albergo a Cupertino, in California, a cui serve il caffe' e le bibite in camera, hanno affettuosamente soprannominato '' il maggiordomo robot''.

Le sue mansioni, all'inizio, saranno modeste, andare a prendere un bicchier d'acqua, raccogliere qualcosa che e' caduto per terra, servire i pasti in tavola. Con il tempo, pero', dovrebbe essere lui a rilevare tutti i dati sanitari e a garantire ai medici che il vecchietto e' in buona salute, mangia bene e e' sereno.

“I dati raccolti e come gli anziani li useranno fornira' informazioni utili per stabilire come i robot potranno servire per creare un sistema di monitoraggio sanitario piu' ampio,'' ha spiegato il programma,'' mentre aiuteranno i vecchi nelle loro attivita' quotidiane nei centri per anziani, il sistema avra' modo di conoscere molte cose su di loro''.

Qualcuno, ora , e' pronto a guardare anche piu' lontano.'' Con il tempo,'' ha promesso entusiasta Steve Cousins, amministratore delegato di Savioke,'' i robot personali aiuteranno gli anziani a raggiungere il proprio potenziale, a aumentare la loro forza e a superare le loro debolezze. Stiamo solo cominciando a immaginare le nuove possibilita' che si stanno aprendo''.

In realta', con la sua iniziativa a favore degli ultrasessantenni, la National Science Foundation si e' aggiunta a diversi altri progetti ormai in fase di studio avanzato e che hanno l'ambizione di creare macchine in grado di stabilire un vero e proprio rapporto ''sociale''con gli umani. .

Al Massachussetts Institute of Technology, per esempio ,e' quasi pronto Jibo, un piccolo robot studiato dalla ricercatrice Cynthia Breazeal che e' in grado di leggere le favole ai bambini, scattare fotografie, ricordare un appuntamento e perfino ordinare un pranzo cinese al ristorante sotto casa. Il prodotto finito , per i consumatori, dovrebbe andare in vendita alla fine del 2015, ma i primi modelli, messi in prevendita a luglio al prezzo di 499 dollari, sono andati a ruba.

Al Boston Children's Hospital, invece, e' gia' arrivato Huggable (abbracciabile), un pupazzo robot

per ora controllato dall'esterno, ma che dovrebbe in futuro registrare autonomamente le emozioni dei bimbi malati.

Nel mondo degli esperti, tuttavia, c'e' gia' qualcuno che mette in guardia contro i rischi di un entusiasmo eccessivo. I robot troppo intelligenti faranno diminuire i posti di lavoro. E per di piu' , alcuni test hanno mostrato che puo' essere molto facile, per i malintenzionati, rubare informazioni riservate e manomettere istruzioni.

''Sono preoccupato che l'uso sia appropriato'', ha spiegato Wendell Wallach, professore di Bioetica a Yale,'' Il potenziale per una manipolazione e' molto alto, chi e' responsabile se qualcosa va storto e quali possono essere i danni, intenzionali o meno?''

Anche sul Corriere del Ticino












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