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Lo storico accordo tra Obama e Castro apre la strada per un nuovo dialogo tra i due paesi. E il merito va in gran parte a Papa Francesco

Gianna Pontecorboli

Mercoledi' 17 Dicembre 2014
''Stamattina, Alan Gross ha lasciato Cuba su un aereo diretto verso gli Stati Uniti. Il signor Gross e' stato rilasciato per motivi umanitari dal governo cubano su richiesta degli Stati Uniti''. Con questo piccolo comunicato asettico, rilasciato anonimamente da un funzionario governativo americano, il mondo intero e' stato informato ieri mattina che , dopo un silenzio durato piu' di cinquant'anni, Washington e l'Avana hanno deciso di ricominciare a parlarsi.

Poche ore dopo, ad annunciare la storica notizia contemporaneamente sono stati il presidente Obama, che tra l'altro e' nato proprio nel 1961, l'anno in cui la crisi tra i due paesi e' cominciata, e il presidente cubano Raul Castro. In Vaticano, a rallegrarsi e' stato papa Francesco, che da tempo si adoperava per un ravvicinamento tra i due paesi e che lo scorso marzo aveva parlato a lungo del problema durante la visita di Obama a Roma.

''Metteremo fine a un approccio ormai fuori tempo che non e' servito a far avanzare i nostri interessi '', ha spiegato il presidente americano, parlando dalla Casa Bianca,'' questi cinquan'anni hanno dimostrato che l'isolamento non funziona. Se ci auguriamo un cambiamento delle nostre relazioni con Cuba, dobbiamo cercare di intraprendere una strada diversa. Crediamo anche che una relazione piu' stretta con la popolazione cubana e con il governo di Cuba sia un modo per arrivarci.'' Non diminuiremo neppure per un momento il nostro appoggio per un miglioramento dei diritti umani', ha poi aggiunto.

Le immagini di Alan Gross sorridente e accompagnato dalla moglie al suo arrivo a Washington hanno dato immediatamente il senso del ''nuovo corso''. La sua storia, infatti, era da anni una spina nelle gia' difficili relazioni tra i due paesi. L'uomo, che ha ora 65 anni, era stato infatti arrestato nel 2009 per aver cercato di costruire un accesso a Internet per la piccola e poverissima comunita' ebraica di Cuba sotto l'egida della Us Agency for International Development. Dopo un processo di soli due giorni a porte chiuse era stato condannato nel 2011 a quindici anni di carcere per ''attivita' sovversiva ''.

Da allora, la moglie Judy e diversi esponenti politici americani non avevano cessato di battersi per la sua liberazione. ''Siamo preoccupati per la sua salute e chiediamo nuovamente il suo rilascio'' aveva dichiarato solo pochi giorni fa il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest ,''Il suo rilascio per motivi umanitari rimuoverebbe un ostacolo alla costruzione di relazioni migliori tra gli Stati Uniti e Cuba''.

In realta' l'accordo suggellato da una lunga telefonata personale tra Obama e Raul Castro e' andato assai oltre quanto ci si attendeva..

Insieme a Gross, infatti, e' stato liberato anche un agente segreto americano il cui nome non e' stato rivelato e che era in prigione a Cuba da piu' di vent'anni, mentre gli Stati Uniti hanno a loro volta concesso la liberta' a tre detenuti cubani.

Dopo una trattativa durata oltre un anno e mantenuta sotto un velo di assoluta riservatezza, le mosse verso il disgelo sono state molte e incisive. D'ora in poi, in primo luogo, sara' piu' facile viaggiare tra i due paesi per chi vuole visitare i familiari , intraprendere ricerche professionali e scientifiche , fare attivita' religiose, sportive o culturali. I controlli sugli scambi economici saranno meno stringenti e perfino le banche potranno collaborare nella concessione e nell'utilizzazione delle carte di credito. Altri 53 prigioniri politici segnalati dagli Stati Uniti dovrebbero essere liberati in futuro.

Al segretario di Stato John Kerry, soprattutto, il presidente Obama ha dato l'incarico di fare i primi passi per stabilire normali relazioni diplomatiche tra i due paesi.

Adesso, trasformare uno storico annuncio in una relazione diplomatica normale, anche se talvolta conflittuale, non sara' certo facile per la Casa Bianca. Che i tempi fossero maturi non vi e'dubbio. In Florida, dove la maggioranza degli esuli cubani hanno trovato rifugio dopo la rivoluzione castrista, le organizzazioni economiche e gli studiosi sanno da tempo che la nuova generazione e' pronta ad aprire la porta al dialogo. In questo senso, premono anche da anni gran parte dei paesi dell'America Latina.

Nel mondo politico piu' legato alla vecchia comunita' cubana , tuttavia, l'iniziativa di Obama e' stata criticata gia' ieri mattina con parole molto dure. “”Questo e' l'ultimo capitolo in una serie di tentativi falliti di accontentare a tutti i costi i regimi piu' inaffidabili', ha spiegato il senatore repubblicani della Florida, Marco Rubio.

''Il nuovo corso non sara' senza sfide'', ha ammesso Kerry,''ma non e' basato su un atto di fede, ma sulla convinzione che sia la maniera migliore per portare la liberta' e nuove opportunita' al popolo cubano e di promuovere gli interessi della nostra sicurezza nazionale nelle Americhe''.

Anche sul Corriere del Ticino




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