Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


LA CROCE DELLA DISCORDIA ARRIVA ALLA CORTE SUPREMA

ELEZIONI USA,PERCHE'NESSUNO HA VINTO

LA FLORIDA ESPERIMENTA IL REDDITO DI BASE

USA-IL BLACK FRIDAY NON HA PERSO IL SUO SAPORE

IL SILENZIO DI TRUMP SULLE ARMI

I 100 giorni di Trump e l’ansia dei repubblicani

I SONDAGGI GIUDICANO TRUMP

Trump, si fa presto a dire Impeachment

Dal lavoro luce verde per la Fed

OTTO ESECUZIONI IN DIECI GIORNI 9/3/17

VIOLENZA SESSUALE SOTTO IL TAPPETO NEI CAMPUS USA

DOPO ORLANDO, LA PIAGA AMERICANA DELLE SMALL ARMS

LA LUNGA STRADA DI HILLARY

I CANDIDATI IN CORSA

ALL'ONU SERVE TRASPARENZA

ONU-UN SI PER IL VENEZUELA E UN NO PER LA TURCHIA

L'elezione dei nuovi membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza mostra i limiti di un'istituzione da riformare

Gianna Pontecorboli

Giovedi' 16 Ottobre 2014
Un giro di congratulazioni e strette di mano ha festeggiato giovedi scorso l'elezione dei 5 nuovi membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu per il biennio 2015-2016. Il Venezuela, in rappresentanza dell'America Latina, l'Angola, in rappresentanza dell'Africa e la Malesia, in rappresentanza dell'Asia, sono stati eletti alla prima votazione e senza concorrenza . Tra i tre stati in competizione per I due seggi assegnati ai paesi dell'Europa occidentale e ad alcuni altri, invece, la competizione e' stata piu' dura. La Spagna, alla fine, l'ha spuntata, ma soltanto al terzo ballottaggio e dopo un incerto braccio di ferro con la Turchia, mentre la Nuova Zelanda, che fa parte dello stesso gruppo regionale allargato , ha sostituito senza vere opposizioni l'Australia.
Conclusa nel giro di poche ore, la votazione con cui i 193 paesi che fanno parte dell'Assemblea generale hanno scelto, con la maggioranza dei due terzi dei voti, i paesi che dovranno sedersi attorno al grande tavolo a ferro di cavallo, ha lasciato spazio anche a qualche recriminazione e a qualche polemica .
''La carta delle Nazioni Unite rende chiaro che i candidati al Consiglio di Sicurezza devono contribuire al mantenimento della pace internazionale e della sicurezza e appoggiare gli altri obbiettivi dell'Onu, compresa la promozione del rispetto universale dei diritti umani'', ha commentato secca l'ambasciatrice statunitense all'Onu, Samantha Power, subito dopo l'elezione del Venezuela. ''Sfortunatamente, la condotta del Venezuela all'Onu e' stata contraria allo spirito della Carta e le sue violazioni dei diritti umani sono in contrasto con la lettera della Carta'', ha poi aggiunto.
L'opposizione degli Stati Uniti all'elezione del paese sudamericano era , ovviamente, piu' che attesa. Gia' nel 2006, Washington si era battuta con molta energia ed era riuscita a bloccare l'ingresso nel ''governo dell'Onu'' del paese di Hugo Chavez. Adesso, pero' , il suo successore Nicolas Maduro e' considerato dalla Casa Bianca assai meno pericoloso per gli interessi americani , anche se il Venezuela ha stretti legami politici e economici sia con la Cina che con la Russia e lo stesso Maduro, dal podio dell'Assemblea Generale, ha apertamente lodato il presidente siriano Assad per il suo ruolo nel combattere l'Isis.
Cosi', malgrado le dichiarazioni di Samantha Power, questa volta l'opposizione e' stata molto piu' soffice e la missione americana all'Onu si e' rifiutata, visto che il voto in Assemblea Generale e' segreto, di rivelare la sua posizione. Secondo gran parte degli osservatori, gli Stati Uniti si sarebbero uniti al gruppo degli astenuti.
''C'e' un certo scontento negli Stati Uniti e tra i suoi alleati'', ha osservato Eric Olson, uno studioso del Woodrow Wilson Center di Washington,''ma la possibilita' del Venezuela di bloccare qualsiasi cosa e' limitata. La sua presenza al Consiglio di Sicurezza sara' soprattutto un fastidio''.
Piu' complesso, invece, il caso della Turchia, che ha dovuto cedere il passo alla Spagna. Per il paese di Erdogan, che ha cercato di presentarsi come uno dei paesi chiave nel combattere la crisi dell'Isis e come una potenza regionale importante durante la sua lunga e intensa campagna di promozione della candidatura, la sconfitta e' stata pesante. Alla fine, pero' hanno prevalso le incertezze di molti paesi europei e degli Stati Uniti , e soprattutto le divisioni all'interno dei paesi mediorientali. . ''Alcuni paesi sono forse stati disturbati dalle nostre posizioni di principio,'' ha dichiarato il ministro degli esteri turco, Mevlut Cavasoglu, all'agenzia di stampa Anadolu,''ma non avremmo potuto abbandonare i nostri principi per qualche voto in piu'''.
Adesso, a giochi conclusi almeno per quest'anno, e' rimasto il problema di fondo. In un momento di tensione internazionale e di dubbi, e' apparso chiaro che le prospettive di una riforma a tempi brevi del Consiglio di Sicurezza sono lontane. E con la struttura attuale un seggio non permanente, sia pure con dei poteri limitati, non rappresenta soltanto una posizione di prestigio nell'ambito dell'organizzazione internazionale. Alcune inchieste recenti, per esempio, hanno dimostrato che i vantaggi non sono soltanto politici, ma hanno anche degli aspetti molto concreti. Con gli Stati Uniti in prima fila, infatti, i membri permanenti sono spesso disposti ad aiutare generosamente gli altri paesi seduti attorno al tavolo, soprattutto se si dimostrano disposti a mostrare gratitudine con il loro voto quando serve.



Powered by Amisnet.org