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Gianna Pontecorboli

Martedi' 4 Novembre 2014
''Midterm Madness'', , follia delle elezioni di mezzo termine. Cosi' ancor prima della chiusura delle prime urne negli stati della costa Atlantica, la rete televisiva ABC ha titolato il suo servizio. Chiuso a guardare le exit poll e i primi risultati nel suo ufficio del Kentucky, il leader della minoranza repubblicana al senato e probabile leader della nuova maggioranza, Mitch McConnell, non ha potuto probabilmente fare a meno di condividere il giudizio.

Come di consueto, la giornata in cui l'America e' stata chiamata a scegliere 33 senatori, 435 deputati e 36 governatori si e' chiusa con una corsa, quella delle reti televisive impegnate a battere la concorrenza con le proiezioni piu' veloci e piu' accurate.

Con lo spoglio ancora in corso, i primi dati sugli umori degli elettori americani hanno confermato le previsioni piu' facili. Un'America inquieta, che ancora non superato il trauma della crisi economica e della disoccupazione malgrado tutti gli ultimi dati positivi, che ha vissuto con fastidio l'incapacita' della Casa Bianca e del Congresso di trovare un accordo sui temi delle riforme dell'immigrazione e delle tasse , e che per di piu' e' spaventata dalle crisi al di fuori dei confini, dall'Isis all'Ebola, ha punito il presidente in carica.

Al di la' di questo, pero', i primi risultati hanno lasciato ancora molte incognite. Negli ultimi giorni, McConnell ha esibito, come tanti altri repubblicani, il sorriso sicuro di chi si sente la vittoria in mano. Politico stagionato e rispettato, con una lunga esperienza alle spalle, l'attuale leader della minoranza e' in effetti arrivato alle elezioni con pochi dubbi sulla riconferma del suo mandato. La sua possibilita' di sostituire il democratico Harry Reid alla guida del senato, tuttavia, e' rimasta ieri sera appesa a un filo. Il passaggio di mano, infatti, richiede che sei seggi di senatore, attualmente in mano ai democratici, passino all'opposizione repubblicana. In almeno due stati, in Louisiana e in Georgia, tuttavia, e' previsto un ballottaggio se un candidato non raggiunge almeno il 50 per cento dei voti e le due democratiche, l'attuale senatrice Mary Landrieu e Michelle Nunn, che e' la figlia di uno dei politici piu' influenti dello stato, Sam Nunn, hanno fatto valere la loro forza. I ballottaggi, considerati inevitabili da gran parte degli analisti, sono fissati rispettivamente al 6 dicembre e al 6 gennaio. Il responso di un altro degli stati incerti, l'Alaska, arrivera' arrivera' per di piu' con molte ore o forse giorni di ritardo. Per Mitch McConnell, insomma, ci potrebbe essere ancora molto da aspettare prima del responso finale.

L'ampiezza vera della sconfitta democratica, per di piu', sara' evidente solo con il passare dei giorni, quando si comporra' il quadro completo di tante elezioni grandi e piccole, che vanno dal Congresso alle Assemblee degli Stati e dai posti di governatore alle piccole cariche locali . Senza contare, ovviamente, i referendum, che in tre stati hanno proposto agli elettori la legalizzazione della marijuana.

A New York, per esempio, la notte elettorale non ha riservato ansie all'attuale governatore Andrew Cuomo, che ha lasciato poco spazio durante la campagna elettorale al suo rivale Rob Astorino. La vera battaglia, pero' si e' combattuta per il controllo del Senato dello stato, che Cuomo ha cercato di strappare ai repubblicani. In altri stati, come la Florida, il Michigan e il Wisconsin, che hanno votato per Obama nel 2012, gli attuali governatori repubblicani sono stati impegnati per mesi in una battaglia dai risultati molto incerti e una loro sconfitta sarebbe sicuramente destinata a raffreddare le certezze dei repubblicani per il 2016. .

Nelle ultime ore prima della chiusura dei seggi, poi, gli occhi sono rimasti puntati sull'affluenza. Nelle elezioni di mezzo termine, solitamente, votano soprattutto i bianchi e e i piu' anziani. Quest'anno, almeno dai primi dati, la regola si e' confermata, ma Obama ha cercato di puntare l'attenzione sulle donne e i suoi collaboratori non hanno nascosto la speranza di attirare i piu' giovani, soprattutto nei tre stati, l'Alaska, l'Oregon e il distretto di Columbia, che hanno votato referendum sulla marijuana.

anche sul Corriere del Ticino




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