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GAZA- DALL'ONU ARRIVA UNA SPERANZA

L'accordo concluso tra Israele e l'Autorita' palestinese con la mediazione del Palazzo di Vetro permettera' di iniziare la ricostruzione

Gianna Pontecorboli

Mercoledi' 17 Settembre 2014
Alla vigilia di un'Assemblea Generale dell'Onu che si preannuncia carica di tensioni e di problemi, l'inviato speciale dell'Onu per il Medio Oriente, Robert Serry, ha offerto uno spiraglio di speranza per la popolazione di Gaza. Parlando di fronte ai 15 membri del Consiglio di Sicurezza e poi con i giornalisti accreditati al Palazzo di Vetro, il diplomatico olandese ha infatti annunciato ufficialmente l'accordo raggiunto con la mediazione delle Nazioni Unite da Israele e dall'Autorita' palestinese per iniziare la ricostruzione dell'enclave. L'accordo, ha spiegato Serry, impegnera' un numero ancora non definito di osservatori internazionali che dovranno garantire ''che i lavori si svolgano alla velocità desiderata, coinvolgendo il settore privato a Gaza e affidando un ruolo di guida all’Autorità nazionale palestinese, fornendo garanzie che i materiali da costruzione non vengano usati per scopi diversi da quello civile”. Un compito chiaramente non da poco e che, come ha puntualizzato l'inviato di Ban-Ki-moon, impegnera' per la prima volta anche il settore privato.
''La situazione a Gaza e' veramente scioccante'', ha osservato.
La guerra nella Striscia di Gaza cominciata l’8 luglio è durata cinquanta giorni e ha lasciato 18.000 case distrutte e 100.000 persone senza un tetto. Secondo la valutazione delle autorità palestinesi, la ricostruzione potrebbe ora costare 7,8 miliardi dollari, due volte e mezzo il prodotto interno lordo di Gaza. Di questa somma, 2,5 miliardi dollari dovranno essere destinati alla ricostruzione delle abitazioni distrutte o danneggiate e 250 milioni di dollari al ripristino degli impianti elettrici.
Adesso, ad accordo concluso, lo stesso Serry e' comunque stato pronto ad indicarne i limiti e le incertezze.
''Arrivare a questo accordo non e' stato senza difficolta'', ha spiegato,'' questo e' un meccanismo temporaneo, che deve essere pronto e funzionante a tempi brevi''. ''La crisi a Gaza non e' finita, e la finestra delle opportunita' per confrontarsi con i bisogni della popolazione e stabilizzare la situazione e' stretta'',ha poi aggiunto.
L'obbiettivo finale, quello di cui si parlera' in un incontro al Cairo finanziato dalla Norvegia il 12 ottobre dovrebbe essere un’intesa più ampia riguardo all’apertura dei confini di Gaza e la fine delle dure limitazioni alle importazioni nel territorio palestinese.
''Il nostro impegno e' di cambiare la dinamica della situazione. L'accordo che abbiamo raggiunto facilitera' i progressi per la ricostruzione di Gaza e contemporaneamente salvaguardera' le esigenze di sicurezza di Israele'' ha osservato.
Di fatto, il compromesso lascera' all'Autorita' palestinese un ruolo di primo piano nello sforzo di ricostruzione, mentre agli osservatori restera' l'impegno di garantire che i materiale non siano, come Israele ha sempre denunciato, usati per costruire i tunnel che minacciano lo stato ebraico. Hamas, da parte sua, non avra', almeno per il momento alcun ruolo e potrebbe decidere di non partecipare all'incontro del Cairo.
Il vero problema. ha comunque lasciato capire Robert Serry e ha indirettamente confermato il segretario generale dell'Onu nella sua conferenza stampa di presentazione della nuova Assemblea Generale, potrebbe essere ora quello di trovare i fondi necessari. La conferenza internazionale che dovrebbe garantirli e' gia' in programma per il mese prossimo, ma diversi possibili finanziatori hanno espresso molte perplessità sul fatto di partecipare al processo. A renderli incerti e' soprattutto la mancanza di un accordo di pace duraturo e l'approfondirsi della frattura ormai evidente tra Hamas e l'Autorita' Palestinese .
Gianna Pontecorboli



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