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Gianna Pontecorboli

Giovedi' 11 Dicembre 2014
'Siete seduti nello Studio Ovale e state parlando con il presidente degli Stati Uniti'' ha spiegato qualche giorno fa Barack Obama parlando con un gruppo di giovani afro-americani che si lamentavano del fatto che le loro proteste non vengono ascoltate. ''Continuero' a occuparmene '', ha poi promesso lunedi durante un lunga intervista concessa alla Black Entertainment Television, una rete molto ascoltata dalla popolazione di colore americana '' Non solo continuero' a occuparmene io, ma spero che lo fara' l'intera societa' . Cerchiamo finalmente di fare dei veri progressi''.

''Quando ho ascoltato i giovani afro-americani che che descrivevano la loro esperienza quando sono stati fermati senza ragione o sospettati ingiustamente, sono stato colpito personalmente . Mi sono venute in mente le mie esperienze di quando avevo 17, 18 0 vent'anni'' ha aggiunto nella sua intervista .

Per un presidente che da quando e' stato eletto ha cercato soprattutto di rispettare la promessa di essere il presidente di tutti e non soltanto della minoranza di colore, si e' trattato di parole in gran parte sorprendenti .

Da quando la crisi e' cominciata a Ferguson, a fine agosto, in realta', Obama ha cercato di assumere un ruolo piu' attivo in una questione, quella appunto razziale, in cui era stato fino ad ora in gran parte assente , si e' aperto piu' spesso che in passato per raccontare le sue esperienze personali, ha cercato di mostrare comprensione nei confronti delle vittime, delle famiglie e anche delle forze di polizia e dei manifestanti.

Sul piano pratico, si e' mosso con il Dipartimento della giustizia e soprattutto con il Procuratore Generale Eric Holder,che e' nero e lascera' presto il suo incarico, per ridurre al minimo i casi in cui le forze dell'ordine federali possono utilizzare i cosidetti ''profili razziali'' e per rendere piu' severi i controlli sul comportamento della polizia.

Di fronte a una crisi che ha provocato in tutti gli Stati Uniti una presa di coscienza collettiva, le mosse caute del presidente sono state, pero', solo l'inizio di una svolta che non si preannuncia ne' semplice ne' rapida.

Dopo la mancata incriminazione del poliziotto di Ferguson colpevole di aver ucciso il giovane e disarmato Michael Brown, seguita poi dallo sdegno per la decisione analoga presa dal gran giuri' di Staten Island, a New York , le manifestazioni di piazza, non si sono quietate. A Berkely, in California, oltre mille manifestanti hanno bloccato lunedi sera l'Interstate 80 al canto ormai familiare di ''Mani in alto, non sparare'' e la polizia ha arrestato piu' di 150 partecipanti, compresi alcuni giornalisti, per aver ostacolato il traffico. Dopo due notti di violenza, durante il week-end, i commercianti della zona hanno cominciato a fare i conti con i negozi devastati e le merci danneggiate.

Martedi sera, decine di dimostranti si sono sdraiati sul pavimento della Grand Central Station a New York in un simbolico ''die in''. Nei giorni precedenti, piazze e ponti sono stati bloccati e ci sono stati molti arresti. Alle manifestazioni si sono uniti moltissimi studenti appartenenti a tutti i gruppi etnici della citta' piu' cosmopolita d'America, molti membri delle organizzazioni in difesa dei diritti civili e tanti cittadini sconvolti dalle immagini della morte inutile di Eric Garner, strangolato di fronte agli occhi di una telecamera dal'agente Daniel Pantaleo per aver tentato di vendere qualche sigaretta di contrabbando .

Di fronte a un movimento di protesta che non accenna a quietarsi con il passare dei giorni, la Casa Bianca le forze politiche e l'opinione pubblica hanno cominciato a interrogarsi sulle ragioni di uno scontento piu' profondo di quanto molti avessero capito. Nei rapporti tra la popolazione nera , la polizia e in generale la giustizia, e' apparso chiaro, qualche cosa e' andato negli ultimi anni per il verso storto e molti vecchi problemi che parevano superati gia' dai tempi delle lotte per i diritti civili sono tornati alla ribalta.

A raccontare almeno una parte della storia sono stati prima di tutto i sondaggi d'opinione. Secondo le rilevazioni della Gallup, per esempio, il 57 per cento della popolazione americana ha fiducia nella polizia. Quando i gruppi etnici vengono suddivisi, pero' il risultato cambia e, se il 61 per cento dei bianchi si sente protetto dalle forze dell'ordine, solo il 57 per cento degli ispanici e il 34 per cento dei neri condivide la fiducia. Se si considerano altri dati, il quadro peggiora ancora. Nei ghetti urbani delle grandi citta', dove vivono un terzo dei neri americani, solo un quarto degli abitanti ha fiducia negli agenti che dovrebbero proteggerlo. Piu' comprensivi, nei confronti di quei poliziotti in divisa, sono in genere i repubblicani e una parte dei democratici bianchi, mentre gran parte dei neri , compresi quelli arruolati nella polizia, sono convinti che l'intero sistema giudiziario li discrimini con arresti piu' facili e pene piu' pesanti quando sono condannati.

Almeno a giudicare dai dati, le scontentezze dei neri nei confronti del sistema non sono certo ingiustificate. '' Il sistema di giustizia criminale e' ancor piu' viziato dalla discriminazione razziale di quanto non fosse ai tempi di Martin Luther King'', si e' lamentato il pastore di Atlanta Raphael Warnock. Secondo le statistiche ufficiali, gli afro-americani costituiscono il 13 per cento della popolazione americana, ma sono il 36 per cento dei detenuti, i prigionieri neri di diciotto e diciannove anni sono nove volte piu' numerosi dei bianchi. Nel 2011, il 3 per cento degli uomini neri ma soltanto lo 0,5 per cento dei bianchi era in prigione.

Addossare tutte le colpe a quei giovani in divisa che hanno scelto di rappresentare la legge , d'altra parte, sarebbe ingiusto e superficiale.

In un paese in cui il possesso delle armi da parte dei privati e' un diritto, la Corte Suprema ha garantito negli anni ottanta agli agenti il diritto di difendere se stessi e la comunita' con un criterio di '' discrezionalita''.

'' Non spariamo perche' ci sentiamo dei giudici e decidiamo che la pena di morte e' adeguata. Anzi, se qualcuno si comporta cosi' non lo vogliamo con noi'', ha spiegato Richard Weinblatt, un ex capo della polizia di Indianapolis che ora insegna in un college locale.

Di fatto, soprattutto nelle zone urbane ad alta criminalita', e' molto spesso quell'agente in divisa a sentirsi il piu' debole. '' Che il poliziotto in divisa si si avvicini a un conflitto con una sensazione di potere e' solo un mito'', ha scritto gia' vent'anni fa il criminologo George Kelling.

Piuttusto , ad aiutarlo, e' un sistema giudiziario, che tende a favorirlo quando rischia un'incriminazione , qualche volta in buona fede, qualche volta per ragioni di interesse politico locale o di antichi pregiudizi. Cambiare, ovviamente, non e' facile. Diversi stati, compresa New York stanno cercando di modificare il sistema di nomina dei giudici istruttori. A Cincinnati, un pastore ha creato un gruppo per favorire il dialogo che tra la popolazione e la polizia che e' gia' diventato un esempio. E Obama ha gia' spiegato che le dimostrazioni, se saranno pacifiche, saranno utili, ma ci vorra' del tempo.

anche sul Corriere del Ticino




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