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CLEVELAND NELLA BUFERA

Un dodicenne con una pistola giocattolo e una citta' inquieta sono l' esempio di quello che turba l'America

Gianna Pontecorboli

Giovedi' 11 Dicembre 2014
A prima vista, Cleveland dovrebbe essere una citta' prospera e tranquilla. Situata non lontano da Chicago, nel ricco Midwest, affacciata sulle rive del lago Erie, dovrebbe essere al riparo sia dalle storiche tensioni razziali del profondo sud degli Stati Uniti che dai problemi economici e sociali delle grandi metropoli come New York.

Eppure, proprio Cleveland e' al centro, in questi giorni, di una storia che illustra forse meglio di ogni altra le ragioni della protesta che scuote l'intera America. La vicenda e' stata raccontata su tutti i giornali americani. Tamir Rice, dodici annni, e' andato a giocare il 22 novembre in un parco vicino a casa. In mano ha una pistola di plastica giocattolo che gli e' stata data da un amico e che sembra proprio vera. La polizia, subito chiamata da qualcuno che lo ha visto, arriva di corsa e prima che il piccolo possa dire una parola gli spara, uccidendolo. E quando la madre e la sorellina si avvicinano , gli agenti bloccano loro la strada , ammanettano la bambina e minacciano di arrestare la donna se non si quieta.

Due giorni fa, in una drammatica conferenza stampa , la mamma del piccolo, Samaria Rice, ha chiesto l'incriminazione del poliziotto e preannunciato una causa civile.

L'agente che ha sparato, si e' scoperto , aveva lavorato fino a due anni fa per la polizia di un sobborgo della citta' ma era stato licenziato dopo che i suoi superiori lo avevano giudicato emozionalmente troppo instabile per sopportare la pressione del suo lavoro. Prima di ingaggiarlo, tuttavia , la polizia di Cliveland non si era preoccupata di esaminare il suo curriculum.

La storia, nella sua brutale assurdita', e' servita a far dare un'occhiata piu' approfondita a quello che accade ogni giorno in una citta' apparentemente tranquilla del Midwest.

Nell'area urbana di Cleveland, si e' cosi' scoperto, gli abitanti sono per il 53 per cento neri e per il 37 per cento bianchi. Nel 2012, secondo i dati dell'FBI, sono stati arrestati 10.000 bianchi, cioe' il 6,5 per cento dei 150.000 residenti bianchi e 34.000 neri, cioe' il 13 per cento della popolazione afro-americana locale, circa 212.000 persone. Sempre nel 2012, gli arrestati di colore rappresentavano il 63 per cento del totale, un anno dopo, nel 2013, e' salita al 74 per cento.

La disparita' diventa ancora piu' evidente quando i crimini sono legati alla droga. Secondo le statistiche della Substance Abuse and Mental Services Administration , il consumo di narcotici e' lo stesso nei due gruppi . Gli afro-americani, tuttavia, sono puniti quasi tre volte di piu' .

Due anni fa, in un caso che ha fatto scalpore, i poliziotti hanno scaricato 157 proiettili contro Timothy Russell e Melissa Williams , una coppia di colore disarmata, dopo che i poliziotti avevano scambiato per spari gli scoppiettii del motore della loro macchina. Proprio pochi giorni prima della morte del piccolo Tamir, una giuria ha riconosciuto alle famiglie un risarcimento di 3 milioni di dollari.

Di fronte a una serie di casi inquietanti e' intervenuto il dipartimento della Giustizia di Washington, che ha esaminato circa 600 casi di sospetta brutalita' della polizia dal 2010 al 2013. I risultati della ricerca, resi noti pochi giorni fa, sono stati severi. La polizia di Cleveland, ha sentenziato il rapporto, ha l'abitudine di usare la forza ''senza ragione e senza necessita'' e i suoi agenti '' si comportano come una forza d'occupazione'' e spesso non sono sufficientemente preparati.

Adesso, il procuratore generale Eric Holder ha deciso di inviare in citta' un osservatore indipendente per sovrintendere alla preparazione delle forze di polizia. Troppo tardi comunque per Joseph Mc Farland, un giovane nero impiegato in una scuola, che e' finito in prigione perche' non aveva i fanalini della bicicletta.

anche sul Corriere del Ticino



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