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Perche' la decisione di una giuria di dodici persone, nove bianchi e tre neri, e' bastata a riportare alla luce tensioni e rabbia che sembravano finiti

Gianna Pontecorboli

Mercoledi' 26 Novembre 2014
Dodici persone, sette uomini e cinque donne, nove bianchi e tre neri, Questa la composizione del Gran Giuri che lunedi notte , dopo tre mesi di lavoro e due giorni di deliberazioni, si e' assunto la responsabilita' di decidere che Darren Wilson, ventottenne poliziotto bianco, non sara' incriminato per la morte di Michael Brown, diciottenne di colore disarmato . E contemporaneamente, ha mostrato a un paese inquieto che, a mezzo secolo di distanza dalle grandi lotte per i diritti civili e mentre alla scrivania dello Studio Ovale della Casa Bianca siede un presidente di colore, molto resta da fare per la pace razziale negli Stati Uniti.
I fatti sono ormai noti. All'inizio di agosto, una videocamera ha ripreso un giovane di colore intento a rubare dei sigari in un tabaccheria di Ferguson, un sobborgo di St.Louis, in Missouri, che ha una popolazione prevalentemente nera. Nell'auto della polizia, subito chiamata, si e' trovato un giovane agente probabilmente insicuro e impulsivo, che ha sparato con eccessiva facilita' a quel ragazzo disarmato da cui si sentiva minacciato. L'incidente, ha messo in luce una situazione di disagio profondo della popolazione locale di colore, che da anni accusa la polizia, che e' per il 90 per cento bianca, di usare la mano pesante con i suoi giovani.
''Se qualcuno avesse il compito di disegnare un sistema di governo regionale destinato sicuramente a produrre conflitto razziale, rabbia e risentimento, potrebbe difficilmente fare meglio della contea di St.Louis'', ha raccontato il giornalista del Missouri Radley Balko.
Alle prime proteste, scoppiate nei giorni successivi all'incidente, la polizia ha usato la mano dura, mentre le autorita' hanno risposto in un modo che e' stato giudicato da molti ambiguo e incerto.
''Quando lo scenario notturno di Ferguson e' diventato caotico'', ha scritto ieri sul Washington Post il commentatore Jonathan Capehart, '' c'erano tre persone che mancavano, il governatore del Missouri Jay Nixon, il sindaco di Ferguson, James Knowles e il capo della polizia Thomas Jackson. Mentre la polizia maltrattava i dimostranti e il mondo intero stava a guardare, questi tre pubblici ufficiali non si sono fatti vedere''.
Adesso, la decisione del Gran Giuri' ha avuto il risultato che molto temevano da mesi.
Quando, poco dopo le otto di sera di lunedi, il procuratore della contea di St.Louis, Robert McColloch l'ha annunciata, i disordini sono scoppiati immediatamente. Malgrado gli inviti alla calma, una folla inferocita ha cominciato a lanciare sassi e bottiglie contro le forze dell'ordine , a incendiare auto e a distruggere e saccheggiare negozi. Una decina di abitazioni sono state distrutte e sono stati uditi dai testimoni molti spari. La polizia, che pure si aspettava la reazione e si era preparata da ore con l'aiuto della guardia nazionale, ha reagito con i gas lacrimogeni e arrestato una sessantina di manifestanti, ma e' riuscita a evitare di rispondere con la forza. Contemporaneamente, la protesta si e' estesa fino a Washington, a Chicago e a molte altre citta'. A New York, una folla indignata si e' radunata a Times Square e si e' poi spinta in una lunga marcia che ha raggiunto i ponti che collegano Manhattan a Brooklyn e Queens.
Il vero processo a quanto e' accaduto e alle sue implicazioni, tuttavia, rischia di cominciare solo adesso. Per arrivare al verdetto, i giurati hanno ascoltato 60 testimoni spesso contradditori, visionato tre differenti autopsie, di cui una ordinata dalla famiglia di Brown, analizzato migliaia di pagine di documenti. Ma il giudizio del pubblico sulla loro decisione e' apparso nei sondaggi polarizzato, I neri da una parte, I bianchi dall'altra.
Se da un lato Barak Obama e il ministro della Giustizia Eric Holder, e dall'altro il padre di Michael Brown hanno invitato alla calma e a una discussione seria sul problema , dall'altro non e' mancato che, gia' ieri, ha cominciato a soffiare sul fuoco.
''Siamo profondamente delusi dal fatto che chi ha ucciso nostro figlio non ne rispondera' alla giustizia'', ha spiegato la famiglia in un comunicato,''sappiamo che molti condividono il nostro dolore e speriamo che indirizzino la loro frustrazione in modo da provocare un cambiamento positivo. Dobbiamo lavorare insieme per migliorare il sistema che ha permesso a tutto questo di succedere''.
L'inchiesta, ha fatto sapere il ministero della Giustizia, continuera' a livello federale.
''Questa decisione e' stata una sconfitta per chi voleva un processo giusto e aperto,'' si e' pero' affrettato a dichiarare il discusso reverendo nero Al Sharpton, che e' volato gia' ieri mattina in Missouri per una conferenza stampa,'' ma Ferguson non e' solo Missouri, abbiamo perso una battaglia, ma la lotta continuera'''.


anche sul Corriere del Ticino



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