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DIMENTICARE MOUSSA

GLI ARABI E L¹11 SETTEMBRE

Paola Caridi

Mercoledi' 11 Settembre 2002
I tamburi di guerra battono troppo forte, da queste parti, perche' si
riescano a sentire le parole spese a ricordare la catastrofe di un anno fa. Bush
jr., d'altro canto, non sembra far molto perche' gli arabi possano avere il giusto
tempo per riflettere su chi e come ha colpito l'11 settembre scorso l'America al
cuore. Troppo impegnato, com'e' da settimane, a cercare alleati per la sua
avventura irachena.

E cosi', le tante parole che si rincorrono in tutto il Medio Oriente in questi
giorni del ricordo non sono per l'America come vittima del terrorismo. Ne' sono
molte le riflessioni su chi, con passaporto arabo, decise di trasformare l'11
settembre nel "giorno dei martiri".

Quasi tutti gli editoriali, i commenti, i forum parlano di come gli Stati Uniti
stiano sbagliando tutto, da queste parti. Nel rapporto con gli arabi, compresi
quelli moderati. Sulla questione israelo-palestinese, del cui fallimento l'opinione
pubblica di questa regione li ritiene responsabili. E sulla rinnovata minaccia di
un intervento contro Saddam Hussein, che tutti considerano un'inaccettabile
ingerenza negli equilibri di un paese.

Poco o nulla su quello che e' successo un anno fa, insomma. Se si esclude
qualche riga di circostanza. e una brillante eccezione, quella del commento di
Ali Salem, scrittore scomodo che vive al Cairo, sulle pagine di Time. La sua
lettera di scuse agli americani (scuse perche' uno dei principali attentatori era un
egiziano) e' un appassionato e lucido ritratto del mondo arabo fatto da un
arabo: un mondo che e' stato per primo vittima dell'integralismo islamico, ben
prima che i kamikaze di Bin Laden si lanciassero contro i simboli dell'America
ricca e potente. E che vive ancora la presenza dell'islamismo in termini culturali e
sociali.

Per il resto, la gente della strada non attende certo di vedere lo scoop
pubblicizzato di Al Jazeera, con le interviste ai due organizzatori degli attentati
dell'11 settembre. E' finita la sete di notizie che nei mesi successivi al disastro di
New York aveva tenuto incollati tutti quanti, dal portinaio al barbiere, agli
schermi della tv del Qatar. Per capire cosa stava stravolgendo il mondo che tutti
noi avevamo conosciuto. E gli scoop di Al Jazeera, arrivati con molto ritardo,
valgono molto meno delle quotidiane notizie dalla Palestina in fiamme, appena
al di la' del confine egiziano. La' dove batte il cuore di tutti e dove si alimenta
quell'antiamericanismo che rende sbiadito il ricordo di migliaia di vittime sotto la
cenere delle Twin Towers.

L'America e' di nuovo l'Amerika. La superpotenza arrogante che aiuta e sostiene
il governo di Sharon. La responsabile di quel sentimento antiarabo e
antimusulmano che viene ritenuto, ormai, il vero lascito dell'11 settembre. La
politica di Bush jr. nella regione, insomma, e' riuscita soltanto a rinfocolare
quell'antiamericanismo su cui e' cresciuto anche lo stesso Bin Laden. E le mosse
di queste settimane non servono ad altro che a fare il deserto attorno a
Washington. Nessuno, anche tra i moderati, e' piu' disposto ad aiutare gli Stati
Uniti. Tanto meno contro Saddam, che tutti ritengono un dittatore ma che
nessuno e' disposto a sacrificare all'altare di Bush jr. Un presidente che, in
queste mesi, e' riuscito a bruciare la brillante eredita' lasciata da suo padre, un
uomo al quale gli arabi avevano guardato, anche dopo la guerra del Golfo, con
benevolenza.



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