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Ultime ore nervose prima di un'elezione costosa e incerta, che aprira' di fatto la campagna per le presidenziali del 2016

Gianna Pontecorboli

Lunedi' 3 Novembre 2014
Un'elezione costosa, nervosa e combattuta sul filo dell'ultimo voto. Ma forse meno significativa di quanto i guru della politica vorrebbero lasciar credere. Quando oggi gli americani andranno alle urne per eleggere un terzo del Senato, l'intera Camera dei Rappresentanti e parecchi governatori, sul banco degli imputati ci sara' soprattutto Barack Obama, il presidente al minimo dei sondaggi e pesantemente criticato negli ultimi mesi non soltanto dalle destre, ma anche da una parte del suo partito. Le elezioni di mezzo termine, tuttavia, apriranno anche i giochi per una campagna presidenziale del 2016 che potrebbe dimostrarsi, per i repubblicani, meno facile del previsto.

In vista di un'elezione che potrebbe, secondo i sondaggi della vigilia, consegnare il Senato ai repubblicani e aumentare la gia' consistente maggioranza repubblicana alla Camera, il presidente ha preferito giocare sul sicuro, si e' fatto vedere durante la campagna solo negli stati sicuramente a maggioranza democratica , ha fatto appello alle donne e alle minoranze che hanno sempre costituito la base del partito. Negli stati piu' a rischio, Obama ha preferito farsi sostituire da Hillary e Bill Clinton. E ieri, ha deciso di chiudersi alla Casa Bianca e ha lasciato la parola al suo vice. “”Sono sicuro che vinceremo'', ha detto fiducioso Joseph Biden.

Proprio Biden, con la franchezza che lo contraddistingue, ha pero' messo in luce il sottile gioco politico che spesso la propaganda elettorale degli ultimi giorni ha cercato di non far trapelare. ''Francamente'', ha spiegato,''stiamo andando verso il 2016 e i repubblicani devono decidere se sono in controllo o no. Cominceranno a permettere alle cose di succedere? O continueranno a fare l'ostruzionismo? E io penso che sceglieranno di fare le cose''.

In un paese che per tradizione tende a punire durante le elezioni di mezzo termine il partito alla Casa Bianca, molte cose sono rimaste ancora ieri affidate all'imprevedibile. Da un lato, infatti, gran parte del risultato dipendera' dall'affluenza alle urne. Malgrado le scontentezze dei giovani, dei neri e degli ispanici nei confronti di un presidente che ha tradito alcune delle loro speranze, infatti, la massiccia campagna democratica per convincerli a recarsi comunque alle urne potrebbe aver avuto piu' successo del previsto . E inoltre, gli occhi ansiosi dei quartier generali dei due partiti si punteranno questa volta piu' del solito sui risultati di alcuni stati chiave.

Secondo le previsioni della vigilia, per esempio, sembra sicuro che i repubblicani riusciranno a conquistare almeno cinque dei dieci seggi piu' incerti . Ad assicurare al repubblicano Mitch McConnell la posizione strategica di leader della maggioranza al Senato al posto di Harry Reid, tuttavia, sara' probabilmente un piccolo stato rurale, lo Iowa, dove i sondaggi danno perdente un candidato democratico, Bruce Braley, un tempo considerato molto forte e ora distanziato di oltrre sette punti dal repubblicano Joni Ernst.

Le prime indicazioni sicure sull'ampiezza dello scontento nei confronti del presidente giungeranno gia' alla chiusura dei primi seggi, poco dopo le 7 di sera, quando arriveranno i risultati della Carolina del Nord. Nell'importante e popoloso stato della costa atlantica, lo sfidante repubblicano Thom Tillis ha duramente attaccato la sua rivale, Kay Hagan, per i suoi stretti legami con Obama.

''Se Tillis vincera' in Carolina del Nord , i repubblicani potranno prevedere una buona serata'', ha spiegato l'analistya politico Andrew Taylor,'' ma se Hagan vincera' i democratici potranno cominciare a sperare di mantenere la maggioranza al Senato''.

Di fatto, come ha osservato tra le righe Joe Biden, a temere il responso delle urne non sono soltanto i democratici. Se per la Casa Bianca la perdita del controllo del Senato rischia di essere un grosso ostacolo nei prossimi due anni, anche per i repubblicani non mancheranno le sfide Negli ultimi giorni della campagna elettorale, hanno osservato molti analisti politici, il linguaggio dei leader repubblicani e' per esempio cambiato. Gia' si pensa al 2016 e adesso, con le chiavi del Congresso in mano, quasi nessuno promette piu' di cancellare la riforma sanitaria voluta da Obama . E gli esponenti del tea-party, divisivi e poco graditi agli elettori che determinano il risultato delle elezioni presidenziali, si sono fatti vedere poco.

anche sul Corriere del Ticino



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