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Il boom petrolifero del Nord Dakota distrugge le coltivazioni e attrae , insieme ai camionisti e ai trivellatori, anche troppi criminali e trafficanti di droga

Gianna Pontecorboli

Mercoledi' 8 Ottobre 2014
In Nord Dakota c'e' una nuova corsa all'oro, questa volta nero, che promette ricchezza agli abitanti di uno stato fino a ieri isolato e marginale. Proprio come negli anni mitici della conquista del West,pero', quello che sembrava un facile bengodi si sta trasformando, per molti, in un autentico incubo.

Da quanto sono stati messi a punto i nuovi sistemi di trivellazione petrolifera ,infatti, la grande piattaforma di Bakken, che si estende fino ai confini del Montana e del Canada, si e' rivelata una fonte inaspettata di risorse energetiche per gli Stati Uniti.

In pochi anni, cosi, le gelide praterie del grande stato del Midwest si sono trasformate. Dove c'erano campi e coltivazioni, adesso c'e' una giungla di piccoli pozzi petroliferi, le autostrade, un tempo tranquille e semideserte, sono affollate di autobotti cariche dell'acqua necessaria per il fracking, il discusso sistema di fratturazione indraulica che serve per estrarre piu' petrolio dalle rocce.

Dal 2008 al 2013, la produzione e' salita da 200.000 a piu' di un milione di barili al giorno e il Nord Dakota e' passato al secondo posto, dopo il Texas, tra gli stati produttori .

''E' un giacimento piu' ricco di quelli dell'Arabia Saudita e degli Emirati Arabi messi insieme'', hanno esultato su Internet le compagnie che promuovono investimenti nella zona.

In un periodo di disoccupazione, il boom non e' passato inosservato. Migliaia di americani alla ricerca di un lavoro ben pagato si sono messi in viaggio, attirati dal miraggio di stipendi da centomila dollari per un posto da camionista o da trivellatore. I paesoni sonnacchiosi, cosi', si sono ripopolati, i prezzi delle abitazioni sono saliti alle stelle, i locali per la vendita di fast food sono spuntati come i funghi. ,

Adesso, pero', cominciano a venire alla luce i lati oscuri della storia.

Far ambientare una massa di nuovi abitanti emarginati, spesso costretti a vivere in squallidi accampamenti per soli uomini, non si e' dimostrato facile. E insieme a loro, sono arrivati anche trafficanti di droga e criminali comuni pronti a sfruttare le opportunita' offerte da un'improvvisa e facile ricchezza.

Tra le vittime della nuova situazione ci sono per prime le tre tribu' indiane Mandan, Hidatsa e Arikara ,che erano state costrette nel 1947, dopo la costruzione di una diga, ad abbandonare i loro terreni e a trasferirsi proprio su quella piattaforma di Bakken dove nessuno voleva vivere. ''Queste le chiamano le Badlands, le terre cattive. Quando siamo arrivati non c'era niente, non cresceva neppure l'erba per far mangiare i cavalli... ma adesso si e' scoperto che ci sono proprio qui enormi riserve di gas e petrolio'',ha raccontato al Washington Post uno dei capi-tribu'. L'oro nero ha cominciato inizialmente a far sperare in un miglioramento delle condizioni di vita. Insieme alle trivelle, il boom ha portato invece alle traquille popolazioni indiane soprattutto alcool e eroina. Secondo i dati dell'ufficio federale per il controllo dello droghe, la criminalita' violenta nella zona e' aumentata del 121 percento dal 2005 al 2011, ha sconvolto la vita delle tribu' e travolto le modeste risorse dei 20 membri della polizia tribale che dovrebbe controllare l'ordine pubblico . ''Non sapevamo che cosa fossero queste cose'', si e' lamentata una poliziotta indiana.

Anche fuori dalla riserve, i problemi non mancano. Per accontentare tutti quegli uomini soli che non hanno niente da fare, il mondo della prostituzione si e' dato da fare e i locali a luci rosse sono aumentati a dismisura. Le donne locali , ormai, hanno paura ad uscire sole di sera. E per loro, i lavori sono ancora scarsi e sottopagati.

Il dramma piu' grosso, infine, e' quello degli agricoltori. Sempre piu' spesso, le acque contaminate del fracking fuoriescono dalle tubature e distruggono le coltivazioni. E ai contadini resta solo la scelta di ospitare una trivella in piu' sulle loro terre.

anche sul Corriere del Ticino







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